Un’azione condivisa a difesa dell’agroalimentare italiano, dell’economia locale e dei diritti dei consumatori: è questa la direzione intrapresa dai Comuni del Faentino con l’approvazione di specifiche delibere.

Le delibere dei Comuni del Faentino

I Consigli comunali del Faentino hanno approvato una delibera a sostegno dell’agroalimentare made in Italy, adottando di fatto l’Ordine del giorno promosso da Coldiretti per la modifica del Codice doganale sull’origine dei prodotti agroalimentari. Si tratta di un obiettivo che l’associazione persegue da anni a livello europeo e regionale.

«La nostra richiesta di modifica sostanziale dell’articolo 60 del Regolamento UE 952/2013 (Codice Doganale dell’Unione) – informa Coldiretti Ravenna, che nelle scorse settimane aveva contattato e scritto a tutti i sindaci – ha ottenuto ora l’appoggio, attraverso l’emanazione di apposite delibere, di tutti i Comuni dell’Unione Faentina. Un ulteriore passo in avanti per arrivare all’abolizione di una norma che danneggia enormemente l’agroalimentare italiano e per garantire alla nostra agricoltura e al nostro sistema economico un commercio libero e giusto».

La richiesta di modifica del Codice doganale

Coldiretti, con il sostegno delle istituzioni pubbliche, mira a superare il criterio dell’“ultima trasformazione sostanziale”, una norma che consente spesso di “italianizzare” prodotti e materie prime provenienti dall’estero attraverso minime lavorazioni finali. Secondo l’associazione, questo meccanismo favorisce concorrenza sleale, genera confusione nei consumatori e provoca danni economici alle aziende agricole.

Il sostegno del territorio

«Dopo quelli del Faentino, che ringraziamo – afferma Nicola Dalmonte, presidente di Coldiretti Ravenna molti altri Comuni della provincia stanno procedendo con l’approvazione, a testimonianza della grande attenzione con cui tanti amministratori locali guardano alla tutela del vero made in Italy, della nostra agricoltura e del diritto dei cittadini ad avere cibo buono e sano, dall’origine certa e garantita».

«L’assenso politico delle amministrazioni comunali alla nostra battaglia di civiltà è di vitale importanza per noi – aggiunge il direttore di Coldiretti Ravenna, Assuero Zampini. – Coinvolgerle in questa battaglia incide nella sensibilizzazione alla tutela del nostro patrimonio agroalimentare, rappresentando quindi una ferma condanna all’inganno celato dietro l’ultima trasformazione, che banalmente può essere anche una semplice aggiunta di acqua, così come avviene nella composizione della passata di pomodoro proveniente dalla Cina che, una volta allungata con acqua in Italia, diventa prodotto made in Italy».

Il direttore conclude auspicando di ricevere a breve le restanti delibere da parte di alcuni Comuni del Ravennate e della Bassa Romagna: «È una battaglia che dobbiamo vincere insieme, a difesa del lavoro delle nostre aziende agricole e dei diritti dei consumatori. In questo gli amministratori del territorio, insieme ai cittadini, sono i nostri primi alleati».

I rischi per consumatori e produttori

Per Coldiretti, l’attuale Codice doganale legalizza di fatto un inganno nei confronti dei consumatori, convinti di acquistare prodotti made in Italy che in realtà non lo sono, con conseguenze rilevanti per il sistema produttivo nazionale.

Tra gli esempi citati vi sono le cosce di maiale olandesi o danesi trasformate in prosciutti “italiani”, i petti di pollo provenienti dal Sudamerica semplicemente panati o lavorati in Italia, le mozzarelle prodotte con latte tedesco o polacco, fino alla pasta realizzata con grano canadese trattato con glifosato. Una serie di situazioni che, secondo l’associazione, dimostrano l’urgenza di una revisione normativa a tutela della trasparenza e della qualità.