Alla 100 km del Passatore torna Luigi Pecora, atleta nato in Sicilia e cresciuto a Faenza. Tra lavoro a Cortina e allenamenti complessi, racconta la sua passione per l’ultramaratona, vissuta come sfida personale e ritorno emotivo alla città e al traguardo di fronte ai suoi amici

Il via sabato da Firenze
Sabato 23 maggio andrà in scena la 51ª edizione della 100 km del Passatore, la storica ultramaratona che ogni anno unisce Firenze a Faenza lungo cento chilometri di fatica, emozione e passione sportiva. Saranno 3.500 gli atleti al via, con partenza alle ore 15 da Firenze e arrivo in piazza a Faenza, nel cuore della Romagna. Una gara che è ormai simbolo del podismo italiano, valida anche come Campionato italiano Fidal e capace di richiamare ogni anno migliaia di appassionati e oltre 1.500 debuttanti.
Il viaggio di Luigi Pecora
Tra i protagonisti di questa edizione ci sarà ancora una volta Luigi Pecora, classe 1983, nato a Enna ma cresciuto a Faenza, città che considera da sempre la sua vera casa. Per lui il Passatore non è solo una gara, ma un appuntamento identitario, un ritorno alle origini e alle emozioni più profonde.
«Sono nato a Enna, in Sicilia, ma mi sono trasferito da piccolo a Faenza e mi sento faentino al 100%» racconta. «Faenza è la mia casa, anche se ho cambiato residenza da due anni. Ora vivo per lavoro a Cortina d’Ampezzo, dove sono responsabile in un negozio di scarpe sportive». Un cambiamento importante, che ha inciso anche sulla sua quotidianità e sugli allenamenti.
La vita in montagna, infatti, ha reso più complessa la preparazione atletica. «A Cortina mi trovo molto bene, ma è difficile allenarsi tutto l’anno con la corsa. In inverno c’è troppa neve: da novembre a febbraio non riesco a correre né su strada né sui trail. Per questo mi dedico ad altri sport come sci, snowboard e arrampicata. Sono attività che mi aiutano a mantenere la condizione fisica».
Nonostante le difficoltà logistiche, Pecora ha dimostrato grande capacità di adattamento. «L’anno scorso ho preparato il Passatore in soli 27 giorni, quando normalmente servirebbero almeno sei mesi. Avevo detto che sarebbe stata l’ultima volta, ma poi ho cambiato idea: ci tengo troppo». Il suo rapporto con la cento chilometri nasce nel 2016: «Da allora ho sempre partecipato, tranne le edizioni del 2020 e del 2023, entrambe annullate».
I risultati confermano un percorso di crescita costante. «Nel 2025 sono arrivato quattordicesimo assoluto con il tempo di 8 ore e 14 minuti. L’anno prima era andata ancora meglio: settimo posto, secondo tra i romagnoli, con 7 ore e 38 minuti, che resta il mio personale. Quest’anno l’obiettivo è provare a scendere sotto le otto ore».

Il senso di una corsa
La preparazione, oggi, è finalmente più strutturata. «Ho iniziato ai primi di marzo. Sono soddisfatto del lavoro fatto finora, ma per me la cosa più importante sarà vivere Faenza. Sarà bellissimo trascorrere tutta la settimana prima della gara in città, respirando l’atmosfera del Passatore».
Il legame con la gara va oltre il risultato. La 100 km del Passatore rappresenta anche un passaggio verso obiettivi ancora più impegnativi, come spiega lo stesso Pecora: «È importante anche in preparazione alla Ultra-Trail du Mont-Blanc, la gara di trail running più prestigiosa al mondo, lunga circa 170 km con 10.000 metri di dislivello, in programma a fine agosto».
La passione per le ultradistanze nasce quasi per caso: «Nel 2015 ero in bici e attraversai le strade del Passatore mentre si correva. Affiancai il vincitore Calcaterra mentre correva. Da lì decisi che avrei provato una volta sola questa gara. Poi però non ho più smesso». Una scelta che gli ha portato anche soddisfazioni importanti, come il bronzo al Mondiale master di Berlino nel 2022.
La sua filosofia resta però sempre la stessa. «Io corro per me stesso, per una sfida personale. Non sono mai deluso dai piazzamenti, perché per me conta arrivare al traguardo e divertirmi. La fatica è tanta, ma viene ripagata quando si taglia la linea d’arrivo».
E proprio l’arrivo a Faenza resta il momento più intenso. «Quando si entra in corso Matteotti cambia tutto. La gente, gli amici, il traguardo: in quel momento sparisce la fatica. Ci sono solo emozione e gioia. Non mi è mai capitato di guardare il tempo prima di arrivare sotto lo striscione».














