Oggi è morto a Rozzano (Milano), a 66 anni e a causa dei postumi di un intervento ai polmoni, uno dei più grandi calciatori della storia del calcio italiano e internazionale.
“Piscinin”, il libero
All’anagrafe Franchino Baresi, è nato a Travagliato (Brescia) l’8 maggio 1960 e ha giocato come difensore, più precisamente come libero. Soprannominato “Piscinin” (“piccolino”, in dialetto milanese) da Gianni Brera e “Kaiser Franz” (in onore di Franz Beckenbauer, primo libero della storia, a sua volta soprannominato “Kaiser”) dai tifosi, a 12 anni è stato scartato dall’Inter, perché ritenuto troppo gracile. È entrato a far parte del Milan grazie a Italo Galbiati, che allora lavorava nel settore giovanile rossonero. Ha esordito in serie A il 23 aprile 1978 in Verona-Milan 1-2.
Con il Milan di Sacchi e Capello ha vinto 20 trofei
Ha giocato per tutta la carriera, dal 1978 al 1997, solamente con la maglia del Milan, con 717 presenze e 31 gol, di cui 21 su calcio di rigore. Insieme a Paolo Maldini, Mauro Tassotti e Alessandro “Billy” Costacurta, ha fatto parte di una delle linee difensive piú forti della storia del calcio.
Con il Milan di Arrigo Sacchi e Fabio Capello ha vinto 20 trofei: due campionati di serie B (1981 e 1983), una Coppa Mitropa (1982), sei scudetti (1979, 1988, 1992, 1993, 1994 e 1996), quattro Supercoppe italiane (1988, 1992, 1993 e 1994), tre Coppe dei Campioni/Champions League (1989, 1990 e 1994), due Supercoppe europee (1990 e 1994) e due Coppe Intercontinentali (1989 e 1990).
In quegli anni, “Kaiser Franz” è stato determinante anche per due record milanisti: i 58 risultati utili consecutivi in serie A dal 26 maggio 1991 al 14 marzo 1993 (più lunga striscia dei cinque principali campionati europei per club) e la vittoria del campionato senza sconfitte nel 1992. Il Milan è stato il primo club a festeggiare lo scudetto senza perdere una partita, impresa poi eguagliata dalla Juventus di Antonio Conte nel 2012.
Tra gloria e serie B
Baresi si è battuto per i colori rossoneri non solo nei momenti gloriosi, ma anche in quelli bui delle due retrocessioni in serie B. Esse sono avvenute nel 1980, per il calcioscommesse e nel 1982 sul campo, alla fine di Cesena-Milan 2-3 del 16 maggio 1982. Ha giocato nella nazionale italiana dal 1982 al 1994, con 13 presenze, una rete e un Mondiale vinto nel 1982 (senza scendere in campo). Nell’Italia di Enzo Bearzot, ha giocato come centrocampista in quanto il “Vecio”, come libero, gli preferiva Gaetano Scirea, per una maggiore propensione offensiva del secondo. In nazionale, complessivamente, ha disputato 81 gare conquistando, dopo la vittoria nel 82, il secondo posto nel 1994 e il terzo nel 1990. Dal 2013 è entrato a far parte della Hall of Fame del calcio.
Dopo il calcio giocato, direttore sportivo e allenatore
Appesi gli scarpini al chiodo in Milan-Cagliari 0-1 di A del 1⁰ giugno 1997, ha avuto l’onore, per la prima volta nel calcio del Belpaese, di vedersi ritirata la propria maglia, la numero 6. Dopo aver svolto nel 2002 (per 81 giorni) il ruolo di direttore sportivo del Fulham, ha ricoperto vari incarichi per il Milan: allenatore della primavera, allenatore della formazione “Berretti”, membro della direzione marketing, “brand ambassador” e vicepresidente onorario.
Ha ricevuto tanti riconoscimenti personali e onorificenze, tra le quali quelle di “Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana” nel 1991. È arrivato secondo al Pallone d’oro nel 1989, dietro al compagno di squadra Marco Van Basten. In più ha vinto la classifica cannonieri della Coppa Italia nella stagione 1989-1990, segnando quattro marcature. Leggendaria la sua tripletta su calcio di rigore al Messina di Adriano Buffoni (allenatore del Cesena dal 1984 al 1986), in Milan-Messina 6-0 del 10 gennaio 1990.
Franco e Beppe, due fratelli rivali
Anche molti membri della sua famiglia sono stati calciatori affermati: il fratello Giuseppe (“Beppe”) è stato difensore-centrocampista dell’Inter dal 1976 al 1992 e la nipote Regina (figlia di Beppe) attaccante dell’Inter Women dal 2018 al 2021. Curioso il fatto, come si racconta dei fratelli Baresi, che Franco, tifoso dell’Inter, fosse finito nel Milan. E Beppe, al contrario, suppoter del Milan, abbia vestito la maglia neroazzurra.
Emanuele Zavaglia
Il ricordo del Milan Club Faenza
Il Milan Club Faenza è particolarmente legato a Franco Baresi, che fu ospite nel 1989, dopo la vittoria della Coppa dei Campioni.
“Piangiamo innanzitutto la persona straordinaria, prima del campione assoluto che ha contribuito a regalare ai tifosi rossoneri e a tutti gli sportivi, emozioni e vittorie uniche – dice Giuseppe Sangiorgi, presidente del sodalizio faentino – Ho avuto il piacere di conoscerlo quando mio padre Carlo riuscì a portarlo in Romagna per una bella serata a Brisighella e di rivederlo nel 2024 a Belluno.
Rimarrà sempre nel cuore di tutti i milanisti e di chi ama i veri valori dello sport il ricordo di una persona buona e vera””.
Il Milan Club Faenza si stringe in un abbraccio alla moglie Maura, ai figli Edoardo e Gianandrea, al fratello Beppe, a tutta la famiglia, all’AC Milan e a tutti i tifosi rossoneri.














