Dal 4 aprile, il Museo Diocesano di Faenza ospita “Epifanie di speranza”, una mostra dedicata all’opera di Pietro Lenzini. Il percorso espositivo esplora il tema della Crocifissione in una chiave nuova, ponendo l’accento sulla speranza e sulla dimensione della gloria, attraverso una serie di dipinti e disegni che interpretano il mistero della Redenzione.

Un viaggio artistico nel mistero della fede

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Un cristo crocifisso che non trasuda sangue e senza la croce lignea, oppure una deposizione dove mancano i segni dei chiodi. Corpi solo in parte sofferenti perchè già trasfigurati, volti in bilico tra dolore e estasi, sono l’essenza delle opere di Pietro Lenzini artista poliedrico, nato a Bondeno, ma faentino d’adozione, esposte fino all’8 giugno al Museo Diocesano di Faenza. Pittore, scenografo, incisore e disegnatore, Lenzini si dedica da anni alla ricerca artistica sul tema del sacro, in particolare sulla figura del Crocifisso.

La mostra “Epifanie di speranza”, che inaugura venerdì 4 aprile alle 17.00, rappresenta una tappa significativa di questo percorso. Curata da Giovanni Gardini, direttore del Museo Diocesano faentino, si inserisce nell’ambito delle iniziative per il Giubileo della Speranza, ponendo l’accento non solo sulla passione e la morte di Cristo, ma soprattutto sulla luce della Resurrezione.

Lenzini: “La mia croce non è tragica, ma annuncia la gloria”

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Nelle sue opere, Lenzini non si sofferma solo sull’aspetto drammatico della Crocifissione, ma cerca di trasformare la sofferenza in speranza. “Le mie crocifissioni prefigurano già la Resurrezione – spiega l’artista -. Il corpo non è solo carne, ma è in attesa della sua trasformazione”. Dipinti ad olio, disegni e studi preparatori sono ora esposti nelle due sale dei locali di piazza XI Febbraio, riaperte al pubblico solo un anno fa. “Dopo le vie Crucis salvate dall’alluvione che abbiamo esposto l’anno scorso – spiega Giovanni Gardini, direttore del Museo Diocesano e curatore della mostra -, oggi vogliamo unire croce e speranza, in sintonia con il tema giubilare”. Cristo crocifisso è rappresentato con un’intensa espressività, ma senza disperazione, il suo corpo è attraversato da una tensione che sembra proiettarlo oltre la morte. “La croce non è un punto di arrivo, ma un passaggio. Il dolore, per il credente, non è mai l’ultima parola”, aggiunge Lenzini. Alla figura del Cristo in croce si accompagna anche il tema della deposizione. “Il corpo, abbandonato sulla nuda pietra – precisa Gardini – , non rimanda solo al tempo della solitudine nella tomba, ma custodisce l’attesa della vita oltre la morte“. La data della chiusura della mostra non è scelta a caso. “L’8 giugno coincide con la Pentecoste – sottolinea Gardini – che segna la fine del tempo di Pasqua”. Le opere esposte provengono tutte direttamente dallo studio privati dell’artista tranne una, già parte del Museo, perché donata dallo stesso Lenzini in occasione del Giubileo del 2000.

Un dialogo tra arte e liturgia

Lenzini non è solo un artista, ma anche un profondo conoscitore della tradizione iconografica cristiana. La sua attività artistica è legata anche alla committenza ecclesiastica: ha realizzato importanti opere per chiese e santuari, tra cui le pale d’altare per la Chiesa del Paradiso e la Chiesa dei SS. Ippolito e Lorenzo a Faenza, oltre a due grandi tele per la Collegiata di Cento. Lenzini, come ha ricordato l’architetto Riccardo Drei, Incaricato diocesano per la Cultura e l’Arte sacra, è un artista che ha messo “l’arte a servizio della fede. Le nostre chiese sono colme di opere d’arte antiche mentre non è frequente trovare opere di artisti contemporanei – ha precisato Drei – . Penso che le sue opere reggano bene il confronto con i tesori che arrivano dal passato. Quando questo succede l’arte diventa uno stimolo alla preghiera e al dialogo con Dio».

Una terracotta settecentesca riportata alla luce

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Un altro elemento di rilievo della mostra è l’esposizione di una pregevole terracotta settecentesca, restaurata grazie al contributo del Lions Club Faenza Lioness. L’opera, attribuita a una scuola bolognese, rappresenta una drammatica scena della Crocifissione, un tempo custodita nei depositi del museo perché in condizioni conservative precarie. Il restauro, realizzato da Michele Pagani, ha restituito all’opera le sue cromie originali, rendendola nuovamente leggibile. Al termine della mostra, la terracotta entrerà a far parte stabilmente delle collezioni del Museo Diocesano di Faenza. “Presentiamo per la prima volta l’opera restaurata – conclude Gardini – in dialogo con l’arte contemporanea di Lenzini. Questo ovale ci sta particolarmente a cuore perchè, essendo in terracotta, parla un linguaggio tipicamente faentino”.

Orari e informazioni per la visita

La mostra sarà aperta al pubblico fino all’8 giugno, con ingresso libero. Gli orari di visita sono:

  • Venerdì: 16.00-18.30
  • Sabato e domenica: 10.00-12.30 / 16.00-18.30
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