«Fate in fretta e fatelo solido». È questo il commento di una faentina, pubblicato sulla pagina facebook del Piccolo, nel vedere la foto dell’avvio del cantiere che ricostruirà il muro di via Renaccio, crollato con l’alluvione di maggio. Da simbolo di quella catastrofe, la costruzione del nuovo muro vuole essere uno dei segnali più evidenti della ripartenza della città, che non può prescindere da una parola chiave: sicurezza. Dopo un inizio di ottobre più estivo che autunnale, ora si attende l’arrivo del maltempo e i cittadini hanno paura di nuovi allagamenti e inondazioni. Argini da consolidare, muri da ricostruire, fogne da ripristinare, ponti che devono tornare a unire la città: una corsa contro il tempo per far sì che i quartieri non siano abbandonati a loro stessi. Senza queste garanzie, impossibile pensare a un futuro in via Lapi, nel Borgotto, in via Cimatti, nell’Orto Bertoni. A guidare gran parte di questi lavori di urgenza e somma urgenza è la Regione, l’ente preposto alla sicurezza dei fiumi, a cui va anche l’onere economico degli interventi. Al Comune il compito di vigilare, segnalare e far sì che nemmeno un giorno di tempo venga sprecato. «L’obiettivo di questi mesi è stato ripristinare il prima possibile lo stato di sicurezza pre-alluvione – spiega l’assessore alla Protezione civile Massimo Bosi -. Per quanto riguarda il centro città, sono terminati i lavori di consolidamento dell’argine del fiume Lamone, che hanno interessato in particolare il lato sinistro idraulico».
Via Renaccio e centro città
L’aspetto dell’alveo, che si presenta ora glabro e privo di vegetazione, è profondamente cambiato. «Non è la classica pulizia che deve avere un corso d’acqua – precisa Bosi -, ma dovendo ricostruire completamente le sponde del fiume, si è realizzato un intervento di questo tipo. Il disboscamento è stato portato avanti, in particolare, per favorire i lavori di consolidamento degli argini dopo l’alluvione. Non sarà questo l’aspetto permanente del fiume, tornerà anche l’erba e la vegetazione che verrà ritenuta utile per l’ecosistema fluviale e per consolidare ulteriormente gli argini». Pur con qualche giorno di ritardo, il cantiere per ricostruire il muro è pronto e ora inizieranno i lavori: si conta di terminarli entro fine ottobre. È bene precisare che il precedente muro in mattoni non aveva lo scopo di proteggere dalle esondazioni, ma, alla luce di quanto accaduto, quello nuovo potenzierà questa funzione. «Il muro sarà lungo 600 metri e alto 1,5. Verrà realizzato con micropali piantati a terra poi ricoperti da una struttura in cemento armato» spiega l’assessore. L’altro punto nevralgico dell’area è il ponte delle Grazie, ancora interdetto alle auto. Qui si è in attesa dell’ok per il finanziamento da 60 milioni di euro per l’Unione della Romagna faentina (di cui 30 per il Comune di Faenza) che andranno a finanziare la costruzione del ponte bailey, riasfaltature e altri interventi di viabilità. L’obiettivo annunciato è costruire il ponte bailey entro la fine dell’anno, dato che è stato inserito tra gli interventi di somma urgenza (da terminare entro tre-sei mesi).

Orto Bertoni e via San Martino
Il Lamone resta l’osservato speciale per tutto il suo corso. Dal ponte della ferrovia, passando per via Renaccio, i lavori sugli argini di disboscamento e consolidamento proseguono e portano fino all’Orto Bertoni, altro quartiere colpito dall’alluvione, dove i cittadini sono particolarmente preoccupati. A differenza del centro città, qui i lavori non sono ancora terminati. «Gli interventi per ricostruire l’argine rotto sono stati condotti interamente dal Comune: qui non avevamo tempo per aspettare – spiega l’assessore Bosi indicando il punto del sovrargine al limite del parco Baden-Powell dove le acque hanno rotto e sono arrivate poi fino al cimitero –. Al di là di questo nostro intervento, i lavori sugli argini sono proseguiti a carico della Regione». Dalla rottura dell’argine, dove è arrivata la pulizia del fiume, i lavori proseguiranno ora per andare verso Brisighella nei prossimi due mesi. «C’è un punto in particolare, proseguendo nell’Orto Bertoni, dove l’argine si è particolarmente ristretto: qui bisogna fare in fretta». Nel proseguimento dei lavori verranno anche eliminati diversi orti abusivi attualmente presenti sugli argini. Ci si sposta verso un’altra area critica, quella del Marzeno. Qui i lavori, partiti dalla confluenza con il Lamone, sono più indietro, ma si procede andando verso Modigliana. In particolare sotto osservazione è la piccola diga di San Martino, dove si stanno facendo lavori di pulizia.
Il futuro
«Questi sono tutti lavori, come detto, per il ripristino della sicurezza pre-alluvione – commenta Bosi –. La struttura commissariale procederà poi in questi mesi a realizzare uno studio complessivo, che verrà presentato entro fine primavera prossima, nel quale verranno presentati i progetti per migliorare la situazione idrica di tutta la Regione. Con i cambiamenti climatici in atto, è un passaggio fondamentale per ridisegnare il nostro territorio facendo rete tra tutte le strutture regionali». Per far diventare realtà tutto non bastano poi i soldi. Per ideare e realizzare tutti i progetti necessari, serve personale tecnico, di cui i Comuni spesso sono sprovvisti. Il rischio è avere i finanziamenti, ma non il personale in grado di portarli a termine. E in questo si chiede l’aiuto della struttura commissariale. «Su questo aspetto – dice Bosi – finora siamo stati aiutati solo dall’Anci». L’alluvione ha messo in secondo piano diversi interventi che erano in programma per rinnovare la città tramite i fondi Pnrr come la Cittadella dello sport o il rinnovo di Palazzo Esposizioni. «Il Pnrr ha scadenze precise che non ammette deroghe, ma noi come Amministrazione abbiamo fatto una scelta: andiamo avanti lo stesso con i progetti e diversi cantieri sono già in programma», conclude l’assessore.
Samuele Marchi














