All’Ospedale di Faenza lo IOR dona un colposcopio da 25mila euro per migliorare la diagnosi precoce dei tumori ginecologici. Lo strumento rafforza screening e prevenzione su circa 100mila donne, permettendo interventi più tempestivi e un miglior follow-up delle pazienti

Diagnosi più precoci

In un momento simbolico che precede il grande weekend della Festa della Mamma, l’Ospedale “degli Infermi” di Faenza rafforza il proprio impegno nella prevenzione oncologica grazie a una nuova donazione. L’Istituto Oncologico Romagnolo (IOR) ha infatti consegnato un colposcopio del valore di circa 25.000 euro, destinato all’Unità Operativa di Prevenzione Oncologica guidata dalla dottoressa Dolores Santini.

Si tratta di uno strumento di ultima generazione pensato per migliorare la capacità di individuare precocemente le lesioni a carico di vulva, vagina e cervice uterina. Grazie a immagini estremamente dettagliate e ingrandite, il colposcopio consente diagnosi più precise, soprattutto nei casi di screening del carcinoma cervicale con risultati alterati, rendendo più tempestivi gli interventi e migliorando la qualità di vita delle pazienti. L’obiettivo è quello di rafforzare un percorso già fondamentale per la sanità pubblica: intercettare la malattia nelle sue fasi iniziali, quando le possibilità di cura sono più elevate e i trattamenti meno invasivi.

Tumori femminili

Le neoplasie ginecologiche rappresentano una delle principali criticità sanitarie per le donne: in Emilia-Romagna si stimano circa 1.500 nuovi casi ogni anno. Si tratta spesso di patologie insidiose, che nelle fasi iniziali possono non manifestare sintomi evidenti o presentarsi in forma vaga, rendendo la diagnosi precoce ancora più strategica.

Tra queste, il tumore ovarico resta quello con la prognosi più complessa, con una sopravvivenza a cinque anni intorno al 43%. Più favorevole invece la situazione del carcinoma della cervice uterina, oggi sempre più intercettato grazie ai programmi di screening e alla diffusione del Pap test e dell’HPV test.

Proprio la prevenzione ha permesso negli anni una riduzione significativa delle diagnosi in fase avanzata, mentre il futuro è legato anche all’impatto della vaccinazione anti-HPV sulle nuove generazioni. In questo contesto, strumenti come il nuovo colposcopio donato allo IOR diventano decisivi per approfondire circa 900 casi annui di donne che necessitano di ulteriori controlli.

Prevenzione condivisa

«La tecnologia oggi ci consente di individuare lesioni sempre più piccole e precoci», ha sottolineato il direttore generale dello IOR, Fabrizio Miserocchi, durante la consegna dello strumento. «Il suo valore non è solo economico, ma soprattutto umano: può fare la differenza per molte donne e famiglie. Il nostro obiettivo è sostenere concretamente i reparti del territorio per garantire la migliore presa in carico possibile». Miserocchi ha poi ricordato il valore della campagna solidale legata alla Festa della Mamma, con oltre 600 volontari impegnati nella distribuzione delle azalee: un gesto che sostiene la ricerca oncologica e contribuisce allo sviluppo di nuove terapie.

Anche la dottoressa Dolores Santini ha evidenziato l’importanza della donazione, che interesserà una popolazione di circa 100.000 donne tra i 25 e i 64 anni. Il nuovo strumento non solo migliorerà la diagnosi precoce, ma sarà utile anche nella formazione e nella gestione delle lesioni di basso grado. Infine, la ginecologa Anna Maria De Nuzzo ha sottolineato come il colposcopio potrà avere un utilizzo più ampio, anche in ambito non oncologico, diventando uno strumento utile per la diagnosi differenziale e per le attività didattiche rivolte ai futuri medici.