Pietro Casalini, faentino classe 2000, è stato selezionato per recitare come personaggio secondario (l’infermiere) nel nuovo film del regista Cristian Marazziti, Prendiamoci una pausa, che è uscito nelle sale dal 15 gennaio e il cui cast è composto da attori come Marco Giallini, Claudia Gerini, Paolo Calabresi e Fabio Volo. Pietro, conosciuto anche come “Perry” e che nella vita ha studiato Scienze ambientali, è capo scout e gioca a rugby, è attivo da vari anni nell’ambito della recitazione a livello amatoriale. Da sempre appassionato di teatro e cinema, ha iniziato di recente una preparazione professionale per tentare l’ingresso nel mondo cinematografico. Come scrive nel suo Cv artistico, sintetizzando la sua presentazione, «dentro di me sento una frenesia che mi parte dalla pancia e che riesco difficilmente a domare. Voglio usare questa frenesia per stare bene e fare stare bene le persone».
Intervista a Pietro Casalini: “In questo mondo bisogna stare molto con i piedi per terra e le orecchie su”
Pietro, come si è arrivati al ruolo di attore nel film?
Avevo trovato un annuncio su una pagina di casting dove cercavano non comparse, ma attori per ruoli secondari, per un film diretto da uno degli insegnanti che ho avuto all’Accademia di recitazione. Mi sono proposto, ho fatto provino dal vivo e l’ho vinto, anche se ero stato preso inizialmente per un ruolo che poi è stato spostato a un’altra persona e io ne ho fatto un altro.
Cosa ti spinge a inseguire la “carriera” cinematografica?
Il conoscere me stesso attraverso gli altri, in primis. Lo star bene. Fare della mia passione il mio lavoro. Non è una questione di successo o carriera perché, come mi hanno insegnato, arriva forse e con il tempo. Non bisogna puntare a quello, ma a fare qualcosa che ci faccia stare bene ed è quello che cerco di fare.
Ti sei “ritrovato” un po’ nel personaggio che ha interpretato?
Sì. L’infermiere deve cercare di tranquillizzare il più possibile le persone che stanno soffrendo in un particolare momento. Mi ci sono ritrovato perché ho un carattere abbastanza tranquillo, che trasmette allo stesso tempo srenità e allegria. Non drammatizzo le situazioni serie e riesco a essere molto empatico. Lo so perché alcune situazioni mi si ritorcono contro e ci soffro.
Hai qualche progetto ora? No. I prossimi passi sono continuare a prendere lezioni per un corso che sto facendo a Roma e proseguire su questa strada, guardandomi intorno per provini di una certa qualità e promuovermi per altri provini che mi propone l’agenzia artistica che mi segue.
Com’è la situazione, a oggi, per un giovane che vuole tentare la strada del cinema? Te l’aspettavi diversa?
È un mondo che va molto veloce. Si ha fretta di iniziare a lavorare subito come attore, ma purtroppo non funziona così. Mi hanno insegnato che una larga parte di quelli che lavorano per il cinema o attorno al cinema sono poco raccomandabili. È tutto una questione di scelte: accettare o meno un provino, andare o meno a seguire un corso (che può essere dispendioso e inutile), incappare in persone che vogliono approfittare del tuo talento o della tua creatività o bellezza è un attimo. Quindi bisogna stare molto con i piedi per terra e le orecchie su. Se me lo aspettavo diverso? Non lo so, mi trovo bene per tutto quello che sto facendo, si va con calma senza aspettarsi grandi salti nel breve. Può capitare di prendere “il volo sbagliato” e quindi sto cercando di mettere su, mattoncino per mattoncino, quello che voglio realizzare. Tutto si può fare, dipende da quanto uno si vuole spendere dal punto di vista di energie e a livello economico. È tutto un fatto di “strategia”, se vogliamo. Non bisogna avere fretta nel prendere decisioni perché c’è una buona probabilità di sbagliare e quindi di “bruciarsi” ancora prima di avere iniziato. Con “bruciarsi” intendo essere schedati dagli addetti ai lavori. Ad esempio, se si inizia fare sketch pubblicitari, poi si verrà schedati per fare solo quel genere; dopo la difficoltà ad uscire da questo ambito, per cercare di prendere parte a progetti più ambiziosi come film o serie tv, è molto grande.
Francesco Savorani














