Un confronto ampio e articolato per riflettere sul futuro della ceramica italiana, partendo dalla formazione: è quanto emerso dal convegno ospitato a Faenza nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy.

Le criticità della formazione nel settore ceramico

Si è svolto il 21 aprile presso l’ISIA di Faenza il convegno «Formare il Made in Italy. Competenze, territori e futuro della ceramica italiana», promosso da AiCC – Associazione italiana Città della Ceramica nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy, iniziativa del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). L’appuntamento ha riunito rappresentanti istituzionali, esperti della formazione, artigiani, progettisti e operatori del settore con l’obiettivo di avviare una riflessione condivisa sulle trasformazioni in atto nei percorsi educativi e nella trasmissione dei saperi del comparto ceramico.

Dal confronto è emersa con chiarezza la necessità di affrontare a livello nazionale le criticità che oggi interessano la formazione. Come evidenziato dagli interventi di Nadia Carboni, direttrice di AiCC, Patrizia Maggia, esperta di mestieri d’arte e alto artigianato, ed Elisa Guidi, coordinatrice Artex – Centro per l’Artigianato Artistico e Tradizionale della Toscana, il sistema appare ricco di competenze ed esperienze diffuse, ma frammentato e privo di una regia unitaria.

La progressiva perdita del modello integrato tra scuola e bottega, insieme alla riduzione delle attività laboratoriali, ha indebolito la trasmissione dei saperi artigianali, rendendo più complesso il passaggio tra formazione e lavoro. In questo contesto, la formazione è stata interpretata non solo come leva tecnica, ma anche come elemento culturale e sociale, strettamente legato ai temi dell’identità, della coesione e dello sviluppo.

Il ruolo delle istituzioni e della formazione avanzata

Nel corso dei lavori è stato più volte sottolineato il valore strategico del Made in Italy, riconosciuto come uno degli asset più rilevanti del Paese anche in chiave internazionale. Il messaggio istituzionale del Mimit, portato dal ministro Adolfo Urso in videocollegamento e da Angelo Berluti, referente Casa del Made in Italy per Emilia-Romagna, Umbria e Marche, ha ribadito questa centralità.

In particolare, il ruolo delle istituzioni formative avanzate è emerso come decisivo nel ridefinire i modelli educativi. Come sottolineato da Maria Concetta Cossa, direttrice dell’ISIA di Faenza, l’istituto rappresenta oggi un laboratorio in cui tradizione e innovazione dialogano attraverso la ricerca sui materiali, l’attenzione alla sostenibilità e l’integrazione con le nuove tecnologie, in stretto rapporto con il sistema produttivo e con reti nazionali e internazionali.

Allo stesso tempo, Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con deleghe allo sviluppo economico, alla green economy, all’energia, alla formazione professionale e alla ricerca, ha evidenziato la necessità di rafforzare il legame tra formazione, ricerca e sviluppo per sostenere la competitività senza perdere il rapporto con la cultura materiale.

Le esperienze concrete tra formazione e lavoro

Accanto al quadro nazionale, il convegno ha dato spazio a esperienze concrete che rappresentano tentativi significativi di costruire un ponte tra istruzione e lavoro. In questo ambito, Federica Cavriana, project manager Formazione e Orientamento della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, ha illustrato il progetto «Una Scuola, un Lavoro», sottolineando il valore dei tirocini in bottega come strumenti di accompagnamento alla professione e di trasmissione delle competenze.

Particolarmente rilevanti i casi studio territoriali, che dimostrano come siano spesso i territori a sperimentare soluzioni innovative. Viola Emaldi, coordinatrice didattica dei corsi Ifts e Its per tecnico del prodotto ceramico di Faenza, ha presentato un modello fondato sull’integrazione tra liceo artistico, percorsi Its e Ifts, imprese e istituzioni culturali.

Benedetta Falteri, direttrice della Fondazione Ceramica Montelupo Onlus e della Scuola di Ceramica di Montelupo Fiorentino, ha raccontato un’esperienza in cui la formazione si intreccia con strumenti come gli incubatori di impresa. Gabriele Resmini, presidente dell’Associazione Ceramisti Albisola e della Scuola comunale di ceramica di Albisola Superiore, ha evidenziato l’importanza delle reti territoriali e delle attività di sensibilizzazione rivolte ai giovani.

Infine, Valter Luca De Bartolomeis, dirigente del Polo delle Arti Caselli Palizzi di Napoli, del Museo Artistico Industriale e della Real Fabbrica di Capodimonte, nonché direttore Its Ma.De. e conservatore del Museo Correale di Sorrento, ha illustrato un modello capace di integrare formazione, produzione e patrimonio culturale, superando la separazione tra artigianato e design.

Una mappatura tra opportunità e criticità

A offrire una lettura complessiva del sistema è stata la mappatura della formazione nelle città della ceramica, presentata da Federico Giustozzi, dottorando dell’ISIA di Faenza. Ne emerge un panorama ampio e accessibile, ma fortemente disomogeneo.

Accanto a una diffusa offerta di percorsi brevi e amatoriali, risultano meno presenti e meno accessibili i percorsi strutturati. Il principale elemento critico riguarda la difficoltà di collegare questi due livelli: da un lato manca un riconoscimento formale delle competenze acquisite nei contesti informali, dall’altro la rigidità dei percorsi istituzionali ne limita l’accesso, contribuendo alla frammentazione della filiera.

La proposta di AiCC per una strategia nazionale

Il presidente di AiCC e sindaco di Faenza, Massimo Isola, ha sottolineato: «Come AiCC abbiamo sentito il dovere di organizzare un evento nel quale mettere a sistema le esperienze formative post-diploma sviluppate nelle nostre città. In Italia ci troviamo di fronte a un vuoto della politica nazionale, che non ha mai costruito uno spazio reale di formazione per il Made in Italy e che, dopo la soppressione degli istituti d’arte, ha lasciato ai comuni di antica tradizione ceramica il compito di gestire in prima persona la formazione specialistica.

A Faenza è nata l’esperienza virtuosa dell’Its, totalmente pubblica; in altre realtà vi sono proposte legate al privato o di ambito regionale. Di fronte alla centralità del Made in Italy e al problema del ricambio generazionale, avvertiamo la necessità di chiedere allo Stato di occuparsi di una proposta nazionale sul tema formativo post diploma. Partendo dalla ceramica, l’AiCC mette a disposizione dieci casi di studio significativi da inviare come linee guida al Ministero, chiedendo un intervento del Governo per definire lo schema e gli strumenti idonei a mettere a sistema questo settore».

In questa prospettiva, il ruolo di AiCC emerge come quello di una possibile infrastruttura di raccordo, capace di attivare connessioni tra comunità di pratica già esistenti e di costruire ponti tra sistemi formativi differenti. La sfida, come emerso dal convegno, non è tanto quella di creare nuovi modelli isolati, quanto piuttosto di rafforzare e connettere quelli esistenti, dando continuità ai percorsi e valorizzando le esperienze diffuse sui territori, in una prospettiva condivisa di sviluppo del settore ceramico italiano.