A Punta Marina dal 2018, l’associazione faentina Insieme a Te gestisce la Spiaggia dei valori, uno stabilimento balneare completamente gratuito che consente di godersi il mare e il sole anche a persone con gravi disabilità. Ogni anno la spiaggia ospita tantissimi giovani volontari disponibili a dare una mano. Da alcuni anni la parrocchia di Santa Lucia propone ai giovani un campo estivo di servizio alla Spiaggia dei Valori. Quest’estate Tommaso, al suo quarto anno, e Giacomo, alla sua seconda esperienza, si sono nuovamente messi a servizio in questa realtà. Li abbiamo intervistati per farci raccontare cosa significa vivere una settimana in un luogo dove l’inclusione quotidiana.

I giovani volontari, Tommaso e Giacomo: “tutti gli anni c’è sempre stata un’atmosfera di felicità, divertimento, gioia”

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Tommaso, quando hai iniziato a partecipare a questa esperienza?

È da cinque anni che la nostra parrocchia propone questa attività. Io ci sarei andato anche fin da subito, peccato che il primissimo anno ero troppo piccolo, ero ancora in terza media e non ci potevo andare. Dal secondo anno mi è stato permesso di partecipare e devo dire che da subito è stata veramente una bellissima esperienza. Sono felice che sia stata riproposta sempre tutti gli anni.

Questo è il tuo quarto anno: non hai mai avuto la sensazione di ripetitività?

Uno magari può pensare che sia faticoso, che farlo quattro anni ti annoi, che sia un po’ ripetitivo. In realtà no, perché incontri sempre ospiti nuovi, nuove cose. Ogni anno c’è sempre qualcosa di diverso.

Dopo quattro anni si può dire che hai visto la spiaggia cambiata nel tempo, quanto e in cosa è cambiata?

Lo stabilimento balneare è una cosa bellissima perché ogni anno aggiungono sempre qualcosa di nuovo. Il primo anno era ancora agli inizi perché non avevano ancora vinto il bando, quindi la spiaggia non era concessa loro stabilmente: avevano una concessione anno per anno e ogni anno dovevano montare tutto e smontare tutto a fine estate. Già il mio secondo anno hanno ottenuto la concessione più lunga, quindi c’è sempre stato un costante miglioramento. Ogni anno trovi qualcosa di nuovo, non solo tra gli ospiti ma proprio a livello di infrastrutture.

Di primo impatto si potrebbe pensare a un’esperienza impegnativa dal punto di vista emotivo. È così?

Il primo anno confesso che mi avevano detto che sarebbe stata impegnativa dal punto di vista emotivo principalmente. In realtà, quando sono entrato nella spiaggia per la prima volta ero un po’ spaesato, ma come capita sempre quando entri in un posto nuovo. Però in tutti e quattro gli anni c’è sempre stata un’atmosfera di felicità, divertimento, gioia. Nessuno è mai triste lì.

All’inizio può essere difficile confrontarsi con la disabilità. Come l’hai vissuto?

Magari può capitare di provare un po’ di tristezza nel vedere certe condizioni, soprattutto all’inizio. In realtà, giorno dopo giorno, vedendo sempre queste persone divertirsi, i parenti e i caregiver, sereni, scherzosi, che parlavano con noi volontari liberamente… ti sciogli. Mi ha aiutato moltissimo: gli ospiti mi hanno fatto guardare una persona con disabilità come una persona come tutti noi. Smetti di vedere una persona dall’aspetto esteriore e inizi a vederla dall’interno. Questo aiuta non solo quando ti interfacci con la disabilità, ma in qualsiasi altro contesto. È una delle cose più importanti che mi è rimasta.

Com’è andata quest’anno?

Io, essendo tra virgolette un po’ più avvantaggiato, e non più spaesato, mi sono saputo orientare tranquillamente. Essendo al quarto anno conoscevo già Debora, la presidente, e Andrea, il coordinatore, e chiaramente anche tutti gli Oss. Ma anzi, quest’anno mi sembra di aver legato molto anche con loro dello staff.

Com’era una giornata tipo?

La mattina alle 8.30 aprivamo gli ombrelloni, sistemavamo i tavoli. Poi arrivavano gli ospiti e si iniziava a chiacchierare, parlare del più e del meno, accompagnarli a fare il bagno. Secondo me la parte più importante non era tanto accompagnare gli ospiti a fare il bagno, ma interfacciarsi con loro. Anche quando sei in acqua è sempre piacevole fare due chiacchiere. Alle 12.30 c’era la pausa pranzo fino alle 15. Il pomeriggio era simile alla mattina, forse con meno bagni perché l’acqua era un brodo in questo periodo. Poi verso le 18.30 gli ospiti iniziavano ad andare via, chiudevamo gli ombrelloni, facevamo un paio di cose e alle 19:30 eravamo fuori dalla spiaggia. Poi c’era la convivenza in casa tra di noi, fatta di tanti momenti conviviali altrettanto significativi.

Hai intenzione di continuare anche in futuro?

Continuare non lo metto neanche in discussione. Penso di tornarci finché non ci sarà qualcosa di causa maggiore che me lo impedirà. È un’esperienza che faccio volentieri sempre.

Cosa ti porti a casa da questa esperienza?

Mi rimane il rapporto tra le persone, il non vedere solo l’esterno, ma soprattutto l’interno. E poi mi sento meglio con me stesso: è sempre bello aiutare gli altri. Mi piace molto aiutare le persone e mi fa sentire bene. Mi porto a casa un ambiente di felicità, un ambiente super sereno. È un’esperienza che ti fa staccare un po’, vivi la giornata con serenità e gioia. Mi sento meglio e sono sereno, ed è una cosa molto importante.

Giacomo, invece per te questo era il secondo anno alla Spiaggia dei Valori. Com’è stato?

Per me era il secondo anno che partecipavo a questa magnifica esperienza. Quest’anno ho compreso a pieno cosa vuol dire aiutare, ma soprattutto ho capito che per far migliorare la giornata a una persona basta poco, come dargli un sorriso.

Le giornate erano impegnative?

A primo impatto potevano sembrare lunghe, perché ci si svegliava presto e si andava a casa verso l’ora di cena. Ma là dentro le giornate passavano addirittura troppo velocemente.

Raccontaci anche tu che tipo di attività svolgevate con gli ospiti?

Oltre ad aiutare le persone a fare un bagno, ci divertiamo anche sempre con loro, parliamo, cantiamo, giochiamo a carte. Le attività da svolgere sono molte, e l’importante è avere pazienza e non fare le cose di fretta. Alla fine quello che ci portiamo a casa è semplice: stare bene con le persone e farle stare bene. A volte basta un sorriso. È davvero tutto lì.

Jacopo Cavina