Pubblichiamo l’editoriale per l’edizione cartacea che sarà in edicola da giovedì 23 aprile. Lo anticipiamo oggi nel giorno in cui tutti ricordano il pontefice che ha cambiato il volto della Chiesa con il suo “Tutti, tutti, tutti”. Il testo dell’editoriale.
La sua assenza si fa sentire. Tutti tutti tutti
Ci manca. Ammettiamolo. Papa Francesco a un anno dalla morte, la sua assenza si fa sentire. Quel Pontefice venuto quasi dalla fine del mondo è stata una ventata di novità per la Chiesa. Non si può non riconoscere. Con quel suo incedere claudicante, sempre con le braccia larghe, l’abbraccio facile e il sorriso stampato sul volto, Bergoglio ha saputo trovare il modo di accorciare le distanze della Chiesa dai cosiddetti ultimi. Nessuno è ultimo, tutti siamo fratelli, anzi Fratelli tutti, come ha voluto titolare una sua enciclica. Tutti tutti tutti, come tuonò alla Gmg di Lisbona.
Quasi una rivoluzione
Ci ha messo anche in difficoltà, papa Francesco. Va aggiunto pure questo. Già con l’esortazione apostolica Evangelii guadium, fece intendere al mondo come si sarebbe caratterizzato il suo pontificato. Non una transizione e neppure una continuazione.
Il suo avvento è stata quasi una rivoluzione. Basta con i principi non negoziabili. Se un valore è tale, lo è senza graduatorie. La Chiesa è la casa di tutti, poveri, ricchi, belli, brutti, simpatici e antipatici, giovani e anziani, bianchi o neri. Gesù Cristo è venuto al mondo ed è morto per ciascuno di noi. Per Zaccheo, il pubblicano, e per Paolo, l’apostolo delle genti, il convertito. Ma anche per Pietro che lo aveva rinnegato. Ci stanno tutti con lui, pure la prostituta: va’ e non peccare più. Dove sono quelli che ti accusavano?
La Misericordia la cifra più alta del pontificato
E poi il figliol prodigo. Chi sono io per giudicare? La Misericordia è la cifra più alta del pontificato di Francesco. Ne fece un libro con il vaticanista Andrea Tornielli, dal titolo che è già un messaggio autorevole: il nome di Dio è Misericordia. Una sferzata per il nostro cristianesimo occidentale ammantato di perbenismo e moralismo. Basta con le categorie vicini e lontani. Dio ama ciascuno di noi di un Amore sconfinato, di quelli con la maiuscola, misericordiando.
Il giudizio finale: ero straniero e mi avete accolto, l’essenza del messaggio cristiano
E poi il vangelo di Matteo, al capitolo 25, il giudizio finale. Il metro con il quale Dio giudicherà ciascuno di noi. Era scritto lì, nei libri che tutti abbiamo in casa. Bergoglio ce lo ha riproposto con una forza potente. “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Senza sconti, senza se e senza ma. Così, sine glossa, come piaceva a Francesco, il Papa che ci ha riportati all’essenza del messaggio cristiano.
Francesco Zanotti














