Essere educatori consapevoli delle normative, e farlo in primis per i giovani che sono loro affidati. Si è svolto il 20 marzo scorso l’ultimo incontro del percorso formativo Chiesa, famiglia educante promosso dalla Scuola diocesana di Teologia e dal Servizio Tutela minori. Per concludere gli incontri – che hanno spaziato da elementi di teologia e pedagogia, analizzando buone pratiche ed esperienze concrete di condivisione – è stato chiamato a relazionare l’avvocato Massimo Solaroli, che ha trattato il tema degli Elementi giuridici sulla tutela minori. «Il grado di civiltà di un Paese – ha esordito l’avvocato Solaroli – si misura sulla sua capacità di difendere le persone più fragili. Tra questi rientrano sicuramente i bambini, e gli adulti hanno una grande responsabilità verso di loro: accompagnarli a diventare cittadini consapevoli, autonomi e liberi».

I diritti dei bambini: una conquista recente nella nostra società

Una grande responsabilità che può essere disattesa, come testimoniano i dati del Ministero dell’Interno che nel 2022 registravano 17.130 casi di minori scomparsi in Italia, di cui 4.128 di cittadinanza italiana. Di questi ultimi il 26% (1.073) non sono stati più ritrovati. «Sono dati significativi, che devono portarci tutti a una grande riflessione», ha sottolineato l’avvocato Solaroli, che ha proposto un excursus legislativo sul tema dei diritti dell’infanzia. A dispetto di quanto possa sembrare, si tratta di un tema che è finito solo recentemente sotto i riflettori. Per secoli i minori sono stati ‘dimenticati’ dalla società, e a loro è stato negato qualsiasi tipo di diritto specifico. La Convenzione Onu sui diritti dei bambini è del 1989, ed è stata ratificata in Italia nel 1991. «Solo negli ultimi cinquant’anni si è cominciato a riconoscere dei diritti specifici a chi non ha raggiunto ancora la maggiore età – ha aggiunto Solaroli – Ed è sempre bene tenere presente che un conto sono i doveri riconosciuti agli adulti nei confronti dei minori, e un conto sono i diritti specifici che di per sé hanno bambini e adolescenti». Scienze umane e pedagogiche hanno collaborato assieme nel sensibilizzare la società sui bisogni peculiari dei bambini nel corso della loro crescita: protezione, assistenza, l’essere valorizzati come persone e non discriminati, garantire una crescita psicofisica sana ed equilibrata.

La responsabilità degli educatori e il patto con le famiglie

Nel corso della serata si sono poi approfonditi gli aspetti penali e civili ai quali sono chiamati a rispondere educatori, capi scout, enti e associazioni nello svolgere il loro servizio. «Quando entra in gioco il penale – ha specificato Solaroli – la responsabilità è sempre personale, del singolo, che ha compiuto atti dolosi o colposi. Quando invece si tratta di civile, il fatto riguarda tutto l’ente o l’associazione che ha preso in carico il minore». Sono stati presentati vari casi concreti per sensibilizzare i presenti sulle casistiche e sui rischi a cui si può andare incontro: dalle meno alle più gravi, da lesioni e omissioni fino a forme di abuso sessuale e di potere. Al tempo stesso sono emersi alcuni concetti chiave da mettere in atto come la prevenzione e la formazione, necessari per far sì che i nostri ragazzi e le nostre ragazze crescano in ambienti sicuri. Come educatori bisogna assicurare sempre la presenza di un educatore maggiorenne durante l’attività e avere una visione generale dei giovani e della maturità dei singoli ragazzi. C’è l’obbligo di vigilanza anche all’ambiente che circonda. Fondamentale poi il rapporto con le famiglie, con cui devono sempre essere condivise le attività e il mandato educativo.

Don Michele Morandi: “Abbiamo voluto testimoniare di essere Chiesa in cammino, soprattutto nel campo dell’educazione e della tutela minori”

Al termine dell’incontro, il vicario generale don Michele Morandi ha voluto ringraziare tutti i partecipanti e i relatori che hanno permesso questa iniziativa. «Alla radice di tanti problemi educativi di oggi – ha sottolineato – c’è l’immaturità nostra, come educatori, di non percepire che noi per primi siamo bisognosi di un cammino di crescita e del confronto con gli altri ogni giorno». «Questo servizio – ha ricordato don Michele – lo facciamo nella Chiesa, e questo fa la differenza. Si tratta di rispondere a una chiamata, alla chiamata di Dio che ci fa fare esperienza di bellezza, di amicizia e di comunione. Dobbiamo sempre ricordarci questo: ogni nostra attività non viene svolta perché ci auto-chiamiamo, ma perché abbiamo risposto alla chiamata di qualcun altro che ci precede e ci invia. Nessuno ha il diritto di fare l’educatore, ma ognuno di noi può dare la propria disponibilità a questa chiamata». Infine «la sfida a cui abbiamo voluto rispondere con questo percorso non era solo evitare il male, le cattive abitudini, ma proporre un innalzamento della formazione comunitaria e di ciascuno di noi su questi temi, ed essere Chiesa in cammino».

La consegna dell’attestato agli educatori e il mandato del vescovo

Domenica 5 maggio alle 19.30 in Seminario a Faenza (via Degli Insorti 56) sarà consegnato l’attestato del percorso Chiesa, famiglia educante a coloro che hanno partecipato al corso e hanno raggiunto i 2/3 delle presenze. L’attestato sarà consegnato in occasione del mandato del vescovo, monsignor Mario Toso, agli animatori, educatori e responsabili delle attività estive. Sul sito della Diocesi, le registrazioni dei relatori. Per domande sui contenuti del corso scrivere a: tutelaminori@diocesifaenza.it.