È polemica sulla chiusura prolungata di via Sant’Orsola, a Faenza. L’arteria, che collega la città alla via Emilia, è interessata da due cantieri: quello legato al completamento dell’Energy Park e quello finalizzato alla realizzazione della pista ciclabile, con annesso ampliamento della carreggiata. È quest’ultimo che ha comportato la chiusura totale di via Sant’Orsola, con traffico interdetto anche a ciclisti e pedoni, da fine gennaio fino a qualche giorno fa, con disagi per residenti e attività economiche.
Il Comune: «Non c’erano alternative»

«La pista ciclabile – dichiara l’amministrazione comunale – è un’opera di compensazione da realizzare nell’ambito dell’urbanizzazione della zona limitrofa al campo da golf. Un progetto deliberato dalla giunta precedente che, nell’ambito della lottizzazione, ha ritenuto importante far realizzare anche una pista ciclabile, visto che si tratta di una strada piuttosto trafficata. La ditta ha l’obbligo di completare quest’opera per avere l’agibilità del lotto e il cantiere è privato». Non è quindi direttamente il Comune a seguire il progetto. «Comprendiamo il disagio dei residenti – aggiungono dall’amministrazione – ma non c’erano alternative. Ora la strada è riaperta, perché i lavori procedono a stralci, ma sarà necessaria una nuova chiusura per completare l’intervento». L’amministrazione ribadisce che gli strumenti per sollecitare la ditta privata a fare determinati interventi o rispettare le tempistiche sono limitati. «Ciò che abbiamo fatto grazie alla collaborazione tra l’Area Lavori Pubblici e la Polizia Locale è stato coordinare l’avanzamento di questo cantiere con quelli di via Firenze e via Canal Grande, per non creare criticità alla viabilità cittadina».
Le accuse di Marchi: «Residenti senza tutele»
Di tutt’altro avviso Giandomenico Marchi, assistente civico, che ha seguito da vicino la vicenda. «Un cantiere che non ha tutelato i residenti – attacca Marchi – costretti ad attraversare la via Emilia per raggiungere il centro città in bicicletta, con rischi per la propria incolumità». Ciò che Marchi contesta è il mancato passaggio per pedoni e ciclisti. «Quello che si domandano i residenti dei 48 civici interessati è perché i lavori non sono iniziati dalla pista ciclabile, realizzando quantomeno un percorso provvisorio». La strada rimane comunale e dunque, secondo Marchi, il Comune non può sottrarsi alle proprie responsabilità. «L’ordinanza, firmata dal comandante della Polizia Locale, affissa sul cantiere, prescrive che il privato garantisca i percorsi per i pedoni. Invece la strada è stata completamente chiusa al traffico, in palese violazione dell’ordinanza. Se chi deve realizzare questi passaggi si rifiuta, è necessario l’intervento della Polizia Locale, per pretendere il rispetto delle regole. Non possono essere i cittadini a sostituirsi».
La diffida e il nodo della sicurezza

Marchi non si è limitato a sopralluoghi e verifiche ma ha diffidato il Comune, nella persona del dirigente del settore Lavori pubblici, a istituire un percorso pedonale e ciclabile protetto lungo via Sant’Orsola, oppure a prendere provvedimenti per consentire l’attraversamento della via Emilia in sicurezza. «Dopo la presentazione della diffida la strada è stata riaperta ma ora – prosegue Marchi – sono apparsi cartelli che, accanto al simbolo di divieto di accesso ai pedoni, indicano che i pedoni possono transitare ma viene declinata ogni responsabilità per danni a oggetti e persone. Un paradosso». Due gli elementi che Marchi ravvisa: l’assenza di controlli sul rispetto delle normative e il rimpallo di responsabilità. «Prima di presentare la diffida ho chiesto agli agenti della Polizia Locale se fossero al corrente della situazione su via Sant’Orsola. Mi hanno risposto che la responsabilità è da attribuire ai Lavori pubblici, sebbene l’ordinanza sia firmata dal loro comandante. Questo e modus operandi – conclude Marchi – non fa bene alla città».
Samuele Bondi














