Di seguito pubblichiamo una lettera giunta in redazione da parte di un nostro lettore faentino.
La lettera: “Il cambiamento climatico è più veloce della burocrazia”
Un incubo lucido e purtroppo ricorrente. Una fiumana che porta via ogni certezza e che spegne anche i minimi barlumi di speranza nel futuro che avevi faticosamente maturato dalle precedenti alluvioni di un anno fa. Niente più bicchiere mezzo pieno dopo questa piena, niente più Romagna mia né illusori ottimismi, solo totale vulnerabilità e strazio.
Com’è potuto risuccedere? La sintesi è che il cambiamento climatico è nettamente più veloce rispetto alla burocrazia necessaria per mettere in campo interventi strutturali mirati che prevengano e mitighino questi eventi.
E la cosa che ancora più male è che si normalizza un evento del genere perché è già successo quindi viene percepito ormai come standard, come se il cambiamento climatico non fosse straordinario, come se fosse normale che si alluvioni la Romagna, come se la solidarietà debba quindi fermarsi “perché l’altra volta era più grave” per poi passare alla prossima notizia di rilievo, come se la gente avesse qualche minima colpa che non sia stato fatto niente (o quasi) per impedire questi eventi.
Ragazzi, questa volta è nettamente peggio rispetto alle precedenti: provate a mettervi per un secondo nei panni delle famiglie tri-alluvionate appena ritornate a vivere, dopo importanti investimenti personali (si perché lo stato, se e quando paga, ti rimborsa le briciole), nelle proprie case e che ora vedono tutto completamente da rifare. A cosa cavolo ti puoi aggrappare in queste situazioni? Non siamo in un cazzo di videogioco, non puoi spegnere e riaccendere la console. Oltre ai danni economici, per di più devi convivere a tutti gli effetti con un enorme trauma, che ti fa andare in paranoia ogni volta che piove e ti fa passare notti insonni a controllare il livello dei fiumi sul web, perché è già successo, ri-successo e tri-successo e non vedi perché non possa quadri-succedere.
Dulcis in fundo, le parole non si sono trasformate in fatti (sarei stato sorpreso del contrario) e siamo pure stati pure vittima di rimpalli politici e di strumentalizzazione a livello di campagna elettorale (come se la politica avesse ancora un minimo di credibilità).
Da cosa diavolo bisogna ripartire?

Matteo Piraccini














