Il diritto alla casa continua a rappresentare una delle emergenze sociali più pesanti del territorio. Il nuovo Rapporto Povertà e Risorse 2025 della Caritas diocesana racconta storie di precarietà, affitti insostenibili e persone costrette a vivere senza una reale stabilità abitativa.

Nei e mass media il tema della povertà viene spesso trattato con banalità, di solito collegato a eventi di cronaca o a ricorrenze particolari. I poveri non vengono mostrati perché è una parte di quotidianità che non deve essere vista, non ci deve preoccupare se non ci tocca personalmente. Contribuiscono alla tendenza ad anestetizzare alla sofferenza e ai bisogni degli altri.

Leggere il e Rapporto Povertà e Risorse 2025, redatto dalla Caritas diocesana, permette di mettersi nella prospettiva più autentica, partendo dal soggetto principe di questa indagine: gli altri.

Uno dei disagi più concreti che emergono dal Report è l’insicurezza o la mancanza assoluta di un’abitazione, che nega il diritto alla casa. Non si tratta di un bisogno emergente, ma di una situazione che si trascina da anni in una deriva peggiorativa.

Le problematiche legate all’abitazione possono essere accorpate in due macro-aree: la gestione della casa e l’assenza o incertezza di un’abitazione. Entrambe le situazioni possono colpire e destabilizzare chiunque, ma è evidente che «per una persona fragile – si legge nel report – che ha bisogno del sostegno di Caritas, la ricerca di una stabilità abitativa è ancora più complessa».

Affitti alti e stipendi bassi

Nel dettaglio, l’analisi della Caritas considera le due diverse aree di disagio abitativo: il 66% di coloro che si sono rivolti al Centro di ascolto hanno un’abitazione stabile e si tratta, in minima parte, il 4%, di una casa di proprietà, più spesso un’abitazione in affitto da privati, da un ente pubblico o in comodato (rispettivamente 32%, 15% e 4%) o di un posto letto in affitto, da conoscenti o legato al servizio (4%, 6% e 1%).

Per queste famiglie «la casa non è solo la meta agognata a cui giungere dopo una serie di sacrifici – si legge nel report – ma il tesoro da mantenere con mille sforzi, questo anche perché il rapporto affitto/stipendio medio è sproporzionato».

Risulta che il nostro territorio rispecchi le problematiche abitative nazionali, in cui i proprietari preferiscono fare affitti brevi ai turisti, più liberi e remunerativi, portando le persone a cercare un alloggio nella periferia, dove però spesso servizi e trasporti sono carenti.

La seconda macro-area comprende le famiglie che si trovano in una situazione di grave marginalità educativa: il 34% delle persone che si sono affidate alla Caritas sono senza tetto, il 12% sono prive di abitazione, dormono in domicili di fortuna (6%), in macchina (1%) o nei dormitori (1%).

Il 3% sfrutta alloggi temporanei come case protette e housing first, un altro 3% è equamente diviso tra alloggio in edifici inadeguati, case abbandonate e roulotte, mentre l’8% è ospite di conoscenti ma a titolo temporaneo, con la possibilità reale di perdere questa alternativa da un momento all’altro.

Il Report parte dalle persone, le ascolta e ne restituisce un’immagine cruda e reale. Non semplici dati, ma la fotografia di una necessità che assume contorni potenti: «In tutto 69 persone dichiarano di non aver alcun tipo di abitazione, nessun luogo che li faccia sentire “riparati”. Altri 49 invece sono ospiti temporaneamente, quindi sono in una situazione incerta, che può concludersi molto velocemente».

L’incertezza abitativa spesso diventa trasparenza, trovarsi ai margini di una strada come della società, non essere più visti e correre il rischio di smarrire la propria identità e il proprio equilibrio psicologico.

«Le persone in una situazione di vita così estrema mettono a dura prova il proprio equilibrio psicologico ogni momento. Purtroppo corrono il rischio di cercare sollievo dalla durezza della vita che stanno affrontando in ciò che poi diventerà dipendenza e renderà la loro vita ancora più dura, come alcool e sostanze».

In dormitorio ospitati 49 uomini

Il servizio di accoglienza notturna della Caritas, che si rivolge a uomini e donne singoli, in difficoltà e che hanno necessità di un alloggio, quest’anno è stato costantemente utilizzato, soprattutto se si considerano le presenze in seconda accoglienza, luogo in cui vengono ospitate persone con progettualità specifiche, spesso persone con fragilità sanitarie, per cui la permanenza è piuttosto lunga.

I posti disponibili per questo particolare tipo di accoglienza sono sei, le persone ospitate nel 2025 sono state sette.

Inoltre resta sempre alto il numero di presenze in dormitorio, in cui sono stati ospitati 49 uomini: molti letti restano occupati per quasi tutto l’anno. Non si riescono a soddisfare tutte le richieste e si devono fare delle scelte, preferendo persone che hanno già un legame con il territorio, che hanno un progetto di vita che permetta di vedere la fine dell’accoglienza e che hanno altre fragilità particolari.

Proposte innovative

Per queste persone e per le famiglie che spesso sono dietro a queste situazioni, si è creata una rete che comprende anche gli alloggi Acer del territorio, con liste d’attesa importanti e con il 7,42% di famiglie che fatica a pagare l’affitto.

Tra i morosi ci sono molte famiglie fragili, con difficoltà economiche ma anche relative a problemi di salute fisica, mentale e dipendenze. Per molti di loro sono stati attivati piani di rientro.

Un’altra realtà che cerca di sostenere chi cerca una sistemazione è l’agenzia e Casaviva, nata nel 2024, che cerca di far incontrare domanda e offerta esplicitando per entrambe le parti determinati requisiti di tutela reciproca, come i limiti di Isee per il possibile inquilino e la disponibilità del proprietario ad affittare l’alloggio per 3+2 anni, a canone concordato secondo il Comune di riferimento, per poter accedere ai fondi per le manutenzioni fino a 6mila euro e a quello per morosità fino a 4mila euro.

Da aprile 2024 al 1° dicembre 2025 sono stati affittati con successo 20 alloggi.

Debora Fabbri