Ha lasciato lo sport il ciclista francese Thibaut Pinot, 33 anni, grande scalatore. Da francese ha scelto l’autunno per l’addio, les feuilles mortes chissà quante volte l’avrà cantata. Doveva essere il nuovo re, l’erede di Bernard Hinault, è stato semplicemente sé stesso. L’hanno definito in tanti modi: la Meraviglia dell’Imperfezione, il Cavaliere dell’Impossibile, l’Ultimo Romantico, il Sisifo delle due ruote.

Thibaut Pinot: “Torno a casa, salgo sul treno della libertà”

E’ uno che ci ha sempre provato e non ci è mai riuscito. La sfortuna si è sempre piazzata al posto del traguardo: una caduta (commozione cerebrale), una polmonite, un problema intestinale, uno stiramento muscolare, un ostacolo imprevisto. Insomma, quello che capita a tutti noi. E sempre quando sembrava fatta. Anche un sacchetto del rifornimento preso in pieno viso durante una tappa dell’ultimo Tour.
In 14 anni: un Giro di Lombardia 2018, tre tappe al Tour, due alla Vuelta 2018 e una al Giro 2017. Ma se lo sport ha sempre fregato Pinot, lui non si è mai fatto fregare dalla vita. Sceso dalla bici si è diretto verso Mélisey, la cittadina dov’è nato, 1.700 abitanti, nella Franca Contea, ai confini con la Svizzera, nella fattoria in cima a un piccolo promontorio, ereditata dai trisnonni paterni, con pascoli, stagni, una mezza dozzina di asini, sei grosse vacche di razza Vosgienne, una decina di pecore e le sue adorate capre. “Il ciclismo si è preso un terzo della mia vita. Ora mi dedicherò alla natura e a me stesso. Sono felice di non aver mai vinto il Tour, mi avrebbe stravolto la vita e non volevo”. Sabato 7 ottobre scorso, dopo la sua ultima curva al Giro di Lombardia, ha detto: “Torno a casa, salgo sul treno della libertà”. Un felice “perdente” che ha già un suo mondo, pieno di luce, in cerca di libertà. Ma poi, cosa significa vincere? Tagliare per primi lo striscione del traguardo o vivere la vita nella pienezza dei nostri valori?

Tiziano Conti