Bollette sempre più alte, costi di gestione ormai insostenibili e attività sportive che ancora faticano a tornare a regime dopo due anni di pandemia. Così gli impianti sportivi si trovano di fronte a un bivio in questo mese di marzo: restare aperti o chiudere. Alcuni gestori delle piscine della provincia come Ravenna e Lugo hanno optato per una momentanea chiusura, mentre la piscina di Faenza ha scelto di restare aperta, facendo in questo momento prevalere la logica della propria mission, ma se non ci saranno supporti economici in prospettiva la chiusura sembra inevitabile.

Roberto Carboni (Nuova CogiSport): Le motivazioni della decisione

“Restiamo aperti – scrive in un comunicato Roberto Carboni, presidente della Nuova Cogisport, ente che gestisce la piscina comunale di Faenza -anche se ogni logica economica come gestione era di chiudere. Restiamo aperti dopo averne parlato tra noi, come sempre, con le associazioni sportive nostre socie, i nostri soci lavoratori, ma anche allenatori e anche clienti. Personalmente avevo proposto una chiusura di una settimana, anche per sostenere la giusta azione dei gestori di Lugo e Ravenna, ma c’è stata una contrarietà da parte delle società sportive che lunedì iniziano i nuovi corsi. Perplessità anche da parte di soci-lavoratori che hanno visto  numeri di frequenza del pubblico incorraggianti (ancora un -20% sul 2019 comunque) nelle ultime settimane e non vogliono mandare un messaggio comunque negativo verso l’attività fisica che è stata traumatizzata in questi ultimi due anni (specialmente al chiuso) per i cittadini. Perplessità da parte dell’associazione sportiva disabili che svolge un’ attività importante e sociale verso i più fragili e che nella nostra piscina ha numeri alti”.

“Cosa possano essere i costi energetici di marzo non si riesce neanche a immaginare – prosegue Carboni -si parla almeno tra il triplo e il quadruplo del settembre scorso. Noi, bene o male, non siamo un gestore puro. Siamo nati dalle associazioni sportive come strumento economico più idoneo alla gestione. Una nostra peculiarità e forza in tanti periodi che abbiamo affrontato, una debolezza forse in momenti come questi dove ci preoccupiamo più dei nostri corsisti, agonisti, clienti che frequentano la piscina che dei conti dell’azienda. Dove la mission prevale sulla logica economica. Per chi non capisse parliamo per la piscina di Faenza di un consumo medio annuo tra i 250 e i 270.000mc di gas annui. Un mese invernale portava fatture dai 15 ai 20.000 euro a livello di gas (oltre al costo di funzionamento cogeneratori circa 5000). Da ottobre fare il conto è facile: la moltiplicazioni è x2,2 nei mesi migliori o x4 come sembra nel mese di marzo, probabilmente con una media del 2,5-2,7 nei sei mesi invernali. Il costo di una villetta bifamiliare carina”.

“L’impianto non è di nostra proprietà e del Comune di Faenza – conclude Carboni – Questo impianto annotava 220.000 presenze nel 2019 (114.000 nel 2021 in pandemia). Io non credo che una città come Faenza possa fare a meno di un luogo dove sport, sociale, divertimento, aspetti sanitari sono alla base di tutto.  Questo però è un altro discorso su cui tornerò e che comprende i vari livelli istituzionali. In conclusione rimaniamo aperti, ma voglio esprimere la mia totale solidarietà al gestore di Lugo e Ravenna per la loro azione e vorrà dire che dopo l’estate (se ci arriviamo), stante le attuali condizioni, e da questo non si scappa, chiuderemo gli impianti un mese prima di loro”.