Di seguito riportiamo l’omelia del vescovo monsignor Mario Toso pronunciata in occasione della celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, 16 febbraio, in Cattedrale.

L’omelia

Cari fratelli e sorelle, celebrando il Mercoledì delle Ceneri, iniziamo insieme il cammino quaresimale che ci condurrà a celebrare con animo rinnovato il Triduo pasquale di morte e risurrezione del Signore Gesù.

Il segno delle ceneri, le letture che abbiamo ascoltato, gli altri segni quaresimalidel digiuno, dell’astinenza dai cibi ricercati, la carità operosa, sono azioni concrete che aiutano a scuotere il nostro cuore dalla abitudinarietà e dal torpore spirituale. Potremmo sintetizzare il senso profondo della Quaresima nelle parole dell’Apostolo Paolo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Togliamoci di dosso, soprattutto, l’autoreferenzialità.

È il Signore Colui che deve diventare il protagonista del nostro cammino quaresimale! A Lui dobbiamo abbandonarci, di Lui dobbiamo fidarci, perché possa ricondurre il nostro cuore a Dio, alla pace, al suo Amore, ai poveri. Gli eventi e gli impegni della vita quotidiana sembrano, a volte, sommergerci. Gli idoli del profitto, della violenza, i ritmi lavorativi, invece di essere al servizio dell’uomo e del suo sviluppo integrale, sembrano rinchiuderlo in una gabbia fatta di scadenze, prestazioni, funzioni.

La Quaresima, al contrario, vuole liberare e fare fiorire la persona nel servizio. Vuole renderla capace di gioire del dono della vita nuova, inaugurata da Cristo nella risurrezione: sì, la Quaresima vuole preparare il nostro cuore, abituato alle cose della terra, ad aprirsi al grande mistero della Pasqua, a morire a noi stessi, per far vivere gli altri, come ha fatto il Signore Gesù.

Per fare questo, il Tempo di Quaresima ci invita a vivere in maniera speciale treatteggiamenti: l’ascolto, il digiuno e la fraternità. Questi tre aspetti, richiamati da papa Leone XIV nel Messaggio per la Quaresima, sono i tre fondamenti delcammino sinodale.

«Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi» (Sal 50) abbiamo ascoltato nel Salmo. Per conoscere in profondità noi stessi e il mondo in cui viviamo abbiamo bisogno dell’ascolto, della capacità di fare spazio in noi, di accettare che qualcun’ Altro – Dio – possa indicarci la via. Senza umiltà non è possibile nessun incontro, nessun dialogo, nessun cammino. E, allora, nelle prossime settimane prendiamo in mano il Vangelo: prendiamo in mano la Sacra Scrittura, le letture del giorno, la Liturgia delle Ore, perché la Parola di Dio, sempre nuova, possa ritmare i nostri impegni. Solo così la nostra fede diventa fattore primo di vita e di significato.

L’ascolto di Dio e della realtà, in Quaresima, si esprime anche nel digiuno – secondo atteggiamento -, ossia nella capacità di lasciare il superfluo, ciò che è secondario e non può essere scambiato come essenziale. Il cammino sinodale, più che nuove ricette magiche per risolvere i problemi pastorali delle nostre comunità, ci consegna l’impegno di rimettere al primo posto una fede matura, che illumina la vita, gli eventi, alla luce del Vangelo. Il rinnovamento dell’annuncio, della celebrazione e della testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo, si concretizza in una fede che assegna il primato a Dio. Egli è l’essenziale per eccellenza. La Quaresima con il digiuno, l’astinenza dai cibi ricercati, e – come suggerisce il papa – dalle parole di odio, ci allena a ricercare prima di tutto il Signore, ciò che è più importante nella vita e dà un significato nuovo a tutto.

Infine, la fraternitàl’unità, il camminare insieme, rinunciando a individualismi, ad isolazionismi. Certamente è più facile procedere da soli, con il proprio passo.  Invece, «le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e del creato, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione» (Papa Leone XIV, Messaggio per la Quaresima 2026).

Fratelli e sorelle, ritorniamo, pertanto, al Signore con tutto il cuore, insieme. «Egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male» (Gl 2,13). Come ci ha ricordato il Card. Radcliffe nella sua recente permanenza nella nostra Diocesi, ognuno di noi si misura sulla qualità delle proprie amicizie, sulla capacità di relazioni reciproche. Cogliamo, allora, l’invito del Signore che nella Quaresima ci invita a rinnovare oggi la nostra amicizia con Lui. Solo così possiamo divenire veri rivoluzionari, soprattutto perché persone capaci di mantenere la propria identità sovrannaturale.  Camminiamo senza paura, senza fretta, ma con amore, uniti, verso la sua Pasqua. Amen.

Mario Toso, vescovo