Morto da pochi giorni per lunga malattia, il dottor Giuliano Rava era nato a Cassanigo nel 1945. Per debito di amicizia, per lui sempre preziosa, delineo ora alcuni tratti della sua figura, attraverso citazioni indirizzate a me, soprattutto negli ultimi tempi, anche se ben altre voci possono meglio approfondire e completare il ricordo della sua vita. Riporto qualche nota, qualche commento, alcuni testi poetici, per descriverne cuore e mente, forgiati dall’esperienza e dalla sua ampia cultura. Queste le tematiche che presento in forma improvvisata: l’aspetto poetico del vivere, la dimensione dell’interiorità, la fede religiosa su base assiologica, la nostalgia dell’infanzia, il senso dell’inquietudine e del dolore, la finissima sensibilità per l’arte, l’armonia e la letteratura. Ci siamo incrociati, quasi per affinità elettiva, nell’adolescenza, vicini nei sogni e nel fascino, anche se impegnativo, dell’eredità classica. Come non far memoria dell’indimenticabile racconto dell’Anabasi di Senofonte, quando i soldati greci nel ritorno verso casa, esausti da disfatte persiane e da traversate desertiche, videro, dall’alto, in lontananza, il mare? “Thalatta, thalatta, il mare, il mare”! Le grida con voce soffocata e stremata, con volti rigati da lacrime, polvere e sudore, ci facevano vibrare della commozione della prima giovinezza. E così davamo immagine al senso dell’infinito, a desideri grandiosi, a segreti richiami dell’assoluto.

Una enorme sofferenza, sopportata con nobile dignità


Le vicende della vita ci hanno poi portato e distanziato, Giuliano e io, per strade diverse, anche se segnate da saltuari incontri. Fino a intensificarsi in tempi più recenti, toccati per lui da una enorme sofferenza, sopportata con nobile dignità. Poeta della vita, cantore dello spirito, Giuliano si è prodigato con coscienziosa dedizione alla professione. Scriveva in occasione del suo compleanno del 2023 un commento al seguente brano di Benedetta Tobagi, figlia di Walter, vittima del terrorismo: «Le pagine del terrorismo, specie le più dure, nel rappresentare la disperazione del mondo che non capisce il disegno o il male, sono le più preziose per trovare la speranza e dobbiamo avere il coraggio di stare a contatto con la disperazione». Così Giuliano: «È vero. Ma siamo stati abituati a capire che il dolore è l’anticamera della pace. Speriamo che la forza della nostra fede superi la crisi amara del dolore e della solitudine e non ci privi del traguardo luminoso”.
Sul tema della bellezza nell’arte e nella cultura classica scriveva nel dicembre 2021: «A volte non consideriamo che la profondità del bello in letteratura, musica e arte, siano la chiave per riaprire spazi mortificati dal tempo e dalla negligenza della nostra formazione spirituale».
Nel novembre 2020 riporta la celeberrima confessione di sant’Agostino: «Tardi ti amai, Bellezza, così antica, così nuova».
Sul senso della fede e della Chiesa, Giuliano sognava una fede rigorosa, squisitamente autentica, priva di smancerie e lontana dalle passeggere mode. Papa Benedetto XVI, mi confidò più volte, era ritenuto da lui, un guida affidabile e un vero luminare, per la saldezza della dottrina. Ottobre 2025: «Per fortuna siamo a fine corsa e ci è dato terminare ancora con lo stendardo della storia in mano oltre che nel cuore». Il tema della nostalgia e dei ricordi dell’infanzia. Nell’agosto 2025: «I sogni di quando, piccoli, eravamo ancora pieni dei ricordi del mondo da cui eravamo appena scesi. E ora? Che stiamo vecchi, per ritornare al mondo che ci aspetta da sempre?
Quali incanti emozioneranno ancora la nostra mente? Tu ci offri il ricordo! Può essere. Certo, il silenzio, il buio, lo stupore della riscoperta, possono essere i sentieri giusti, la via per condurre infine, con profitto, l’estrema ricerca. Grazie di pensare ancora in questo ultimo momento di riflessione a un amico non solo d’infanzia». Natale 2024. «Nella festa dei ricordi e dell’intimità. In questo giorno mi viene da pensare alle persone buone che ho conosciuto e che sono entrate a far parte dei miei affetti. Tra queste ci sei pure tu….E perché non stando molto bene, potrebbe essere un Natale d’addio. Speriamo di no, ma prepariamoci comunque. “Bonum certamen certavi.Fidem servavi”..
Ho combattuto la buona battaglia. Ho conservato la fede. Per il resto mi affido al perdono di Dio e di tutti quelli che posso avere offeso. Ti abbraccio». Ottobre 2019: Tu che hai visto / l’origine dei nostri padri / Tu che usi / misericordia e perdono / Tu che ami / chi soffre ed è solo / Tu che hai voluto / un figlio dell’unico / PADRE / Donaci la gioia / di un altro Natale: / dove chi vive / si senta fratello di tutti / dove chi soffre / non si veda scartato / dove ancora / ti piaccia nascere/ coi panni poveri / della carne umana. / Solo così udrai / il canto sincero / della tua gloria”. Giuliano, arrivato sulla vetta, gridi a sua volta: “Thalatta, thalatta”, il mare, il mare!
Il divino Navigatore, che dispensa Beatitudini, con un cenno lo inviti sulla barca: «Passiamo all’altra riva».

Dante Albonetti