È una notizia che colpisce anche chi, magari, non ha mai ballato un valzer o una mazurka: la Ca’ del Liscio di Ravenna è all’asta. Un luogo che ha rappresentato molto più di una sala da ballo e che oggi torna a interrogare la coscienza collettiva della Romagna.

L’appello di Sangiorgi: una cordata per salvare la Ca’

A rilanciare con forza il tema è Giordano Sangiorgi, direttore del Meeting delle Etichette Indipendenti, che torna su un appello già lanciato in passato e accolto con grande partecipazione. La notizia comparsa su Il Resto del Carlino ha riacceso un dibattito condiviso anche Online e nei luoghi di incontro della comunità romagnola ed emiliano-romagnola. 

«Sarebbe bella una super cordata pubblico-privata, con più enti pubblici dal livello nazionale a quello locale, fondazioni e tanti privati, grandi, medi e piccoli, artisti e musicisti, anche con un azionariato popolare aperto a tutti i cittadini, per rilevarla, salvarla e rilanciarla senza perdere la sua primaria funzione, seppure aggiornata», scrive Sangiorgi.

L’idea è quella di uno spazio multifunzionale: da una parte un centro di intrattenimento contemporaneo, con sala da ballo rivolta anche alle giovani generazioni, ristorazione e nuovi modelli di socialità; dall’altra una vera e propria casa del liscio, con sale dedicate alle orchestre, un museo, una scuola di alto livello – una sorta di Master o Accademia – per formare musicisti, cantanti e ballerini, oltre a mostre e iniziative culturali. Un progetto che richiama «un nuovo modello cooperativo», capace di guardare con rispetto alle tradizioni per costruire «un grande futuro per il territorio», nel solco di quella storia cooperativa che ha segnato la Romagna anche nel campo culturale, tra teatri, cinema e circoli.

Mirko Casadei: un luogo che parlava di appartenenza

«Anche per chi non ci andava, la Ca’ del Liscio era qualcosa». Un sentimento che Mirko Casadei, figlio di Raoul Casadei, riassume con una parola: «appartenenza». La chiusura del tempio del liscio, ideato e costruito da Raoul Casadei negli anni Settanta, genera un dispiacere sottile ma profondo.

Inaugurata il 18 dicembre 1977, la struttura poteva ospitare fino a cinquemila persone su due piani, sostenuti da pilastri in acciaio alti 20 metri e privi di colonne, per lasciare spazio ai volteggi dei ballerini. Un sogno realizzato investendo tutti i guadagni degli anni d’oro, quelli di brani entrati nella storia come Ciao mareSimpatiaLa mazurka di periferiaRomagna e Sangiovese, capaci di attirare pullman da tutta Italia e anche dall’estero.

Dalla grande balera ai palchi della musica italiana

Avviata nel 1982 in società con Vincenzo Nonni, già patron delle Cupole, la grande balera passò poi a Edoardo Valletta e Riccarda Casadei, che la gestirono per circa dieci anni. Tornata successivamente alla famiglia Casadei, approdò infine al gruppo Angeletti, cambiando nome in Ca’ del Ballo. Oggi, la notizia ufficiale della messa in vendita segna un passaggio delicato.

«Era la Mecca del liscio», ricorda Mirko Casadei, che da bambino viveva quel mondo da dietro le quinte. Su quel palco si esibirono artisti di fama internazionale e nazionale come Ray CharlesGloria GaynorRiccardo CoccianteVasco RossiRenato Zero e Claudio Baglioni.

Mirco Casadei: “Un sogno a metà”

«È stato un sogno fermato a metà», commenta ancora Mirko Casadei. Nelle intenzioni di Raoul, la Ca’ del Liscio avrebbe dovuto diventare un centro internazionale del liscio, con bar, ristoranti, piscine, alberghi e impianti sportivi. Un progetto ambizioso che non trovò allora i risultati sperati.

Ma la prospettiva, secondo Mirko Casadei, resta aperta: «Un sogno che si potrebbe recuperare, non in chiave nostalgica, ma strutturata e progettata, magari con l’ingresso di un ente come la Regione Emilia-Romagna. Si parla da anni del liscio come patrimonio Unesco: sarebbe meraviglioso. La musica di appartenenza, come il tango o il country, ha un valore incredibile in un tempo di globalizzazione. Fare leva sulla nostra storia è la strada da prendere».

Raffaella Carrà, Vasco Rossi e Pino Daniele protagonisti alla Ca’

A dare voce alla memoria è anche Lisa Valletta, figlia di Riccarda Casadei: «La Ca’ del Liscio è stato un locale simbolico, in cui abbiamo lasciato una parte del nostro cuore». Dal 1982, ricorda, arrivavano «frotte di persone e pullman», con programmi che affiancavano la musica romagnola ai grandi nomi della scena italiana, da Vasco Rossi a Pino Daniele, da Raffaella Carrà a Ligabue.

Un luogo di incontro e di scambio culturale, dove musicisti come Hengel Gualdi venivano ad ascoltare Tugnaz, grande clarinettista del liscio, e dove Riccardo Nuti fu ospite per un’intera stagione concertistica quando il Teatro Alighieri era in ristrutturazione.

La Ca’ del Liscio oggi è a un bivio. Tra memoria e futuro, la sfida è trasformare un’eredità culturale in un progetto condiviso, capace di restituire alla Romagna uno dei suoi simboli più profondi.