L’altra faccia del mondo è quella del “bene che non si vede”. Quella che viene raccontata di meno sulle pagine di tanti giornali. È fotografata nel volto sorridente di Aila, una giovane brisighellese di 22 anni, mentre sta a fianco a una ragazza arrivata dall’Eritrea che avrà più o meno la sua età. Le racconta del suo passato di violenze e prigione. Dove il mondo alza barriere, Aila tende mani, dimostrando che la solidarietà può trasformare anche le esperienze più dure.
Oppure è la valigia pieni di sogni con la quale Alessia, 21 anni, è partita da Bagnacavallo per Parigi inseguendo la propria passione. Oggi lavora in uno dei più prestigiosi ristoranti francesi, in una cucina che riunisce colleghi da tutto il mondo e dove le differenze culturali non dividono, ma diventano sinonimo di arricchimento.
O ancora, sono le dita di Vito, 18 anni, mentre si muovono veloci sulle corde del basso componendo nuovi giri e accordi. E che dimostrano come la musica vera si suona ancora, e non è delegata solo all’omologazione di autotune o algoritmi.
Al termine di una settimana all’Agensir il direttore Amerigo Vecchiarelli mi ha detto: «Se questo mondo sta ancora in piedi, è perché c’è tanto bene che non vediamo». Raccontiamolo con le parole giuste e rendiamolo visibile, perché è da qui che possiamo costruire un mondo diverso, dove il bene non solo si vede, ma ispira e contagia.
Samuele Marchi














