Le elezioni del 15 giugno 1975 segnano una cesura profonda nella storia politica faentina. Per la prima volta dalla nascita della Repubblica, e dopo una lunga traversata nel deserto durata quasi trent’anni, il Pci conquista Palazzo Manfredi. Avevamo lasciato Faenza nel ‘56, all’indomani dell’elezione di Elio Assirelli, con una Dc forte di un solido consenso. I mandati guidati da Assirelli hanno accompagnato la città fuori dalle macerie della guerra, proiettandola nella ricostruzione, nell’espansione urbana e nel rafforzamento dei servizi. Tuttavia, col passare degli anni, la forza propulsiva del centrismo si è progressivamente affievolita. Il tentativo di replicare in ambito municipale la formula nazionale del centrosinistra organico, con l’ingresso del Psi in giunta accanto a Pri e Psdi, non ha prodotto l’atteso rilancio. Al contrario, a partire dall’inizio degli anni Settanta, le divergenze tra socialisti e democristiani cominciano a pesare sempre più.
I primi segnali del sorpasso: le provinciali del ’73
I nodi emergono su questioni concrete: la municipalizzazione della distribuzione del gas, la gestione dell’ospedale, le politiche finanziarie che la Dc continua a improntare al pareggio di bilancio, comprimendo gli investimenti proprio mentre la nuova normativa statale si appresta a superare quel paradigma, introducendo trasferimenti ai Comuni basati sulla spesa storica. Già nelle provinciali del ‘73 il segnale è evidente: il PCI sorpassa per la prima volta la DC, con il 37,5% contro il 37%. A ciò si aggiungono i contraccolpi politici del referendum sul divorzio del ‘74, che vedono sconfitti i sostenitori dell’abrogazione anche a Faenza raccogliendo solo il 33,7%.
Tra crisi industriali e malcontento dei cattolici, emerge la figura di Veniero Lombardi

Il quadro è ulteriormente aggravato dalle difficoltà del tessuto economico locale. Le crisi industriali dell’Omsa, della Stafer e della Cisa producono pesanti ricadute occupazionali, solo in parte compensate dall’espansione del cooperativismo agroindustriale. È in questo scenario che l’avvocato democristiano Pietro Baccarini subentra alla guida del Comune, tentando di innovare l’impostazione amministrativa dopo venticinque anni di governo Dc. Elio Assirelli nel frattempo è a Roma, eletto al Senato.
Parallelamente, il Pci locale elabora una proposta di rinnovamento morale, sociale e amministrativo, centrata sui temi dell’occupazione, delle condizioni di vita e della lotta all’eversione fascista. Interprete di questa linea è Veniero Lombardi, classe 1928, dirigente cooperativo, che da oltre quindici anni lavora per aprire i comunisti faentini al dialogo con il mondo cattolico e la contestazione giovanile. Diritti civili, superamento del clericalismo conservatore, lotta alla povertà, attenzione al “terzo mondo” sono i cardini di una strategia pensata per incrinare, in una città tradizionalmente bianca, l’unità politica dei cattolici di cui la Dc aveva beneficiato per tre decenni. A ciò Lombardi può sommare l’autorevolezza derivante dal ruolo di consigliere regionale, ricoperto dal ‘70 a seguito di un’elezione allora inattesa.
Le novità del voto del 1975: ecco alle urne i figli del baby boom
I tempi sono maturi. Anche a Faenza, infatti, si manifesta un dissenso crescente nel mondo giovanile cattolico, critico sia verso le gerarchie ecclesiastiche per le ingerenze nella vita politica, sia verso la Dc locale per la propria azione amministrativa. Il voto del ‘75 fotografa questi mutamenti, in una competizione che presenta anche un’importante novità: per la prima volta si recano alle urne i diciottenni, 2.200 nuovi elettori ed elettrici, grazie all’abbassamento dell’età del voto da 21 a 18 anni. Si tratta delle coorti tra il ’55 e il ’57, i figli del baby boom, giovani che non hanno conosciuto le miserie della guerra ma sono cresciuti nella società del benessere. La campagna elettorale si chiude con un grande comizio comunista in Piazza del Popolo, alla presenza di Nilde Iotti.
