Tre giorni di lavori per il convegno nazionale della Federazione dei settimanali cattolici, organizzato da “Vita Trentina” nel centenario della fondazione. Al centro il racconto degli effetti del cambiamento climatico sui territori, a partire dall’alluvione del 2023 in Romagna.
Il racconto dei settimanali diocesani
I settimanali diocesani di fronte al racconto del cambiamento climatico. Come, con quali parole e perché raccontarlo. Su questo si sono confrontati nei giorni scorsi giornalisti di tutt’Italia partecipanti al convegno nazionale Fisc “Pianeta in prima pagina. Cronisti del clima”, il primo organizzato dopo 11 anni dalla Federazione, che si è svolto a Trento in occasione del 100esimo compleanno del settimanale diocesano “Vita Trentina”.
Un fenomeno, quello del cambiamento climatico che per i giornali diocesani non è solo teoria. L’alluvione in Romagna e Toscana, lo scioglimento dei ghiacciai, il bradisismo dei Campli Flegrei a Napoli: gli effetti concreti del clima si sono imposti sulle prime pagine dei nostri giornali. E i direttori di alcuni dei settimanali Fisc hanno raccontato come hanno affrontato il tema, a dieci anni dall’enciclica Laudato sì.
L’alluvione? “Noi non aspettiamo l’Ansa”
Il nostro settimanale, con la voce del direttore, Francesco Zanotti, ha raccontato l’alluvione in Romagna con una parola che è la cifra del nostro lavoro in quei giorni, e non solo: “restare“. Una parola che anche don Doriano de Luca, direttore dei Nuova stagione di Napoli aveva usato per parlare del fenomeno del bradisismo ai campi Flegrei.
“Sono state censite 81mila frane, paesi isolati. Sono venuti giù boschi interi. I volontari in Romagna durante l’alluvione sono stati diecimila – ha detto Zanotti, facendo scorrere le foto e immagini che ha racconto in quei giorni -. Come settimanale diocesano abbiamo dato voce al territorio. Siamo andati a raccontare le storie di chi è rimasto abbandonato. Abbiamo dato voce a quell’Italia ‘minore’ che non trova spazio sui grandi mezzi di comunicazione. Credo che questo sia nel nostro Dna di settimanale diocesano”.
“Ma l’ha scritto l’Ansa?”, si è sentito rispondere Zanotti quando ha proposto a media nazionali di raccontare un’alluvione in corso. E infatti sui grandi network la notizia è iniziata a girare solo quando è stata ripresa da Rai e grandi agenzie. Mentre le frane nemmeno nei giorni successivi.
A raccontare l’alluvione di Firenze del 1966 al convegno Fisc è stato Riccardo Bigi di “Toscana Oggi”. “L’alluvione del novembre 1966, dove morirono 35 persone e migliaia furono gli sfollati, è forse stata la prima catastrofe raccontata capillarmente dai media del tempo – ricorda Bigi –. Marcello Giannini, giornalista Rai, fece un primo collegamento radiofonico, ma non avendo ancora le immagini, nella sede Rai di Roma non credevano al suo racconto. Alle 10 di mattina di quel 4 novembre la strada si era trasformata in un fiume. Per far capire cosa succedeva, calò il microfono dalla finestra per sentire il rumore dell’acqua e far capire la gravità della situazione”.
Marmolada, “Chiuso per lutto”, la prima pagina di Vita Trentina. Il bradisismo dei Campi Flegrei e il rischio di non raccontare più
“Era il primo pomeriggio del 3 luglio 2022. Un seracco si stacca dal ghiacciaio della Marmolada, travolge e uccide 11 escursionisti e ne ferisce 9. Quell’evento rese consapevoli della fragilità del nostro ghiacciaio. Vita Trentina titolò quella domenica ‘Chiuso per lutto’”. La cronaca della tragedia della Marmolada è stata rivissuta con le parole di Augusto Goio, caposervizio di Vita Trentina.
“Abbiamo raccontato gli eventi di quell’estate 2022 nella consapevolezza del pericolo di ulteriori crolli. Abbiamo iniziato ad evidenziare, insieme alle notizie di pubblica utilità, anche la condivisione del lutto che ha coinvolto l’intera regione, tenendo conto della sensibilità dei familiari delle vittime”. “Immaginate chi sta in redazione e arriva una scossa di 2.8, scrivete tre righe e le pubblicate – ha detto Doriano De Luca, direttore di “Nuova Stagione” di Napoli . Fate lo stesso il giorno dopo e il giorno dopo ancora, fino a quando arriva il giorno in cui non lo fate più. Questo è il bradisismo nei Campi Flegrei, una sorta di ‘rantolo’ della terra. Con il bradisismo abbiamo imparato a conoscere quattro trappole legate alla comunicazione. La prima è l’allarmismo da scossa singola, la seconda è l’assuefazione, col rischio di smettere di raccontare questo fenomeno, c’è poi la necessità di raccontare di chi vive il rischio sulla propria pelle e infine la spettacolarizzazione del dolore. Il dolore va raccontato, ma con rispetto e con cornice. Non basta commuovere, bisogna spiegare. La competenza è un dovere etico”.
