C’è un ponte ideale, intessuto di scienza e vocazione europea, che unisce oggi la Romagna alla Sicilia. A costruirlo sono stati gli studenti della classe 3^A dell’indirizzo Biotecnologie Sanitarie dell’Istituto “Oriani” di Faenza, protagonisti a fine aprile di un’esperienza scuola-lavoro tutt’altro che ordinaria.
Il progetto “Stem e Lang”
Il progetto “STEM&LANG”, finanziato dal PNRR per la mobilità scientifica e nato dalla visione della professoressa Sara Pignatelli, ha trovato piena realizzazione grazie all’accoglienza siciliana e alla regia della dottoressa Marta Ferrentelli (Europe Direct Trapani), traducendosi in un’immersione in un ecosistema istituzionale e naturale di rara densità.
Il valore aggiunto del progetto non solo è risieduto nei singoli incontri, ma nella loro coerenza: la costa siciliana si è trasformata in un vero e proprio laboratorio dove i ragazzi, trattati come interlocutori preparati, si sono confrontati con professionisti di molteplici settori.
Studenti protagonisti nel monitoraggio della biodiversità marina
Il percorso ha preso le mosse dalla cornice politica comunitaria (progetti Horizon, Shore e ProBlue), illustrata dal Consorzio Universitario di Trapani e da Europe Direct, per poi scendere nel concreto scientifico. Dalla teoria si è passati alla pratica: l’Istituto di Biologia Marina li ha guidati nel monitoraggio della biodiversità, mentre il CNR di Castellammare del Golfo ha approfondito il ruolo della Posidonia oceanica come sofisticato indicatore della salute del mare. Questa dimensione tangibile è culminata all’Area Marina Protetta delle Isole Egadi e al Centro SOS-Tarta, dove i biologi lavorano quotidianamente per la tutela delle tartarughe marine.
Spazio anche alla legalità e al contrasto dei reati ambientali. La dimensione civica del progetto
Un passaggio fondamentale, e meno scontato in questi percorsi, è stato quello dedicato alla legalità. L’Istituto Nautico “Leonardo da Vinci” e la testimonianza del Tenente di Vascello Vito Miceli, Comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Marsala, hanno portato in aula la faccia meno visibile della protezione marina: l’indispensabile nesso tra biologia e contrasto penale ai reati ambientali.
Accanto allo sport e all’etica del mare, vissuti anche sul campo in prima persona grazie a un’uscita in barca a vela e ad una esperienza di canottaggio in coastal rowing organizzate in collaborazione con la Lega Navale e il Polo Mattarella, ha trovato ampio spazio la dimensione civica. A Marsala, l’ITET Garibaldi ha illustrato la propria adozione di una “banquette” di Posidonia, mentre il Centro di Educazione Ambientale Lilibeo ha introdotto strumenti di educazione non formale come la gamification applicata alla biodiversità e al recupero della plastica.
Il rapporto tra comunità ed ambiente
A chiudere il cerchio sul rapporto tra comunità e ambiente sono state le Saline di Trapani e Paceco, gestite dal WWF, e la visita al Museo Civico della Preistoria nella Torre di Ligny di Trapani. Le tappe al sito archeologico di Selinunte e a Palermo hanno infine restituito agli studenti la misura della profonda stratificazione storica e della conseguente responsabilità di tutela che il territorio siciliano richiede.
Gli studenti dell’Oriani sono così tornati a Faenza con competenze ambientali affinate e con una consapevolezza preziosa: la rete di tutela del Mediterraneo è fatta, prima che di istituzioni, di persone. A segnare profondamente questa esperienza è stato infatti il calore dell’accoglienza siciliana. Professionisti, ricercatori e insegnanti hanno condiviso i loro saperi e le difficoltà del loro lavoro senza filtri, con una generosità che è andata ben oltre il ruolo istituzionale, trattando i giovani romagnoli come veri e propri colleghi in un cammino comune. Una lezione umana che, da sola, è valsa l’intero viaggio.














