Dopo un grave incidente nel 1998 e l’amputazione della gamba sinistra, il faentino Gilberto Gatti non ha rinunciato alla sua più grande passione: le moto. Grazie alla collaborazione con Ducati, il Centro Protesi Inail e il Ministero dei Trasporti, la sua battaglia personale è diventata una legge che ha cambiato la vita di tante persone con disabilità motorie. Oggi continua a viaggiare in moto in tutta Europa e a testimoniare la forza della rinascita.
«Il successo non era solo mio: tutte le persone che come me avevano qualcosa di meno, adesso avevano qualcosa di più». È racchiuso in questa frase il senso della lunga battaglia di Gilberto Gatti, 61 anni, faentino, socio dei Winter Bikers Faenza, primo motociclista amputato in Italia – e in Europa – a ottenere la patente speciale per la guida delle moto dopo l’amputazione di una gamba. Una storia di tenacia, tecnologia, amicizie e passione che inizia l’8 novembre 1998, quando un incidente cambia radicalmente la sua vita. Gatti ha 33 anni, lavora come tornitore artigiano insieme a un socio e si ritrova improvvisamente ad affrontare l’amputazione della gamba sinistra al terzo medio superiore. «Sono stati 39 giorni di ospedale e un percorso molto travagliato – racconta – ma ho cercato subito di rimettermi in piedi e tornare alla mia vita».
L’incontro con il Centro Protesi Inail e la svolta Ducati


Il percorso riabilitativo di Gatti passa dal Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio, struttura d’eccellenza internazionale che negli anni successivi diventerà nota anche per aver seguito il campione Alex Zanardi. È qui che la determinazione di Gatti incontra persone decisive. Tra queste il tecnico che lo segue nella realizzazione della protesi e che, quasi per caso, apre una porta inattesa. Durante un viaggio in Giappone del presidente Ducati per ritirare un premio dedicato alle ocarine – il tecnico era uno dei più grandi collezionisti al mondo – emerge il racconto di quel paziente amputato che sogna di tornare in moto. Da lì nasce qualcosa di straordinario. «Conoscere i vertici Ducati, il presidente Federico Minoli e il direttore tecnico Gianluigi Mengoli, per me era come per un bambino entrare in un negozio di giocattoli», ricorda Gatti. La casa motociclistica bolognese decide di raccogliere la sfida. Nasce così il progetto di una moto completamente adattata alle sue esigenze: una Ducati ST4S Abs modificata con freno posteriore manuale, leva del cambio azionata dal piede destro e cavalletto laterale automatico.
La battaglia per cambiare la legge

Alla fine degli anni Novanta, però, esisteva un ostacolo enorme: in Italia una persona con amputazioni agli arti non poteva ottenere la patente speciale A per guidare motocicli. «C’era questo impedimento e mi sono mosso per capire cosa si potesse fare», spiega Gatti. Inizia così un lavoro che coinvolge Ducati, il Centro Protesi Inail, la Federazione Motociclistica e il Ministero dei Trasporti. Tra i protagonisti del progetto ci sono Luciano Negroni, responsabile del reparto prototipi Ducati, Sandro Rubbini per l’omologazione, l’ingegner Massimo Improta del reparto mobilità Inail e Nicola Ortolani. «Sono stati due anni intensissimi – racconta – con prove in pista, prototipi e tantissima burocrazia. Mi sono sentito quasi un pilota professionista». Il percorso porta alla nascita della patente speciale AS, normativa poi recepita anche a livello europeo tra il 2002 e il 2004.
L’esame più difficile della vita

Ottenere la legge, però, non bastava. Gatti doveva ancora dimostrare di poter guidare in sicurezza. «La commissione patente richiedeva la posizione Trendelenburg: stare in equilibrio sulla gamba con la protesi per un determinato tempo. Facile a dirsi, molto meno a farsi». Accanto a lui ci sono fisioterapisti e professionisti del Centro Protesi. In particolare Michela, la fisioterapista che lo accompagna in mesi di allenamenti e preparazione fisica. Poi arriva il giorno decisivo della prova su strada. «Il commissario mi disse: “Se cadi sei bocciato”. E ancora: “La prova durerà 45 minuti invece dei 15 previsti per i normodotati”». Gatti supera l’esame. È il primo amputato in Italia e in Europa a ottenere la patente speciale per motocicli. Una conquista personale che apre una strada nuova per migliaia di persone.
Dalla riabilitazione alla testimonianza

Dopo l’incidente, Gatti torna anche al lavoro come tornitore, professione che continuerà fino alla pensione. Ma soprattutto non smette mai di viaggiare in moto. Ancora oggi percorre chilometri in tutta Europa insieme ai Winter Bikers Faenza, affrontando persino i raduni invernali tedeschi di gennaio. «Andiamo ai Fanntreffen in Germania anche con la neve. Uno dei miei terapisti è venuto con me: ognuno sulla propria moto». Negli anni ha visitato l’Arabia Saudita per assistere alla Dakar, partecipa a gare di regolarità automobilistica e continua a vivere la strada come simbolo di libertà. Parallelamente è diventato un punto di riferimento per chi affronta un percorso simile al suo. Collabora con Inail, partecipa a conferenze, segue i ragazzi che devono conseguire la patente speciale e prende parte a progetti con l’Università di Modena e Reggio Emilia e con l’Università di Bologna – Campus di Rimini. «Oggi faccio il paziente formatore: incontro medici, professionisti e persone che stanno affrontando momenti difficili. Cerco di dimostrare che si può tornare a vivere pienamente». E in fondo, la storia di Gilberto Gatti racconta proprio questo: anche dopo una caduta durissima, si può sempre tornare in sella.
Barbara Fichera














