Abbiamo dato l’ultimo addio a un amico di lunga data che a vario titolo i faentini hanno conosciuto ed apprezzato. Con i suoi 94 anni Angelo Sangiorgi si è fatto conoscere per la sua preziosa professione di “elettricista” che, da vero e autentico artigiano, interveniva con professionalità e precisione là dove veniva richiesto e per degli interventi spesso urgenti e non facili, ma lui non mancava di rendersi presente e di risolvere.

Qui però voglio ricordare la sua figura di appassionato della musica che, come corista, per tutta la vita ha dato voce alle sue doti tenorili durante le funzioni liturgiche, a non, nelle chiese della città e della Diocesi.

La sua era una passione sentita e vissuta sia nella forma, curata, attenta e fedele agli spartiti, ma anche e soprattutto nella espressione del contenuto che ispirava e modulava il canto. In questo era un valido esempio per chi era con lui nel coro e non mancava di richiamare gli altri a una attenta e puntuale manifestazione corale dei vari brani.

La festa dell’Immacolata a San Francesco si può dire che era una data che nel suo calendario era sempre segnata, con le immancabili “prove” che sotto la guida dell’indimenticato padre Albino si dovevano sempre effettuare. E si può dire che Angelino era un vero punto di riferimento, perché la sua parte la conosceva in modo perfetto, e spesso riusciva a sorreggere tutto il coro con uno sguardo e con la nota giusta.

Ricordo con nostalgia e un certo rimpianto, le lunghe giornate delle feste natalizie, precedute da molte prove, che iniziavano dalla Messa di mezzanotte, seguivano con il Pontificale delle 11 e con i Vespri e Litanie del pomeriggio. Così per anni anche per la Festa della Madonna delle Grazie.

Piccolo, ma indispensabile servizio che, a cominciare da Angiolino e dalla sua Barbara, il Coro del Duomo (passatemi il titolo) ha svolto ai tempi dei parroci Bertoni, Montevecchi, Brunato e Facchini. Poi i tempi corrono e le situazioni evolvono, senza comunque cancellare il passato. Personalmente di Angelo porto nel cuore un grande gratitudine per quello che mi e ci ha dato come persona, come padre, come professionista e come figura esemplare.

Confesso che il canto conclusivo alla messa di esequie, cantato con voce angelica da sua nipote Gertrude, Signore delle cime, ha messo in risalto la grande passione di Angiolino che, all’amore per l’armonia musicale, univa quello per l’armonia delle montagne, sui cui sentieri ritemprava il suo spirito.

Enrico Argnani