Un dialogo tra passato e presente per rileggere il patrimonio culturale: è questo il cuore della nuova proposta espositiva che inaugura la stagione del Museo Civico Don Giovanni Verità di Modigliana.

L’evento fa parte della programmazione legata al bicentenario della nascita di Silvestro Lega

Sarà inaugurata domenica 26 aprile, alle 16, la mostra «Epistemologie della memoria. Materia e patrimonio in relazione 1» dell’artista Giorgio Cavina, allestita presso il Museo Civico Don Giovanni Verità di Modigliana.

L’iniziativa si inserisce nell’apertura stagionale del museo e nella programmazione legata al bicentenario della nascita di Silvestro Lega, ed è promossa dall’Amministrazione comunale di Modigliana, che per l’occasione avvia un nuovo format curatoriale concepito specificamente per questo spazio.

Un nuovo format per rileggere il patrimonio

Il progetto nasce con l’obiettivo di interrogare il museo come luogo di conservazione, ricerca e valorizzazione, proponendo una rilettura del patrimonio attraverso il confronto con interventi espositivi contemporanei.

L’approccio intende accompagnare il pubblico verso una riscoperta delle collezioni, attivando un dialogo tra le testimonianze storiche e i linguaggi artistici del presente. L’accostamento tra i materiali esposti — articolati in sezioni tematiche che raccontano la storia e l’identità di Modigliana — e le opere contemporanee mira a evidenziare come passato e presente possano interagire, offrendo nuove chiavi interpretative.

Per questa prima edizione è stato invitato Giorgio Cavina, che attraverso 17 opere instaura un dialogo diretto con una parte della collezione museale, moltiplicando i livelli interpretativi e riaffermando il valore di una pratica museologica fondata sull’interrogazione critica del patrimonio.

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Giorgio Cavina

La memoria come processo vivo

«Epistemologie della memoria. Materia e patrimonio in relazione 1» si configura come una mostra che non si limita a occupare lo spazio museale, ma ne rilegge criticamente i contenuti, spostando l’attenzione dalla semplice esposizione alla costruzione di conoscenza.

Attraverso la materia delle opere di Giorgio Cavina emerge una memoria viva, stratificata e in continua ridefinizione, capace di mettere in relazione ciò che è stato con ciò che può ancora essere pensato. Le opere dialogano con il patrimonio della sezione risorgimentale e archeologica del museo, creando un intreccio tra linguaggi, materiali e temporalità differenti.

Il riferimento alle «epistemologie» introduce una riflessione sui processi attraverso cui la memoria viene prodotta, trasmessa e interpretata: il patrimonio non appare come elemento statico, ma come risultato di pratiche di selezione, conservazione e narrazione. In questo senso, l’intervento dell’artista assume una dimensione critica, aprendo nuove possibilità di lettura della storia.

Le opere in dialogo con le collezioni

Le sculture di Giorgio Cavina, concepite come processi aperti, restituiscono tracce di gesti e azioni sedimentate nella materia. Cemento, ceramica e metalli ossidati diventano strumenti per registrare il tempo, mentre le superfici stratificate instaurano un dialogo visivo e concettuale con il patrimonio esposto.

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In particolare, le opere «Il manifesto rovesciato», «Proclamo», «Bla Bla Bla» e «Stele» dialogano con oggetti e documenti della sala risorgimentale. Il rilievo in cemento, inciso e attraversato da segni che evocano fratture e cicatrici, richiama le divisioni politiche e sociali del periodo preunitario. Le scritte ribaltate, simili al negativo di una matrice tipografica, si confrontano con i documenti esposti, generando un cortocircuito tra memoria storica e interpretazione contemporanea.

Nella camera da letto di Don Giovanni Verità trovano spazio le opere «Senza Titolo (Tensione verticale)» e «Trattenere la memoria», mentre il percorso prosegue nella sezione archeologica, dove le opere dell’artista si confrontano con vasi e manufatti antichi, richiamandone le forme frammentate e i processi di ricomposizione.

Qui il riferimento al kintsugi — tecnica giapponese di restauro — amplifica la metafora della memoria: un gesto che non cancella la frattura, ma la rende visibile, trasformandola in valore. Nella stessa sezione sono presenti anche due opere della serie «Tra ferro e cemento», a sottolineare come il museo possa configurarsi come uno spazio di trasformazione continua.

Il museo come spazio di interpretazione

Nel progetto emerge con forza l’idea del museo come luogo dinamico, capace di rigenerare il proprio patrimonio attraverso nuovi sguardi e interpretazioni. Non un contenitore statico, ma uno spazio in cui la memoria si costruisce e si rinnova nel tempo.

La mostra rappresenta così un invito a leggere il patrimonio in modo attivo, mettendo in relazione storia, arte e contemporaneità in un percorso che valorizza l’identità culturale del territorio e ne amplia le prospettive di comprensione.