«Siamo la Ferrari dell’apicoltura. Non avrei mai immaginato che saremmo arrivati a questo punto, alla possibilità di chiudere un’azienda che ha portato il nome di Faenza nel mondo». C’è tanta amarezza nelle parole di Luca Marangoni, 41 anni, responsabile del magazzino delle Costruzioni Apistiche Lega, un’azienda storica della città, nata nel 1937. Qui viene prodotto tutto l’occorrente per il mondo dell’apicoltura: arnie, smielatori, tute. Da tempo però non si lavora più come prima. Dopo 90 anni, quella storia rischia di veder calare il sipario. Con gli altri dipendenti – 25 in tutto – il 18 aprile scorso Luca era al presidio fuori dall’azienda per chiedere certezze sul futuro e un cambio di rotta. Risale al 2017 l’ultimo bilancio chiuso in utile, a cui si sono susseguite solo perdite di esercizio, molto significative a causa di alcune scelte che hanno messo in difficoltà la tenuta economico finanziaria dell’azienda. Il 2023 è stato l’anno peggiore, partito malissimo e chiuso ancora peggio. Durante lo scorso autunno è mancata la liquidità per le normali attività aziendali e ciò ha indotto una parte significativa del personale a dimettersi, assottigliando i livelli occupazionali da 42 a 25 dipendenti circa. Si è aperto così lo stato di agitazione sindacale.

Il responsabile del magazzino, Marangoni: “Oggi viviamo una sorta di autogestione”

Nel frattempo, gli ordini continuano ad arrivare, ma non si riesce a produrre per via dei debiti verso i fornitori e la difficoltà a recuperare materie prime. Si vive così una situazione di stallo, e ogni mattina quel cartellino timbrato prima di andare in magazzino ha un sapore amaro. «Lavoro qui da vent’anni – specifica Luca – e le difficoltà che il nostro settore sta vivendo nell’ultimo periodo sono tante, dall’aumento delle materie prime alla concorrenza sleale dei mercati esteri, Cina in primis, ma queste non giustificano la situazione che stiamo vivendo. Gli ordini li abbiamo sempre avuti e li abbiamo tutt’ora, ma ci sono state scelte aziendali sbagliate. E oggi viviamo in una sorta di autogestione. Ancora non capisco come sia stato possibile arrivare a questo punto».

Uno spiraglio sul futuro è sembrato nascere a dicembre scorso con l’interesse di acquisizione da parte di un’altra azienda faentina, Acme 21. Sembrava di essere in dirittura d’arrivo, ma ad aprile la trattativa è saltata. «Ci ha fatto perdere tempo prezioso – commenta Andrea Mingozzi, Fiom Cgil – anche perché si tratta di un settore legato alla stagionalità, e la maggior parte del fatturato avviene tra gennaio e luglio. Con il presidio e lo sciopero di 8 ore abbiamo voluto manifestare la rabbia e l’amarezza dei lavoratori. Il 2022 doveva essere un anno positivo per l’azienda – spiega Mingozzi –, ma si è chiuso con oltre 850mila euro di perdite. Si tratta di scelte sbagliate dal punto di vista manageriale e di consulenze, che però hanno coinvolto tutti. Dato che l’azienda ha ancora ordinativi e i dipendenti hanno competenze specifiche, si vogliono sensibilizzare nuovi acquirenti».

Dopo il presidio, si sono fatti avanti 4 nuovi possibili acquirenti

Questa è infatti l’unica soluzione percorribile. E nelle ultime settimane pare che qualcosa si stia muovendo, anche grazie alla stampa tramite cui i lavoratori hanno fatto sentire la loro voce. Si parla di quattro possibili acquirenti, due italiani e due esteri. «Il nostro marchio è il migliore del settore dell’apicoltura – aggiunge Marangoni – e pensiamo ci sia ancora possibilità di trovare un investitore, anche perché gli ordini come detto ci sono, con possibilità di fatturare. Altrimenti significherebbe disperdere un patrimonio prezioso per Faenza e, nel caso la ditta saltasse, avrebbe ripercussioni forti anche sul settore degli apicoltori locali».

Tutto nacque con il regalo di nozze…

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Una storia che dura da più di 90 anni e che è arrivata a essere nota in tutto il mondo come fornitore numero uno per l’attrezzatura per apicoltura e i macchinari per gli apicoltori. L’azienda venne fondata dal faentino Armando Lega, che iniziò la sua carriera come apicoltore dilettante. Il suo incontro con le api è avvenuto nel 1937, quando si è sposato e ha ricevuto da un amico, come regalo di nozze, due alveari. Questa fu la scintilla che gli illuminò un mondo nel quale entrò con entusiasmo e dal quale non sarebbe mai più uscito. Negli anni ‘40 trasportò l’attività in periferia a Faenza e qui iniziò a fabbricare le prime arnie e telai, che da quel momento furono noti come “Lega”.

Samuele Marchi