Dall’11 al 18 ottobre torna il Festival della Comunità educante, giunto alla VI edizione, con un programma ricco di eventi e appuntamenti. Il filo conduttore sarà «Capaci di pace: con sé stessi, con gli altri e con il creato», un tema che attraversa le proposte rivolte a scuole, insegnanti, famiglie e cittadini.

Dall’11 al 18 ottobre torna il Festival della Comunità educante, giunto alla VI edizione, con un programma ricco di eventi e appuntamenti: momenti di formazione per insegnanti, incontri con autori, mostre, spettacoli, conferenze, laboratori didattici per tutti gli ordini di scuola e iniziative per bambini e famiglie. Il filo conduttore di tutto il festival sarà Capaci di pace: con sé stessi, con gli altri e con il creato.

Un tema che attraversa l’intero programma e che si pone come mezzo e fine del nostro agire e come strumento e stile che devono orientare le politiche educative.

Una rete educativa che coinvolge il territorio

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«Il Festival – spiega Fabio Taroni, della cooperativa sociale Kaleidos e coordinatore pedagogico del Festival – è prima di tutto una rete di relazioni con le tante realtà educative che animano il nostro territorio.
Non si tratta solo di un calendario di incontri e contenuti, ma anche di condivisioni, testimonianze, incontro di persone che operano concretamente in ambito educativo». È questa, in effetti, la caratteristica che negli anni ha contraddistinto la manifestazione. Nata nel 2016 dallo stimolo del proverbio africano secondo cui «per educare un fanciullo, serve un intero villaggio», l’iniziativa mette insieme realtà educative, associazioni, cooperative, istituzioni e singoli professionisti, con l’obiettivo di costruire proposte condivise per l’intera comunità.

Nato come settimana dell’educazione faentina, dalla penultima edizione il Festival ha coinvolto anche gli altri Comuni della Romagna Faentina, allargando il proprio raggio d’azione. «Questo ci ha chiamati a un programma più allargato – racconta Taroni – e stanno aumentando le realtà che esprimono il desiderio di aderire al Festival».

Le iniziative che anticipano il Festival

Una rete che quest’anno non si limita agli otto giorni ufficiali del Festival. Sono infatti numerose le iniziative che hanno scelto di collegarsi alla manifestazione come “anteprime”.

È il caso della Festa del Volontariato della Romagna Faentina, di Meglio riusare che buttare e di LudiFa, in programma il 10 e 11 ottobre a Faventia Sales, con giochi da tavolo e di carte, giochi di ruolo, tornei, attività per bambini e famiglie e momenti di confronto sul rapporto tra gioco, didattica e cittadinanza. Anche il territorio romagnolo più ampio entra nel circuito del Festival. Ad Alfonsine, domenica 4 ottobre, è in programma l’incontro con Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, dal titolo Esci da quella stanza. Come e perché rimettere i nostri figli fuori nel mondo. «Vogliamo che il festival – sottolinea Taroni – sia la testimonianza che il fare squadra, scambiarsi idee, aprirsi a nuovi approcci sia la strada giusta da percorrere per aiutare a crescere la nostra comunità. L’emergenza educativa che attraversiamo è evidente e va affrontata creando alleanze, collaborazioni, relazioni, giochi di squadra, condivisioni. Occorre camminare insieme!».

L’educazione riguarda tutta la comunità

Il senso, dunque, non è costruire un calendario per specialisti dell’educazione, ma portare il tema fuori dalle scuole e dagli addetti ai lavori. «L’educazione è un tema trasversale che tocca tutti. Conferenze, mostre, incontri educativi: non solo specialisti, ma un tema che deve riguardare chiunque. Per avere una città più vivibile serve una città più attenta ai bambini e ai loro bisogni».