Monsignor Derio Olivero: “Tutto è in relazione”
“Osserviamo i fiori, quelli piccoli che crescono nei prati, e impariamo a vedere le mani di Dio creatore all’opera”. Questo l’invito che monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, ha rivolto ai giornalisti delle testate Fisc durante la Messa finale celebrata nel duomo di Trento al termine della tre giorni di lavori.
“Tutto è in relazione. La cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri”, ha ricordato poco prima nel suo intervento al Vigilianum di Trento. Nell’ottica di un “ecumenismo in uscita”, “le religioni oggi non devono più essere alla ricerca di un proprio spazio ma, nello spazio comune, dove c’è il problema della pace e dell’ambiente, devono essere capaci di essere la scaletta che colleghi il presente all’infinito, a Dio. Il nostro scopo è quello di servire la coesione sociale e la capacità di cura di questa terra. La questione ambientale è un problema serio che abbiamo tutti e che ci interpella tutti”.
Monsignor Pompili: “Serve una conversione”
L’attualità dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco è stata al centro dell’intervento di monsignor Domenico Pompili, vescovo di Verona. “Oggi la guerra domina sulle prime pagine dei giornali. Ma anche in questo vi è un forte legame con il territorio. Le guerre si fanno per la ricerca di terre rare, di minerali preziosi che si trovano nel sottosuolo. Tutto è profondamente interconnesso. Non serve solo una comunicazione trasparente, con dati certificati, ma anche una comunicazione che sappia riscaldare i cuori. Bisogna ripartire da convinzioni più profonde.
Oggi c’è bisogno di più contemplazione. Se è vero che rischiamo di perdere contatto con la realtà è perché abbiamo uno sguardo settario”. Mons. Pompili ha rinnovato l’invito alla conversione ecologica che Papa Francesco ha posto al centro dell’enciclica Laudato si’. “Non serve una semplice transizione, un riallineamento per contenere i problemi, ma una vera conversione, un cambio di prospettiva”.
Il direttore del Muse: “Occorre tradurre”
“In un periodo storico in cui la crisi ecologica è sotto gli occhi di tutti, c’è bisogno di una comunicazione di qualità”, ha ricordato Massimo Bernardi, direttore del Muse di Trento. “Ci troviamo in una policrisi. Come scienziati abbiamo bisogno di chi fa comunicazione: gli effetti del cambiamento climatico li conosciamo da 70 anni ma ancora non siamo riusciti a farli passare”. Nella situazione attuale, così complessa e ingarbugliata, non abbiamo una soluzione, ma tante. La conoscenza e la trasmissione della cultura sono una delle soluzioni che abbiamo per risolvere questo pasticciaccio in cui ci siamo infilati”. Al pensiero di Bernardi hanno fatto eco le parole di Christian Casarotto, glaciologo e divulgatore del Muse, intervenuto alla seconda giornata di lavori del convegno nazionale Fisc, organizzato dal settimanale diocesano “Vita Trentina”, che quest’anno celebra i 100 anni della sua fondazione.
“Occorre tradurre un linguaggio complesso, come è quello scientifico, per fare una comunicazione di qualità”, ha sottolineato Casarotto, mettendo in luce alcuni dei più frequenti errori che si fanno nelle cronache legate al cambiamento climatico. “Nei nostri media non esistono redazioni scientifiche. Oggi parlare di cambiamento climatico non significa solo occuparsi del termometro che sale o scende, ma significa occuparsi di energia, di politiche. Si tratta di aspetti della nostra quotidianità che non possiamo ritenere marginali, ma che sono essenziali nella nostra vita”, ha ribadito Giovanni Caprara, presidente dell’Ugsi (Unione giornalisti scientifici italiani).
“Abbiamo bisogno di una parola che parli”
Diverse sono le azioni possibili per attuare la conversione ecologica auspicata da Papa Francesco nella Laudato si’. Alcuni esempi concreti sono stati offerti da Andrea Bergamo (Ufficio stampa Provincia di Trento), Viola Ducato (divulgatrice ambientale e inviata alla Cop30 di Belém) e Giorgio Franceschi (amministratore delegato di Isa). L’attività delle Comunità Laudato si’ è stata raccontata da Fabio Magro, referente della comunità dell’abbazia di Follina (Treviso).
Rivolgendosi ai rappresentanti dei settimanali diocesani aderenti alla Fisc, Magro ha sottolineato come “abbiamo bisogno di una parola che parli, che non abbia paura di essere chiara, perché una parola neutra, anche se corretta, rischia di non dire nulla. Oggi l’insignificanza è un errore terribile. Se non si prende posizione, i valori del Vangelo diventano muti”.
Irene Argentiero (Agensir)














