Maxi-ventilatori nelle stalle, acqua per rinfrescare gli animali e una crescente difficoltà a irrigare i terreni collinari: nell’azienda agricola Conti il caldo condiziona ogni giorno lavoro e produzioni.
Il caldo nella stalla di Castel Bolognese


Celestina Conti , 54 anni, responsabile di Donne in campo Cia Romagna e titolare dell’azienda omonima, lavora insieme ai genitori e al marito. L’impresa comprende allevamento, frutteti, seminativi e vigneti. Nella stalla di Castel Bolognese il caldo ha imposto di cambiare ritmi e organizzazione. Per affrontare le temperature record, Celestina ha installato degli enormi ventilatori nelle stalle e utilizza l’acqua del pozzo per rinfrescare gli animali. «L’acqua del Cer la utilizziamo per irrigare come prevede la normativa» spiega. Quando le temperature si impennano, «dobbiamo bagnare gli animali, una specie di doccia per dar loro un po’ di sollievo». Finora la situazione è stata gestita bene. «Siamo stati abbastanza contenti, i maiali hanno resistito». Il caldo, però, stravolge la routine giornaliera. «Lavoriamo sempre senza orari. Con la stalla non si può mai sapere». D’estate cambia persino l’orario della distribuzione del mangime: «Adesso iniziamo alle 19 a dargli da mangiare, oltre alla mattina presto». Una presenza continua che si somma al lavoro nei campi.
Le coltivazioni tra pianura e collina
A Castel Bolognese, oltre alla stalla, l’azienda dispone di quattro ettari e mezzo di seminativo, 3.500 metri quadrati di vigneto, 2.500 metri quadrati di ciliegi e mezzo ettaro di kaki. A Brisighella ci sono invece 24 ettari, ma soltanto otto sono coltivabili a vigneto, oltre a mezzo ettaro di olivi. Il resto è costituito da calanchi e bosco. Ed è proprio in collina che la mancanza d’acqua presenta il conto più pesante. «A Castel Bolognese un po’ di irrigazione ce l’ho – spiega – mentre a Brisighella l’acqua non arriva, perché non mi hanno dato i permessi». La differenza si vede sulle piante: dove il terreno è più profondo la situazione regge meglio, mentre negli altri le radici hanno meno risorse. «Il ciliegiolo ha perso le foglie. Con il caldo la pianta soffre, appassisce l’uva e le foglie si seccano».
Nel vigneto collinare la produzione sarà inferiore. «Quest’anno avremo una perdita del 30 per cento. La qualità dell’uva è buona, ma non sempre viene premiata». E le rese sono molto diverse da quelle della pianura: «Meno della metà – precisa Conti –. Cento-centoventi quintali per ettaro, ma quest’anno sarà molto meno». In alcuni casi la vendemmia diventa una necessità per salvare la pianta «anche quando non conviene, perché altrimenti la pianta soffre e rischia di seccarsi».
La difficoltà dell’acqua riguarda tutte le colture
Il problema non riguarda una sola coltura. «Anche i pomodori soffrono e le foglie dei kiwi si sono bruciate. Non tutti hanno la possibilità di accedere al Cer – precisa Conti –. Altri attingono dai laghetti artificiali, ma anche in quel caso hanno a disposizione meno acqua». Per Conti bisogna cambiare il modo di gestirla. «Dovremo recuperare l’acqua. Quando piove non bisogna lasciarla andare via, perché il futuro sarà sempre più critico». La richiesta è quella di nuovi invasi, anche aziendali. «Ne servono di più e bisogna dare la possibilità anche alla singola azienda di realizzarli». Fare tornare i conti nelle imprese medio-piccole è sempre più difficile. «Noi adoriamo questo lavoro, ma se ci fosse una remunerazione giusta saremmo più contenti. Per noi aumentano i costi, ma i prezzi che ci pagano sono sempre gli stessi».
Barbara Fichera













