Il 2022 è stato un anno importante per il Museo Diocesano di Faenza, un anno in cui si è iniziato a raccogliere i frutti del lavoro svolto in questi ultimi anni. Per tracciare un bilancio dell’attività del Museo, dopo aver incontrato il direttore monsignor Mariano Faccani Pignatelli, abbiamo intervistato il vice direttore Giovanni Gardini.

Intervista a Giovanni Gardini, vice direttore del Museo. Allo spazio espositivo di Santa Maria dell’Angelo oltre 7mila visitatori

Gardini, come riassumere il 2022 vissuto dal Museo Diocesano?

In Museo è proseguito il lavoro sui restauri, sulle collezioni, sui depositi. E poi c’è lo spazio espositivo: la scelta, nel 2018, di riaprire una chiesa chiusa perché divenisse uno spazio aperto alla cultura è stata quanto mai indovinata. Nel ‘22 Santa Maria dell’Angelo è stata praticamente sempre aperta: in primavera con la mostra Disvelare il sacro, incentrata sui restauri effettuati negli ultimi anni, con la mostra su Giuseppe l’ebreo di Elvis Spadoni e con la personale di Enrico Versari, Harmonia mundi. Da settembre fino all’8 gennaio scorso sono state allestite altre mostre: Altrove. Viandanti, pellegrini e sognatori e MiszMasz, eventi che hanno visto la collaborazione dei Comuni di Faenza e Ravenna e che sono stati pensati in occasione della VII edizione della Biennale di Mosaico Contemporaneo e di Argillà. A dicembre, inoltre, c’è stata la personale di Giorgia Severi, Sacred Forest. I numeri sono stati quanto mai significativi, per una realtà come la nostra.
Nel periodo della mostra Altrove sono state registrate 5.341 presenze, 15 le classi delle elementari coinvolte, 50 le visite guidate delle superiori. Un anno, che in totale, ha visto passare da Santa Maria dell’Angelo oltre 7mila presenze.

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Presentazione mostra Altrove.

Questo spazio espositivo è diventato negli anni anche un vero e proprio luogo di relazioni, dialogo intergenerazionale e confronto.

Luogo di relazioni. È la parola giusta. Tanti a Faenza, e non solo a Faenza, sentono ormai Santa Maria dell’Angelo come uno spazio “loro”. Ed è giusto che sia così. La chiesa, e i suoi spazi, sono luoghi accoglienti, devono esserlo, è la loro natura. È difficile dire quali progetti siano stati più significativi di altri: certamente tutti hanno creato belle relazioni e sono stati motivo di crescita. Moltissime sono state e sono le collaborazioni sul territorio: senza di queste non saremmo certo riusciti a portare avanti tutte le iniziative che in questi anni sono state realizzate.

Sono state avviate importanti relazioni anche con l’Università di Bologna: molti studenti sono entrati a contatto con voi. Come sta andando questa esperienza?

La collaborazione con il Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei beni culturali, iniziata alcuni anni fa, è proseguita anche nel ‘22 grazie alla disponibilità dei docenti e degli studenti. Un ringraziamento particolare va alle professoresse Florence Caillaud, Katiuscia Doppiu e Cristina Leoni. Spesso gli spazi del Museo sono diventati vere e proprie aule di lezione o di laboratorio. Tantissimi giovani sono passati, molti di loro in questi anni hanno svolto il loro tirocinio (studenti del Corso di Beni Culturali o dell’Issr Marvelli di Rimini) e questo per noi è stata una bella opportunità, anche di confronto con le nuove generazioni. Diversi tirocinanti, inoltre, hanno scelto come oggetto della loro tesi opere del Museo.

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Quale sarà il percorso artistico e culturale che avete deciso di intraprendere per il 2023?

Anche quest’anno abbiamo intenzione di proseguire i progetti sulla conservazione e valorizzazione delle opere presenti in Museo, sia quelle allestite sia quelle nei depositi. Sono già stati avviati alcuni progetti di restauro, resi possibili grazie ai fondi dell’8xmille, che a breve avremo piacere di presentare. Resta forte la consapevolezza che tutte le iniziative del Museo non sono fini a se stesse, ma sono pensate, elaborate e attuate all’interno di una progettazione pastorale della Diocesi. Tutte le nostre iniziative, infatti, partecipano all’opera evangelizzatrice della Chiesa.

Nello specifico, quali mostre nel breve e medio termine avete in programma?

Attualmente stiamo lavorando al riallestimento della grande scenografia di Romolo Liverani, a lui commissionata dai Gesuiti nella seconda metà del XIX secolo. Attorno a essa abbiamo costruito un importante progetto espositivo che a brevissimo avremo modo di presentare. Un grazie sentito va alle tante persone che hanno generosamente partecipato al crowdfunding avviato nello scorso autunno affinché il riallestimento della grande scenografia pensata per il Venerdì santo fosse realizzato.

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s.m.