Antonio Vulpio è attore e formatore legato all’improvvisazione teatrale. Nato a Milano ma faentino di adozione, nel 2008 fonda a Bologna “Teatro a Molla” insieme a Luca Gnerucci e Antonio Contartese. Ha partecipato nel 2020 alla serie “Social Family” con Katia Follesa e Angelo Pisani su Real Time come Il portiere impiccione. 

Intervista ad Antonio Vulpio

Il tuo lavoro si articola tra spettacoli, corsi e viaggi. Com’era la tua quotidianità lavorativa?

Mi preparavo molto a organizzare i corsi (faccio avviamento all’improvvisazione o corsi di approfondimento, coaching per gruppi di teatro o per aziende). Inoltre con una cadenza regolare ci sono gli spettacoli. Generalmente li produciamo a Bologna, oppure li organizzo a Faenza. Poi, ogni tanto, mi invitano da qualche parte come ospite, anche all’estero. Prossimamente avrò una serie di festival, ma saranno virtuali: non mi muoverò da casa mia, comodo no? 

Marzo 2020 arriva il Covid. Com’è cambiato la tua attività da allora? 

Il 22 febbraio 2020 ero in scena. Il giorno dopo hanno chiuso tutto. Quello che mi ha più disturbato è stata la consapevolezza che, da improvvisatore, sono abituato a prendere una situazione difficile, e guardarla da un altro lato, ma questa capacità non mi aiutava! Siamo poi ripartiti da una domanda: cosa potevamo fare senza essere in presenza. Ho pensato che si poteva lavorare sull’espressività del volto, sul senso delle parole che diciamo, su quelle micro espressioni che quando reciti sfuggono. Per gli spettacoli ho sempre avuto una certa resistenza a farli non in presenza. Però coi colleghi del Teatro a Molla ci siamo inventati uno spettacolo telefonico, che abbiamo fatto il 21 marzo. È stato uno spettacolo a offerta libera, ci siamo immaginati come si possa legger la realtà semplicemente dai messaggi audio o dalle telefonate.

Facciamo un gioco: improvvisiamo. Facciamo finta che domani non ci sia più il Covid. Cosa ti lascia questa esperienza e come ripartire? 

C’è una grande voglia di tornare a fare le cose di persona. Anche quando torneremo alla normalità, non sarà come prima: spero che si torni a una normalità consapevoli di tante cose. Quando si ripartirà, in qualunque maniera, quello che rimane è la fiducia che, anche in un processo doloroso, abbiamo la capacità di oltrepassare gli ostacoli, di assimilarli, di farli diventare parte di te, e scoprire punti di vista nuovi. È un arricchimento. Il Covid è stata una lezione dolorosa che mi porterò a casa. 

Mattia Randi