Dopo la presentazione piano regionale per mitigare il rischio idraulico e difendere Faenza da future alluvioni, avvenuta lo scorso 25 giugno all’Arena Borghesi, sono arrivate le prime reazioni da parte di residenti e comitati faentini, come raccontato anche sulle pagine del Piccolo.
Le perplessità dei residenti e del comitato Fluire sull’area a tracimazione controllata tra Reda e Pieve Cesato
In particolare a destare perplessità è stata un‘area a tracimazione controllata, da realizzare, nelle intenzioni della Regione, tra Reda e Pieve Cesato.
Il progetto ha suscitato preoccupazione e malcontento, tra gli abitanti del forese, che hanno anche avviato una raccolta firme per esprimere la propria contrarietà, raccogliendo 600 sottoscrizioni.
Anche il comitato Fluire, che raggruppa i cittadini alluvionati delle frazioni a valle della città di Faenza, ha bocciato il progetto, quantomeno nelle modalità con cui è stato illustrato.
“Il progetto così come è stato presentato – dichiara Elena Gallina, presidente di Fluire – non è assolutamente chiaro. La zona precisa e le modalità di realizzazione sono ancora nebulose. È stata presentata un’area a tracimazione controllata, da realizzare mediante argini rinforzati con massi, ma appositamente più bassi. In questo caso non si può parlare di una tracimazione realmente gestita.
Quest’area dovrà essere realizzata mediante valvole clapet o saracinesche, in modo da indirizzare realmente l’acqua del Lamone e solo una volta che sarà garantita una manutenzione ordinaria più puntuale ed efficiente del fiume Lamone, che ora si trova in una situazione di rischio idrogeologico evidente. Inoltre – conclude Gallina – un’area a tracimazione controllata dovrebbe rappresentare l’ultima spiaggia. Prima ci sono tante azioni decisive da mettere in campo, per rallentare e contenere l’acqua a monte di Faenza, dove si formano le piene.”
La Regione, che ha sempre sottolineato di non voler mettere in campo un piano calato dall’alto ma condiviso con la comunità ha replicato, fornendo alcune precisazioni in merito alle tracimazioni controllate.
De Pascale: “Sulle tracimazioni controllate sono circolate informazioni non corrette. E’ un’eventualità solo in caso di eventi meteo estremi e non sono coinvolte zone residenziali”
L’ultimo strumento a cui ricorrere nel caso di eventi meteo estremi, se tutti gli interventi realizzati non fossero sufficienti a garantire la capacità di deflusso della piena e la messa insicurezza di persone e cose. Questo sono per la Regione le aree a “tracimazioni controllate”, inserite all’interno del progetto di messa in sicurezza del bacino del Lamone e del Marzeno.
“La preoccupazione dei cittadini è comprensibile ma le notizie circolate non corrispondono in alcun modo al vero– dichiara il presidente-. Siamo certi che tanti interrogativi e dubbi verranno sciolti man mano che la progettazione entrerà nel dettaglio”.
Dunque le aree a tracimazione controllata a valle della città non andrebbero a sostituire, come temevano residenti e comitati, i necessari interventi a monte di Faenza per regimare e contenere le acque, come le casse di espansione, da realizzare su Lamone e Marzeno.
“Vogliamo realizzare aree di espansione e laminazione delle acque. Tra gli interventi previsti anche consolidamenti arginali e una miglior gestione della vegetazione”
“Il cuore del piano riguarda principalmente l’individuazione e la sistemazione di aree di espansione e laminazione delle acque- spiega de Pascale-.
Il progetto, che si sta sviluppando in modo partecipato, tramite le osservazioni di comitati, associazioni e cittadini prevede inoltre, nei limiti strutturali presenti, il consolidamento delle arginature, la riprofilatura delle sezioni fluviali, l’abbassamento delle aree golenali e una migliore gestione della vegetazione, nella consapevolezza che la riduzione dei rischi sarà efficace solo attraverso un insieme di interventi coerenti e coordinati, come più volte ribadito anche dai tecnici.
“Sono opere che nascono per proteggere aree abitate da rotture arginali incontrollate, non aumentano il rischio”
Per questo- prosegue il presidente – nell’ottica di non escludere nulla a priori, di fronte ad eventi estremi, dobbiamo prevedere in tutta la Regione anche la possibilità di tracimazioni controllate, solo nel caso in cui tutte le opere realizzate non fossero sufficienti a garantire la capacità di deflusso della piena. Condizioni estreme- ribadisce de Pascale- che, ovviamente, speriamo non debbano verificarsi mai, ma abbiamo la responsabilità di escludere in ogni modo rotture arginali incontrollate dalle conseguenze imprevedibili, come avvenuto in occasione dei recenti eventi alluvionali.
In nessun modo queste aree aumenteranno il rischio delle zone abitate, che al contrario sono finalizzate a proteggere.”
Sul tema è intervenuto anche il sindaco di Faenza Massimo Isola che sottolinea come focalizzarsi esclusivamente sulle aree a tracimazione controllata possa far passare in secondo piano la mole complessiva di interventi, prospettata nella prima bozza del piano regionale.
Isola: “No alla speculazione sulla paura delle persone. Saranno definite zone perimetrate in cui far defluire le acque, con il minor impatto possibile sulla popolazione. Procedure di rimborso stabilite in anticipo”
“Nessuno – dichiara Isola – ha mai detto che si intende allagare volutamente tutta la campagna faentina e coinvolgere aree abitate o zone produttive. Chi lo sostiene specula sulle paure delle persone.
È vero invece l’esatto opposto, e cioè – spiega il sindaco- che con quest’ipotesi di extrema ratio si andranno a individuare a priori zone perimetrate e regolamentate, con i privati, in cui far defluire le acque con il minor impatto possibile per la popolazione, aiutando contestualmente ad evitare rotture arginali e sormonti incontrollati delle piene che creerebbero senza alcun dubbio maggiori danni.
In più- conclude Isola-, trattandosi di convenzioni preventive, sarebbero già stabilite le procedure dei rimborsi e dei risarcimenti con una protezione economica dei proprietari che escluderebbe lungaggini e incertezze. Nella sua dinamica è un ragionamento non solo semplice ma di assoluto buonsenso”.
Lamone e Marzeno, il percorso partecipato: inviate alla Regione 492 osservazioni
Intanto cittadini e Comitati hanno fatto pervenire alla Regione le proprie osservazioni, in merito al piano per mitigare il rischio idraulico, come richiesto proprio da de Pascale che, lo scorso 25 giugno, ha proposto un patto alla comunità, concedendo un mese di tempo per presentare suggerimenti, critiche e obiezioni.
Al 25 luglio, sono 492 le osservazioni inviate: in gran parte da residenti, ben 290, 62 da agricoltori, 17 di imprenditori, 32 da membri di comitati, 90 da persone che non hanno indicato qualifiche, né appartenenze, 1 da un amministratore locale.
Adesso dunque sarà la Regione a dover rispondere ed, eventualmente, integrare il piano già presentato che sarà dunque, successivamente, condiviso nuovamente con la comunità locale, in un evento pubblico.














