Abbiamo percorso e meditato la Via Crucis, la via della Croce. Essa è stata rivissuta per ricordarci la passione d’amore volontariamente accettata da Gesù Cristo. Egli l’ha accolta liberamente, non l’ha rifiutata. Anzi, l’ha amata, desiderando vivere il dono totale di sé, sino alla morte, per dare compimento alla nuova creazione, che egli era venuto ad iniziare con la sua incarnazione nell’umanità. La croce su cui viene inchiodato ed è innalzato ci indica la via della rigenerazione dell’uomo ma anche del creato. Mediante la sua passione, culminata con la crocifissione, Gesù intende dare a tutti un pensiero e un cuore nuovi e, con ciò stesso, porre le fondamenta di una storia più a misura della dignità umana, di una nuova civiltà, quella dell’amore fraterno di cui ci ha parlato l’ultima Lettera enciclica Fratelli tutti.

Poniamoci di fronte alla Croce come persone adulteresponsabili delle nostre famiglie, delle comunità ecclesiali, delle nostre città e della nostra Diocesi. Confrontiamoci con la passione d’amore di Gesù Cristo, nostro Pastore, Colui che nutre, compatta e trasfigura le nostre comunità ecclesiali e le nostre esistenze. Domandiamoci: ci sentiamo davvero in comunione con Gesù sofferente d’amore per Dio, per la Chiesa e per l’umanità? Ci consegniamo sempre di più a Lui e condividiamo con convinzione, con uno slancio d’amore travolgente, il suo grande progetto di rinnovamento dell’umanità? Crediamo fermamente in Gesù Cristo, come principio e fine di una vita nuova? È per noi la pietra d’angolo su cui edifichiamo la nostra comunità offrendoci come pietre vive?

Mentre ci poniamo questi interrogativi, pensiamo al nostro lavoro apostolico, in particolare ai tre fulcri su cui saremo invitati a riflettere per attuare il prossimo Sinodo della Chiesa italiana, non solo ai vertici ma anche a livello diocesano. I tre fulcri sono: annuncio della parolafraternità solidaleconversione pastorale.

In questi giorni è giunto ai vescovi italiani, inviato dal papa, mediante il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Bassetti, un testo di Armando Matteo, intitolato Pastorale 4.0. In tale testo si parla dell’eclissi dell’adulto e, per conseguenza, della caduta della trasmissione della fede alle nuove generazioni. L’adulto di oggi, piuttosto assente nella vita ecclesiale, ma anche poco formato dal punto di vista spirituale e teologico, compromette la trasmissione della fede tra le generazioni, nelle famiglie. Come mai? Una delle ragioni principali è che nella comunità ecclesiale si dedicano la maggior parte delle energie nell’educazione alla fede relativa all’iniziazione dei bambini e dei ragazzi. Le generazioni degli adulti, fatte alcune eccezioni, sono meno seguite e meno impegnate in una formazione seria.

L’eccesso di interesse per i bambini e i ragazzi – peraltro fortemente diminuito in questo tempo di pandemia – fa sì che gli adulti sfuggano quasi del tutto dall’orizzonte degli operatori pastorali. Questi, forse, continuano ad immaginare che gli adulti vivano sempre le stesse situazioni, senza pensare che siano necessarie iniziative proporzionate alle molte questioni che si pongono in una società fluida, priva di solidi punti di riferimento. Il risultato complessivo non è incoraggiante. Infatti, tutti sappiamo che gli effetti del percorso dell’iniziazione, specie dopo il sacramento della cresima e di questa pandemia, non sono dei più felici. Sono pochi i giovani cresimati che continuano a frequentare la comunità. Pertanto, nonostante le energie dispiegate dai sacerdoti e dagli operatori pastorali, troviamo nelle nostre comunità sì un certo numero di bambini e ragazzi, alcuni giovani, ma poche di quelle persone adulte che nella società rivestono varie e importanti responsabilità. Sono più presenti gli anziani. Questa è la situazione che spesso si riscontra.

La Chiesa deve passare dalla pastorale che dà luce al mondo degli adulti alla pastorale che li dà alla luce

Di fronte a questo le nostre comunità sono chiamate a cambiare la loro pastorale, per dare alla luce adulti che servono per l’annuncio, per la testimonianza della fede oggi. La Chiesa deve passare dalla pastorale che dà luce al mondo degli adulti alla pastorale che li dà alla luce, che li genera per la missione. In vista di ciò, le nostre comunità, le nostre associazioni sono chiamate ad aiutare gli adulti ad rincontrarsi con Gesù e ad innamorarsi di Lui, perché è così che si diventa cristiani missionari. In definitiva, occorre una più intensa pastorale degli adulti. Solo se riusciremo ad attivare seriamente una tale pastorale, assieme ad una pastorale vocazionale giovanile rinnovata dopo la pandemia, avremo meno credenti con una testa e con un cuore che non graviteranno fuori dalla Chiesa, lontani da Cristo e dal suo lavoro di redenzione universale, di trasfigurazione del mondo. La Chiesa – cioè noi – è chiamata a generare adulti che, tutti i giorni, portano nel cuore e nella vita, Gesù Cristo risorto, e si uniscono al suo rinnovamento di tutte le cose. Cristo, posto al centro del cuore, sollecita costantemente al bene, mette inquietudine di fronte al male, all’ingiustizia, alla povertà.

Di fronte alla Croce, ove ammiriamo la bellezza dell’umanità di Cristo in cui rifulge la pienezza del dono di sé, facciamo il proposito di non essere: quegli adulti che sono tiepidi, indifferenti nei confronti di Cristo e della comunità ecclesiale; quei credenti che lo sono solo in Chiesa e non nella vita quotidiana; quegli adulti che, privi di una formazione seria e continua, vivono di nozioni infantili circa la vita cristiana. Chiediamo a Cristo crocifisso la grazia dell’unità della fede con la vita. Domandiamo il dono di vivere attivi nella contemplazione di Lui, contemplativi nell’azione costruttrice della città. Solo così le nostre comunità potranno disporre di adulti che vivono Cristo e sono in grado di mettere mano alla Chiesa del futuro.

Faenza, cattedrale 31 marzo 2021.