Rintracciata dal prof. Michele Orlando (Liceo Torricelli – Ballardini) una lettera inedita del 14 febbraio 1478 nell’Archivio di Stato di Siena: tra rivalità familiari e strategie diplomatiche, riemerge la voce del signore di Faenza. Intanto un gruppo di giovani rionali ripercorre idealmente quell’antico legame con un cammino simbolico “Da Torre a Torre”, nel segno dell’amicizia e della pace tra città.
Non un semplice viaggio, ma un vero e proprio cammino di fratellanza, un gesto simbolico di incontro tra città che nel passato dialogavano tra ambascerie, eserciti e alleanze, e che oggi si ritrovano nel segno dell’amicizia e della pace. Così un gruppo di nove giovani faentini, appartenenti a diversi Rioni della città – spesso rivali in campo, ma uniti da una passione comune per la storia e la tradizione – si metterà in marcia a piedi da Faenza a Siena, percorrendo strade bianche, colline silenziose e borghi antichi. La partenza è fissata per l’8 agosto e l’arrivo per il 15, alla vigilia del Palio dell’Assunta, cuore pulsante della senese festa mariana.
L’iniziativa, che significativamente prende il nome di “Da Torre a Torre”, intende collegare idealmente la Torre dell’Orologio di Faenza alla celebre Torre del Mangia di Siena, tracciando un ponte spirituale e culturale tra due comunità che – pur distanti geograficamente – hanno condiviso pagine comuni nel libro della storia italiana. Fra i partecipanti si annoverano un Cavaliere del Niballo, un Caporione, e diversi sbandieratori, tra cui due campioni d’Italia: testimonianza vivente del legame tra identità territoriale e spirito di squadra, tra agonismo e comunione.
E proprio la storia offre un suggestivo e istruttivo parallelo, come emerge chiaramente dal rinvenimento di una lettera inedita datata 14 febbraio 1478., recentemente individuata dal prof. Michele Orlando del Liceo Torricelli–Ballardini di Faenza presso l’Archivio di Stato di Siena. In questo documento, di straordinaria rilevanza per la storia della diplomazia e delle relazioni interstatuali nel Quattrocento, il signore di Faenza Galeotto Manfredi si rivolge con tono deferente e formale ai Magnifici e Potenti Signori della Repubblica diSiena per denunciare un fatto di eccezionale gravità: l’intercettazione di suoi ambasciatori e corrieri da parte dei fratelli Carlo e Federico Manfredi, che agivano forti di un proprio contingente armato e rivendicavano un’“autorità et licentia” del tutto contestata da Galeotto.
Questo episodio documenta con rara chiarezza le tensioni intestine alla signoria faentina e le fragilità della legittimità dinastica in un’epoca in cui il potere, pur formalmente centralizzato, era costantemente minacciato da spinte centrifughe, rivalità familiari e logiche di forza. Ancora più significativo appare il fatto che il signore di Faenza abbia scelto Siena come interlocutore privilegiato per formalizzare la sua denuncia, affidandosi all’autorevolezza istituzionale della città toscana e alla sua consolidata rete diplomatica per attestare il torto subito e precostituire una traccia scritta utile in eventuali futuri sviluppi negoziali.
A distanza di oltre cinque secoli, quell’antico filo storico si tende idealmente sino ad oggi, quando un gruppo di giovani faentini – anch’essi, in certo modo, “ambasciatori” della propria città – intraprende un cammino simbolico dalla Torre dell’Orologio di Faenza alla Torre del Mangia di Siena, per rinsaldare un legame profondo nel segno dell’amicizia, della memoria e della pace.
Dove un tempo le relazioni tra città si giocavano su missive diplomatiche e schieramenti armati, oggi il dialogo si rinnova nei passi condivisi di un pellegrinaggio civile, che unisce le comunità nel rispetto della storia e nella volontà di costruire nuove forme di fratellanza.
Correva l’anno 1478 quando Galeotto Manfredi, signore di Faenza, scriveva con tono deferente ai Magnifici e Potenti Signori della Repubblica di Siena. Lo faceva per denunciare una gravissima intromissione da parte dei fratelli Carlo e Federico, i quali – forti di un proprio contingente armato, definito nella lettera “exercito” – avevano intercettato e trattenuto suoi corrieri e ambasciatori, esercitando un potere che non spettava loro.
In quella breve ma intensa missiva, oggi conservata presso l’Archivio di Stato di Siena, si legge tutta la fragilità dell’assetto dinastico faentino e l’instabilità che insidiava le signorie italiane alla fine del Quattrocento. Ma al tempo stesso emerge con forza la volontà di ricorrere al canale diplomatico, alla parola scritta, al giudizio di una terza parte autorevole: Siena, città di diritto, di sapienza e di relazioni, depositaria di uno stile di governo repubblicano apprezzato nella penisola.
Quel gesto epistolare, frutto di un contesto segnato da sospetti e frammentazioni, trova oggi un’ideale risposta nell’iniziativa dei giovani camminatori faentini. Se allora le relazioni si reggevano su equilibri delicati, oggi si ripropongono su basi nuove: non la contrapposizione tra autorità, ma la ricerca dell’incontro tra popoli; non il ricorso alle armi, ma il valore della memoria condivisa; non la rivalità dinastica, ma la comunione tra comunità storiche che si riconoscono in simboli, riti e ideali comuni.
Il cammino “Da Torre a Torre” assume dunque un alto valore civile, storico e simbolico: è una risposta contemporanea, pacifica e partecipata a una pagina antica di tensione e frammentazione. Dove un tempo cavalcavano eserciti, oggi avanzano a piedi giovani con le bandiere dei loro Rioni, portatori di valori comuni, non più in difesa di prerogative sovrane ma in nome della vicinanza tra i popoli, della custodia delle tradizioni, della pace tra le città.
Così, sotto il sole d’agosto, si rinsalda un’antica alleanza, non più scritta su pergamene ma sui passi condivisi di un pellegrinaggio laico e corale. Una piccola grande marcia che dice molto: che la storia non è solo un repertorio di conflitti, ma anche un’eredità da rinnovare nella concordia; che le torri, un tempo segni di potere, oggi possono diventare fari di amicizia; e che Faenza e Siena, ieri coinvolte in trame politiche e strategiche, oggi possono ritrovarsi unite nel segno della fraternità, dell’arte e dell’orgoglio civico.

Pietro Lorenzetti, 1341, è un polittico a tempera e oro su tavola che illustra episodi della vita e dei miracoli della Beata Umiltà, co-patrona di Faenza














