Prosegue la nostra rubrica dedicata ai giovani candidati consiglieri alle elezioni comunali di Faenza del 24 e 25 maggio. Mattia Bandini è il più giovane tra i 257 candidati consiglieri, appena 18 anni, ed è candidato nella lista di Fratelli d’Italia a sostegno di Gabriele Padovani.
Intervista a Mattia Bandini
Mattia, raccontaci di te. Chi sei e cosa fai nella vita.
Ho 18 anni e sono faentino. Frequento l’ultimo anno di Ragioneria e, accanto allo studio, lavoro. Sono cresciuto nel mondo parrocchiale, dove ho imparato cosa vuol dire mettersi al servizio degli altri, e sono molto attivo nel sociale. Da sempre ho una forte passione civica. Voglio una Faenza più bella, più vivibile e piena di opportunità reali per i giovani e per tutte le famiglie. Da questa passione sono nati i miei primi impegni concreti: una raccolta firme per tutelare gli studenti e limitare i disagi nel mio quartiere dopo l’apertura di una sala slot; una lettera aperta sulla sicurezza in città, scritta dopo l’aggressione a un quattordicenne; e, più di recente, un questionario per ascoltare davvero i faentini su questo tema — in poche settimane sono arrivate 524 risposte. Studiare, lavorare e impegnarsi per la città non sono cose separate: sono il modo concreto per costruire un futuro migliore.
Sei il candidato più giovane della lista. Cosa ti ha spinto a fare questo passo?
Il fatto di essere il più giovane non è un titolo: è una responsabilità bella e pesante allo stesso tempo. Mi ha spinto la voglia concreta di smettere di guardare da fuori. Ho passato anni a osservare come funziona davvero l’amministrazione, a capire dove si prendono le decisioni che riguardano la vita di tutti. A un certo punto ho capito che aspettare non aveva senso. Questa lista mi ha accolto con uno sguardo autentico verso i giovani: oltre a me è candidato anche Filippo Franchi. Voglio portare in Consiglio la voce di tutti quelli che sognano un futuro più ricco di opportunità nella nostra città.
Cosa significa per te “fare politica”?
Significa svolgere un servizio concreto basato sull’ascolto. Non partire dalle risposte, ma dalle domande giuste. Come disse Paolo VI, “la politica è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune”. È questo il senso più bello del mio impegno: costruire una città dove ognuno si possa sentire a casa, con passione e dedizione, non per ambizione personale.
Cosa non può assolutamente mancare nella Faenza del futuro?
Partirei dalle necessità fondamentali delle persone: sentirsi sicuri nei propri quartieri, avere reali opportunità di crescita, sentirsi parte di una comunità viva. Per arrivare a questo non serve una politica che parla dall’alto: serve una politica che ascolta prima di proporre. Solo attraverso un confronto vero e dal basso si costruisce una città che risponde davvero ai bisogni di chi la vive ogni giorno.
Tre aggettivi per descrivere la tua lista.
Attenta, concreta, determinata.
Quali sono i punti salienti della vostra lista?
I due pilastri principali sono il contrasto al degrado urbano e la sicurezza, intesa nel senso più ampio del termine. Sul degrado: vogliamo una Faenza più pulita, ordinata e curata, dove l’incuria e lo sporco non rovinino i quartieri e il centro storico. Faenza è la capitale mondiale della ceramica (Fajence nel mondo significa ceramica) e merita di essere bella da vivere e da visitare. Sulla sicurezza: lavoriamo su più livelli. Il primo è la sicurezza quotidiana: permettere a tutti, giovani, famiglie e anziani, di vivere la città serenamente, senza paure che limitino la libertà di movimento. Il secondo livello, che sento urgente dopo il 2023, è la sicurezza ambientale e idrogeologica. Faenza è stata una delle città più colpite dall’alluvione: centinaia di famiglie hanno perso tutto. Non possiamo trattare questo tema come un’emergenza passata. Serve una politica seria di prevenzione, manutenzione del territorio e messa in sicurezza, partendo da interventi per rallentare l’acqua fin dalle quote più alte, riducendo l’energia erosiva e prevenendo frane e alluvioni a valle. Perché una città sicura lo deve essere anche rispetto agli eventi climatici estremi che, purtroppo, stanno diventando sempre più frequenti. Questi temi sono al centro del nostro programma perché li abbiamo ascoltati direttamente dai faentini. Il questionario sulla sicurezza — 524 risposte in poche settimane — lo ha confermato: la gente vuole risposte concrete, non promesse.
Cosa porterai di tuo in questa esperienza, e cosa vorresti portare nel ruolo di consigliere?
Porto una passione civica cresciuta sul campo e uno sguardo giovane sulla città. Il mio approccio è semplice: osservo con cura la realtà, ascolto le esigenze reali di famiglie e quartieri, e solo dopo propongo soluzioni concrete. Non al contrario. Come consigliere vorrei essere una voce autentica delle nuove generazioni, non un giovane di facciata, ma qualcuno che porta in Consiglio problemi veri, vissuti in prima persona, con la credibilità di chi li ha incontrati camminando per la città.
Il punto della lista che senti più tuo.
La sicurezza, in tutti i sensi che abbiamo detto. Come giovane faentino che studia, lavora e vive la città ogni giorno, voglio potermi muovere con libertà per le strade del centro come per i quartieri. Ma voglio anche una città che non debba più vivere nell’angoscia che torni l’acqua. Voglio che i ragazzi possano uscire la sera, che le famiglie si sentano tranquille nei parchi, che nessuno debba più spalare il fango dal piano terra di casa sua. La sicurezza non è un tema tra tanti: è la base su cui si costruisce tutto il resto.
I giovani sono davvero staccati dalla politica? Come superare il calo di affluenza?
I ragazzi non sono indifferenti: guardano con distanza un mondo che sembra lontano dai loro problemi quotidiani. Ma questo distacco non è inevitabile: dipende da come si fa politica. Quando si parla di cose concrete e si usano gli strumenti che le persone usano ogni giorno, la risposta arriva. Il questionario sulla sicurezza ne è la prova: 524 persone hanno risposto in pochi giorni, perché sentivano che la loro voce poteva davvero cambiare qualcosa. Per superare la disaffezione serve una politica più semplice, più onesta, più vicina. Ascoltare prima di parlare. Fare proposte che nascono dai problemi reali, non dai programmi scritti a tavolino. Quando le persone si sentono ascoltate, tornano a credere che vale la pena partecipare.
Cosa ti aspetti da questa esperienza?
Mi aspetto di crescere, come persona e come cittadino. Di imparare dal confronto con gli altri candidati e soprattutto dai faentini che incontrerò lungo il percorso. E mi aspetto di portare in Consiglio comunale una voce che finora mancava: quella di un ragazzo di 18 anni che ha a cuore il futuro della città in cui è cresciuto. nIn definitiva, voglio trasformare questo impegno in qualcosa di concreto e misurabile per la mia comunità.














