Da quindici anni Autismo Faenza rappresenta un punto di riferimento per le famiglie con figli che presentano un disturbo dello spettro autistico. Attraverso progetti educativi, attività dedicate ai ragazzi e una rete di collaborazioni con scuole, istituzioni e associazioni, l’organizzazione promuove inclusione e autonomia. Ne abbiamo parlato con la presidente Alice Mongardi, in carica dallo scorso aprile.
Intervista a Alice Mongardi



Mongardi, quando è nata l’associazione e con quali obiettivi?
È stata fondata quindici anni fa, grazie all’impegno di Cesare Missiroli, da cui ho raccolto il testimone di presidente, della moglie Maria Stella e di altri membri della nostra realtà associativa. È nata per offrire un supporto concreto ai nuclei familiari con figli che hanno un disturbo dello spettro autistico. Autismo Faenza vuole essere uno spazio dove le famiglie possano aiutarsi reciprocamente, anche dal punto di vista emotivo e, allo stesso tempo, vuole dotare bambini e ragazzi di strumenti che possano aiutarli a socializzare e conquistare una propria autonomia.
Quali progetti avete messo in campo?
Ci siamo sempre interfacciati con il mondo della scuola, proponendo corsi di formazione pensati per gli insegnanti e dedicati all’autismo, che hanno riscosso un gradimento importante. Un altro progetto che portiamo avanti da diversi anni è «Parent Training», ovvero un momento di confronto e scambio tra genitori, alla presenza di specialisti come psicologi o pedagogisti, che forniscono strumenti concreti per fronteggiare difficoltà che possono verificarsi nella quotidianità. Un’altra iniziativa, di cui andiamo molto orgogliosi, è «Amici del Sabato», progetto nato durante il periodo dell’alluvione e che si è poi consolidato.
In cosa consiste?
È un progetto nato dalla difficoltà vissuta dalle famiglie che, subito dopo l’alluvione, hanno dovuto far fronte al blocco temporaneo di terapie e servizi e, da ormai tre anni, è un appuntamento fisso. Ogni sabato, i ragazzi vengono suddivisi in gruppi e coinvolti in attività, diversificate per età, volte a favorire socializzazione e conquista della propria autonomia. Ogni ragazzo è seguito da un educatore formato, in modo da offrire anche qualche ora di sollievo ai genitori, che sono i caregiver primari dei propri figli. In vista di settembre, stiamo lavorando per rendere questo progetto, ospitato dal Centro Educativo Anacleto, ancora più strutturato e ampio. Lo scorso maggio si è poi conclusa un’importante collaborazione con l’Università di Bologna, che ci ha permesso di creare, grazie anche al supporto dell’associazione Fare leggere tutti, un percorso sensoriale all’interno del roseto dell’Istituto Persolino-Strocchi. Abbiamo creato dei cartelli che illustrano caratteristiche, provenienza e periodo storico delle rose in Caa (Comunicazione Aumentativa e Alternativa), leggibili anche da chi presenta difficoltà di comunicazione. L’obiettivo ora è rendere fissi questi cartelli, crearne di nuovi e rendere il progetto continuativo, per riproporlo ogni anno durante la fioritura delle rose.
C’è poi il progetto «La città del futuro», ormai noto a Faenza.
Esatto. È un’iniziativa sviluppata dal Gruppo Erbacci, in collaborazione con la nostra associazione e giunta alla settima edizione. Si tratta di un concorso di disegno per stimolare la creatività. Gli elaborati che si aggiudicano il concorso vengono poi stampati e applicati sulle fiancate del Green-Go Bus.
Attualmente, quante famiglie supportate?
Sono 35 le famiglie che fanno parte della nostra associazione. I numeri sono in crescita, per via di una maggior sensibilità che comporta diagnosi di disturbi dello spettro autistico più puntuali rispetto ad anni fa.
Quali novità ci sono all’orizzonte per l’associazione?
Stiamo lavorando a un progetto multidisciplinare, che dovrebbe partire a fine anno, in collaborazione con le associazioni Axat ed Encefali a Remi. Inoltre vorremmo sviluppare il progetto «La città in Caa», che punta a rendere gli spazi pubblici più inclusivi e comprensibili per le persone con bisogni comunicativi complessi. Solarolo è già, nella Romagna Faentina, la prima città in Caa perché, grazie alla sensibilità delle istituzioni e a una mobilitazione importante del paese, tutti gli spazi pubblici e gli esercenti hanno cartelli in Caa. Ora l’obiettivo è aumentare la dotazione di supporti in Caa anche a Faenza, per una comunità che davvero non lasci indietro nessuno. Inoltre, guardiamo con molta attenzione, insieme al Gruppo Disabilità Faenza Aps, di cui facciamo parte, al progetto di Hub sociale che dovrebbe nascere nel rinnovato Palazzo delle Esposizioni. L’auspicio è che questa struttura diventi un polo attrattivo per tutto il centro storico, un luogo aperto alla città dove anche la nostra associazione possa trovare uno spazio fisico per le proprie attività.
Come è cambiata, nel corso degli anni, la sensibilità del territorio nei vostri confronti?
Sono stati fatti piccoli ma significativi passi avanti. In questo contesto, vorrei sottolineare l’importanza della Rete degli Sportelli del Gruppo Disabilità Faenza, un progetto condiviso che mette in rete associazioni e istituzioni per offrire uno «spazio di ascolto» capace di raccogliere bisogni, domande e richieste delle famiglie, orientandole verso i servizi più adeguati.
Da neopresidente, ha un sogno nel cassetto?
Ci sono famiglie con figli che presentano un disturbo dello spettro autistico che ancora non ci conoscono e dunque il nostro sogno è riuscire a intercettare e aiutare ancora più nuclei familiari. Vogliamo fare in modo che le famiglie non si isolino e non siano lasciate sole, ad affrontare le difficoltà di tutti i giorni.
Samuele Bondi