Il tema scelto per questa sesta edizione è particolarmente impegnativo. Capaci di pace significa innanzitutto interrogarsi sulla possibilità di costruire relazioni pacificate con se stessi, con gli altri e con l’ambiente. La pace viene proposta non soltanto come obiettivo, ma come metodo educativo: imparare a gestire i conflitti, riconoscere l’altro, assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Un’impostazione che il programma collega anche agli 800 anni dalla morte di San Francesco e al Cantico delle Creature. «La pace è nella bocca di tutti, ma tradurla nei comportamenti umani è molto faticosa – osserva Taroni -. Tutti sappiamo che è meglio la pace rispetto alla guerra, ma nel nostro dna abbiamo anche ciò che ci porta verso lo scontro. Dobbiamo andare incontro all’altro non solo con la testa, ma davvero». Da qui l’attenzione, nelle attività rivolte alle scuole e alle famiglie, a parole come rispetto, tenerezza, gentilezza e ascolto. Ma proprio perché il tema della pace può assumere significati diversi, il festival prova a non trasformarlo in un terreno di contrapposizione. «A Faenza abbiamo associazioni ed enti che hanno posizioni diverse. Il Festival dà voce a tutti. Cercheremo un aspetto propositivo, non le rivalità. La città educante è fatta di tanti pensieri, alcuni anche opposti, ma dobbiamo metterci in dialogo, con ascolto attivo, ritornando all’umano». È un’impostazione che trova un momento particolarmente significativo martedì 13 ottobre, quando a Faventia Sales sarà ospite Marianella Sclavi, etnografa, sociologa e studiosa dei processi partecipativi, per l’incontro Elogio dei Tre saperi. Cittadini, politici e tecnici in dialogo e in ascolto. Il tema dell’ascolto e della gestione creativa dei conflitti torna così al centro del festival.

La formazione degli insegnanti

Il programma guarda però anche alla formazione degli insegnanti. Roberta Favia, esperta di letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, sarà protagonista di Pagine che mostrano, menti che pensano, mentre Marco Orsi, ideatore del modello Scuola Senza Zaino, proporrà un appuntamento dedicato alla leadership educativa. Sono già numerose le adesioni ai momenti formativi, a conferma di un interesse cresciuto nel tempo. «Rispetto alle prime edizioni, gli insegnanti vengono a vedere le nostre proposte. Sono molto più attenti, sanno che facciamo proposte di qualità e partecipano», racconta Taroni.

Il dialogo tra le realtà educative

In dieci anni, secondo il coordinatore pedagogico, il cambiamento più significativo è però un altro: il dialogo tra le realtà che operano sul territorio. «È una quarantina d’anni che mi permetto di essere presente nel settore educativo. Rispetto a dieci anni fa, un grande risultato è il dialogo. Dove si dialoga, si cresce». Taroni cita, come esempio, il lavoro sull’inclusione: realtà che un tempo operavano separatamente oggi si incontrano attorno a tavoli comuni e condividono proposte. È forse questo il risultato più concreto del Festival: non tanto aggiungere un’altra manifestazione al calendario cittadino, quanto creare occasioni perché realtà che già fanno educazione possano conoscersi, collaborare e costruire qualcosa insieme. «Il Festival è anche un aggregatore di realtà ed energie che già ci sono», sintetizza Taroni.

Dopo sei edizioni, e guardando al decennale del percorso iniziato nel 2016, la macchina organizzativa è diventata più strutturata, anche nella comunicazione e nella proposta formativa. Ma la filosofia resta quella originaria: mettere in rete un territorio e riconoscere che l’educazione non appartiene a una sola categoria professionale.

«Questa settimana gli enti dedicano energie, forze, volontariato e risorse economiche. Ognuno ci mette del suo. È questo che ci permette di fare il Festival».

Una manifestazione sostenuta dalla rete degli enti partecipanti, dai partner e dai finanziatori, con iniziative gratuite e la possibilità di contribuire attraverso offerte libere.

E così, dall’11 al 18 ottobre, il Festival proverà ancora una volta a portare la domanda educativa fuori dai luoghi abituali, dentro la città e dentro le relazioni quotidiane. Perché, come ricorda Taroni, anche di fronte alle grandi questioni del presente, «occorre riscoprire il contatto umano tra le persone. Occorre educare sempre e ancora, perché educare è un po’ come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto».

Francesco Savorani