Il tempo dell’attesa a volte diventa incubo. Quello che stanno vivendo le famiglie faentine alle prese con il ripristino delle abitazioni colpite dall’alluvione dello scorso maggio è un periodo sfiancante emotivamente, ma anche molto dispendioso. Tempi lunghi, prezzi altissimi e, come sempre, qualcuno che lucra sulle disgrazie degli altri. Abbiamo voluto capire meglio come e perché si è arrivati a questa situazione con l’architetto Fabio Monducci che si occupa di progettazione di interni a Faenza.

Intervista all’architetto Fabio Monducci

Architetto Monducci, come siamo arrivati a questo punto?
Bisogna fare un passo indietro. I costi erano alti già prima dell’alluvione. Le cause principali dell’aumento dei prezzi sono due: le guerre e la pandemia. I conflitti in corso, soprattutto quello ucraino, fanno lievitare i prezzi delle materie che diventano molto più difficili da reperire e non pochi hanno lucrato su questo. Mentre per quanto riguarda la pandemia il problema è che, finita l’emergenza, il Bonus 110% per la ristrutturazione edilizia ha fatto aumentare notevolmente i prezzi del mercato perché c’è stato un boom di interventi per gli artigiani e le imprese; una crescita della domanda ma non della manodopera. Inoltre i tempi di questi lavori sono lunghi – molti cantieri del post pandemia si stanno concludendo solo adesso – e dunque oggi un falegname può dare tempistiche che vanno dai 6 agli 8 mesi nel migliore dei casi.

Nel post alluvione è però ancora più difficile reperire le materie prime.
Certo, il problema è ancora uno squilibrio tra le risorse disponibili e quelle richieste. Sono molte di più le materie prime ordinate di quelle prodotte. Inoltre la produzione di ferro, di infissi, richiede tempi lunghi, poi se abbiamo bisogno di materie prime che vengono dall’Ucraina i tempi si allungano ancora di più.

I prezzi erano alti già prima dell’alluvione

Non è quindi l’alluvione ad aver causato un ulteriore aumento dei prezzi?
No, nel post alluvione ci confrontiamo con un mercato che aveva già visto aumentare i prezzi. La situazione si complica perché c’è carenza di artigiani e perché sono tantissime le famiglie che hanno necessità di rimettere a posto casa: i primi che si sono mossi hanno bloccato le prime ditte a disposizione. Infine bisogna anche considerare che ci sono artigiani che a loro volta sono stati colpiti dall’alluvione e hanno perso la propria attività.

Quale scenario si aspetta nei prossimi mesi?
Secondo me stiamo andando verso la normalità perché si stanno chiudendo i tanti cantieri del post pandemia. C’è da continuare a pensare però a tempi lunghi. Molti non hanno ancora iniziato gli interventi di ripristino perché hanno ancora appartamenti con pareti umide, molti lavori iniziati subito dopo l’alluvione potrebbero essere ancora in corso. Prevedo un miglioramento per il comparto edilizio, ma non sostanziale. In questo contesto l’alluvione, che ha causato dei danni materiali e psicofisici enormi, in alcuni casi porta i proprietari anche a investire di più sulla propria abitazione per metterla in maggiore sicurezza, laddove ci sono le disponibilità per farlo. Molti però sono coloro che ancora temono che possa verificarsi di nuovo un evento del genere e che quindi non investono sulla ristrutturazione.

Letizia Di Deco