I risultati: Pci 40,5%, Dc 35,5%
L’affluenza è ancora una volta straordinaria: 96,3%. Il responso delle urne è netto. Il Pci ottiene il 40,5% dei voti e 17 seggi, la Dc il 35,5% e 15 seggi, il Psi il 12,6% e 5 seggi; seguono Pri (5,1%, 2 seggi) e Psdi (2,7%, 1 seggio). Fuori dal consiglio Msi (2%) e Pli (1,6%). Rispetto a cinque anni prima, comunisti e socialisti crescono rispettivamente del 7 e 4%, mentre la Dc arretra del 2,5%. Il risultato faentino si inserisce in un contesto nazionale che vede un grande avanzamento delle sinistre nelle elezioni regionali e locali. “La vittoria del PCI crea le condizioni per un’amministrazione democratica a Faenza”, titola Il Progresso, organo dei comunisti faentini, all’indomani del voto.
Campagna e città: sostanziale uniformità dal 1946
La geografia elettorale conferma la maggiore forza del Pci nelle campagne, dove raggiunge il 44,6%, superando ampiamente la maggioranza assoluta in numerose frazioni collinari: Rivalta e Marzeno (61,7%), Tebano e Pieve Ponte (60,6%), Sarna (58%) e Santa Lucia (57,3%). La Dc conserva solide roccaforti rurali a Corleto (54,6%), Cassanigo (54%) ed Errano (50,7%), ma risulta complessivamente più forte nel centro storico, dove tocca il 39,9%. Colpisce la continuità degli orientamenti territoriali a trent’anni dal primo voto democratico del 1946, che presentava distribuzioni sorprendentemente simili.
Il nuovo quartiere del Borgo, roccaforte Pci
A cambiare sono invece i nuovi quartieri, frutto dell’inurbamento dalla campagna e dell’immigrazione da fuori Faenza. Se nel ‘56 circa il 40% dei faentini viveva nelle zone rurali, nel ‘75 la quota scende sotto il 30%. Il nuovo quartiere del Borgo (via Cimatti, via De Gasperi, Piazza Bologna) diventa una roccaforte comunista con il 46,8%, così come il Borgotto (46,1%) e la Bassa Italia (46,4%), mentre aggregando le quattro sezioni dell’area popolare di via Dal Pozzo il Pci raggiunge un imponente 49,4%.
Baccarini (Dc) il più votato come preferenze. Ancora poche donne in consiglio: solo due

Il sistema elettorale consente di esprimere fino a quattro preferenze, facoltà utilizzata in misura maggiore dagli elettori Dc anche per misurare il peso delle diverse correnti interne. Il sindaco uscente Baccarini con 2.088 segna un eccellente risultato. Seguono Francesco Bandini, assessore uscente e dirigente Coldiretti (805); Vittorio Berdondini, fanfaniano di Reda (770), e Pier Antonio Rivola (714), esponente dell’area moderata. Tra i comunisti svetta Lombardi con 1.357 preferenze, seguito da figure simbolo del rinnovamento del partito: il delegato sindacale dell’Omsa e consigliere uscente Michele Magnani (482), oltre a personalità di estrazione cattolica come il docente universitario Pietro Albonetti (361) e il medico Vinicio Pompili (350). Il cambiamento, tuttavia, non riguarda il genere: fra le donne saranno elette soltanto Nadia Berdondini (PCI) e Domenica Mammini (DC).
I socialisti appoggiano il Pci: “l’sola bianca della Romagna è scomparsa”
Dai numeri emergono due ipotesi di maggioranza: la prosecuzione del centrosinistra classico, con 23 seggi, o una nuova alleanza PCI-PSI, che ne avrebbe 22. La prima resta solo una possibilità teorica. I socialisti interpretano il voto come “l’epigrafe del modello di governo di centrosinistra egemonizzato da forze moderate” e, nonostante i tentativi di Baccarini di riaprire il dialogo, le persistenti pregiudiziali anticomuniste all’interno della DC spingono definitivamente il Psi a sinistra. Il 3 settembre Il Resto del Carlino annuncia con tono funereo: “L’isola bianca della Romagna è scomparsa: lunedì sera, alla presenza di poco meno di un migliaio di persone, è stato eletto sindaco il comunista Veniero Lombardi”.
Andrea Piazza
In foto di copertina: riunione di Giunta comunale, 1975. Al centro il sindaco Veniero Lombardi, a sinistra il vicesindaco Giorgio Boscherini. Verbalizza il segretario comunale Alteo Dolcini.
Per saperne di più
Pietro Baccarini, Il tramonto della Democrazia Cristiana. Faenza: 1975-2005. Tra storia e cronaca, Faenza, EDIT Faenza, 2009;
Gabriele Albonetti, L’acqua e le rose. Storia di Veniero Lombardi sindaco di Faenza… e un po’ anche di noi, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2017.














