Caro Francesco, un giorno di tanti anni fa il buon Dio decise di farmi un bellissimo regalo e ti pose sul mio cammino. Da quel giorno tu sei diventato per me un punto di riferimento, un esempio da imitare. Sei sempre stato un uomo integerrimo, non disposto a compromessi, sempre disponibile all’ascolto di chi si trovava in difficoltà o ti chiedeva di intervenire in suo favore.

Per lunghi anni sei stato un elemento importante non solo per me, ma anche per il Comitato di Amicizia, organismo sorto 50 anni fa, grazie alla sollecitazione dell’abbé Pierre, fondatore di Emmaus.

Eri membro del consiglio direttivo e responsabile del settore riuso dove vengono accolti mobili che possono avere nuova vita. A dire il vero, la tua pazienza e la tua maestria, riusciva a dare nuova vita anche a oggetti che non sembravano avere più nessuna utilità. Tu trascorrevi ore e ore a riparare, rimettere in sesto oggetti da buttare e che dopo un tuo lungo intervento riacquistavano nuova bellezza e ritornavano ad essere utili. Questo tu hai collaborato a farlo anche verso tanti “ultimi” sparsi in varie località del sud del Mondo.

Essi erano considerati dalla loro società dei perdenti, degli inutili e venivano abbandonati al proprio destino.

Grazie a piccoli progetti di promozione umana finanziati anche con il frutto del tuo impegno, molti di questi “ultimi” hanno potuto frequentare una scuola, imparare un lavoro, costruirsi una famiglia e diventare elementi utili allo sviluppo della società locale.

L’impegno di Francesco Sami per la popolazione del Sud del mondo

In definitiva, per molti anni ti sei fatto carico della sofferenza degli ultimi e li hai accompagnati in un cammino di redenzione. Nessuno di loro sa che tu hai collaborato a salvarli, nemmeno quel bambino messicano in favore del quale hai offerto una borsa di studio, affinché potesse abbandonare la strada e i pericoli che l’avrebbero sopraffatto. Il buon Dio sa quanto hai fatto in favore degli ultimi e ti ricompenserà.

Assieme abbiamo condiviso anche momenti privati, legati al nostro desiderio di camminare ore e ore lungo le strade che si inerpicano sulle colline della nostra Faenza e città vicine. Ricordo le sveglie prima dell’alba e le lunghe camminate che ci portavano a raggiungere mete che molti consideravano troppo lontane, ma che per noi erano una normalità.

Molte volte abbiamo partecipato al più prestigioso evento podistico: Firenze – Faenza. Durante questi cammini abbiamo imparato a dominare i nostri istinti, a vincere i momenti di sconforto, a stringere i denti per superare i momenti difficili. È stato bello fare questo assieme a te!

Caro Francesco, grazie per la tua amicizia. La stima nei miei confronti e per la condivisione degli ideali che ci hanno ispirato l’abbé Pierre, Maria Laura Ziani e Franco Bettoli e ci ha permesso di visitare assieme località sperdute del Brasile e del Messico. In tuo ricordo il nostro organismo si impegna a realizzare una scuola elementare a Kabinda (Congo).

In quel luogo, per mancanza di strutture adeguate, un numero elevato di fanciulli, anziché frequentare una scuola, resta perennemente sulla strada, con le drammatiche conseguenze che ne derivano.

Grazie a questa realizzazione, centinaia di bambini verranno liberati dalla schiavitù dell’ignoranza e saranno in grado di costruirsi una vita degna di un essere umano. Continuerai a svolgere la tua opera in favore degli “ultimi” anche se non apparterrai più fisicamente al mondo terreno.

Come ti ho detto alcuni giorni fa, quando mi hai permesso di venire a salutarti, benché ti trovassi sul tuo letto di dolore, ti ripeto: «Grazie Francesco, per l’affetto e la stima di cui mi hai fatto oggetto».

Raffaele Gaddoni