Sindaci, autorità, forze dell’ordine e tutta la città hanno dato il benvenuto, prima della Messa attualmente in corso in Cattedrale, al nuovo pastore della diocesi di Faenza-Modigliana.
Il grazie di monsignor Morandi alle sue città
(Foto Gianni Zampaglione)
“Per fare un uomo, un cristiano e – oggi posso dirlo – anche un vescovo, occorre una città”. Parte da qui il nuovo vescovo di Faenza-Modigliana, monsignor Michele Morandi per ringraziare le sue città (Alfonsine, Bologna e Faenza) “dove si sono concretizzati gli insegnamenti domestici di responsabilità, di ricerca del bene comune, di solidarietà e sussidiarietà”. Accolto a Palazzo Manfredi dal prefetto, Raffaele Ricciardi, dal sindaco, Massimo Isola, da parlamentari e consiglieri regionali, dalla sottosegretaria alla presidenza della Regione Emilia-Romagna Manuela Rontini e dalla sovrintendente Federica Gonzato, monsignor Morandi ha ringraziato per “la personale amicizia che avete più volte dimostrato nei miei confronti”.
“C’è un oltre da sé”
“C’è un ‘oltre da sé’ – ha detto dopo gli affettuosi saluti delle autorità -, anche trascendente, che “la città” incarna, che è uno dei cardini della crescita e dello sviluppo sano di ogni persona. Il mio primo augurio è che le nostre città siano sempre stimolo, e le nostre persone siano a servizio “all’altro da sé”. Nella fede cristiana cattolica, ha aggiunto, “c’è una sfida continua: un Dio che si è fatto uomo, un Dio che, in Gesù Cristo, si è incarnato nella storia, e che chiama la Chiesa a vivere nella storia. Per questo, la missione affidata ai discepoli del Signore ci spinge a non rimanere distanti dalle sofferenze concrete delle donne e degli uomini di oggi”. Ha parlato infine di ministero, magistero e autorità il nuovo vescovo: “Portiamo il segno dell’autorità, nella crisi delle autorità. La parola ministero oggi si impone in tutta la sua valenza etimologica “minus ter” (più piccolo tre volte) – ha proseguito -. Dobbiamo rimpicciolirci per comprendere, per accompagnare nei processi di crescita, per pazientare. Per essere all’altezza dobbiamo abbassarci senza rinunciare all’essere “maestri”, “magis ter” (più grande tre volte)”. L’immagine usata da monsignor Morandi è quella della lavanda dei piedi: il servizio per il bene comune. Solo così – mi pare – si potrà ricostruire un tessuto sociale che recuperi il senso più autentico della necessaria “autorità”.
La citazione della mamma Mirca, presente in sala
Una sapienza che viene dal Vangelo per il nuovo vescovo, ma anche dall’esempio della sua mamma, presente in sala, e visibilmente emozionata, che cita a partire da un passo del Siracide: “Se ti hanno fatto capotavola, non esaltarti. Comportati con gli altri come uno di loro. Pensa a loro e poi mettiti a tavola; quando avrai compiuto il tuo dovere, accomodati per far festa con loro e ricevere complimenti per le tue buone maniere”.
Il grazie a monsignor Toso da parte del sindaco
Che si tratti di una festa per tutta la città è stato chiaro sin dalle prime parole del sindaco, Massimo Isola che nel suo intervento ha ripercorso il legame fecondo e profondo tra la città e la sua Diocesi: “Questa giornata appartiene non solo alla Chiesa ma a tutta la città di Faenza – ha esordito Isola – che parla della nostra storia illustre, che tiene insieme anima e identità”. Poi il grazie a monsignor Mario Toso, “interlocutore autorevole, uomo di dialogo, orientato alla salvaguardia del benessere della popolazione”. Il sindaco ricorda l’importante collaborazione al tempo dell’alluvione: “Le parrocchie si sono aperte, giovani dell’associazionismo cattolico hanno lavorato con la protezione civile, guidati dall’urgenza morale di essere uniti nel bisogno. Quello slancio resterà nella memoria collettiva”. E ancora su monsignor Toso, ricordato come “una voce coraggiosa e controcorrente capace di ridare dignità alla sfera pubblica”.
Isola: “Benvenuto a casa e buon cammino vescovo Michele”.
Con lo stesso calore “accogliamo lei, don Michele – ha aggiunto -. Una storia che continua. Abbiamo avuto l’opportunità di lavorare fianco a fianco, ho avuto modo di apprezzare la persona oltre che la competenza”. E ha concluso: “Questa è la sua terra, la sua gente. Oggi Faenza la stringe in un abbraccio, pronta camminare insieme con la stessa fiducia e speranza. Benvenuto a casa e buon cammino vescovo Michele”.
Il progetto: “Camminiamo insieme”. Rontini: “Ti auguro di continuare a sfrecciare in bici per la tua città”
“Questa è la tua terra – ha ribadito il prefetto Ricciardi – Continuerai ad essere qui con un nuovo ruolo, in un’ottica di coesione tra tutti i soggetti. Qui ci sono tutti, si rema tutti nella stessa direzione: pace, armonia e amore”. “Mai avrei immaginato di trovarmi qui a celebrare l’elezione di don Michele a vescovo – ha concluso la sottosegretaria Rontini – di un ragazzo che viene da Alfonsine, forse il comune più comunista del nostro territorio. È un pomeriggio importante per tutti noi”.
“Non accogliamo uno sconosciuto. Don Michele conosce questa terra non perché l’ha studiata, ma perché l’ha servita da sempre. Gli auguro che possa conservare la semplicità che tutti gli riconosciamo, continuare a sfrecciare in bici per la città e ad avere tempo per le persone, ma soprattutto per ascoltare tutti. Continua a essere vicino ai tanti sacerdoti, ai giovani e alle famiglie. A servire il Vangelo e le persone. Benvenuto al vescovo e anche al nostro caro don Michele”.
Daniela Verlicchi






















