Una band arrivata a Faenza da Milano, cinque musicisti, due album e diversi singoli pubblicati negli ultimi due anni e mezzo. E un’esibizione al Mei che, secondo il racconto della formazione, si è conclusa dopo un solo brano. È questa la vicenda che Samuele Righini, chitarrista dei Negative Message, ha segnalato a Il Piccolo, chiedendo che venisse resa pubblica. La band avrebbe dovuto esibirsi domenica sera, 4 ottobre, alle 22.50. «Verso le 21 della sera in cui avremmo suonato – racconta Righini – ci è stato comunicato che probabilmente ci avrebbero anticipato, senza specificare bene il motivo». Un cambiamento che, in quel momento, i musicisti avevano accettato senza particolari problemi, anche perché erano già a Faenza.
La situazione, però, sarebbe cambiata una volta arrivati sul palco. «Appena saliti ci è stato comunicato dalle forze dell’ordine prima che non avremmo proprio suonato. Poco dopo invece ci hanno fatto salire sul palco e per concludere hanno staccato l’impianto dopo il primo pezzo». Il punto che il musicista contesta soprattutto è la mancanza di una spiegazione chiara sulle ragioni dell’interruzione. «Non sono mai state rese chiare le motivazioni», afferma Righini. E aggiunge che, secondo quanto riferito alla band, ci sarebbero state versioni differenti sulle responsabilità della situazione: «Era semplicemente un darsi la colpa a vicenda, c’era chi diceva che era colpa della polizia, chi dell’organizzazione del Mei, chi del Comune». La band, precisa il chitarrista, aveva un accordo per un set di venti minuti. Dopo la loro esibizione era prevista quella di almeno un’altra formazione. «Semplicemente quello per cui eravamo venuti. Suonare un set di 20 minuti, non mi sembra di chiedere qualcosa di folle», sottolinea.
Righini racconta anche il rapporto avuto nei mesi precedenti con l’organizzazione del Mei. «Ci siamo sentiti per mesi direttamente con l’organizzazione del MEI e in particolare con il fondatore Giordano Sangiorgi», scrive nella lettera inviata alla redazione. Secondo il suo racconto, dopo quanto accaduto non sarebbero però arrivate spiegazioni ritenute sufficienti né dall’organizzazione, né dal Comune, né dalle forze dell’ordine. Le uniche scuse ricevute, afferma, sarebbero state quelle dei tecnici del service, «vittime come noi».
Per i Negative Message, la trasferta aveva inoltre un costo concreto. La band ha affrontato circa 300 chilometri per raggiungere Faenza e, come sottolinea Righini, aveva accettato di suonare gratuitamente, anche in considerazione dell’importanza attribuita al Mei. È proprio da qui che nasce la parte più generale della sua contestazione. «Di chiunque sia la colpa, non è giusto che a rimetterci sia l’artista», scrive. E aggiunge: «Forse nemmeno loro si rendono conto di quanto tempo e dedizione ci sia dietro a quello che facciamo, non è un hobby o il divertimento del weekend».
La formazione milanese è composta, oltre che da Righini, da Pietro Genchi alla chitarra e voce, Antonio Marchetti al basso, Giuseppe Loy alla batteria e Francesco Milione alla chitarra, voci e tastiere. Negli ultimi due anni e mezzo ha pubblicato due album e diversi singoli. Nella sua lettera Righini definisce quanto accaduto «uno scandalo» e chiede che l’episodio venga reso pubblico, sostenendo che rappresenti un problema più ampio di attenzione e rispetto nei confronti degli artisti indipendenti. «A causa di problemi tra polizia, Comune e organizzazione – scrive – gli unici a rimetterci sono stati gli artisti».
Il musicista conclude nella sua lettera chiedendo che episodi di questo tipo non si ripetano e auspicando che sulla vicenda si possa aprire un confronto costruttivo.














