Uno sguardo che si apre a 360 gradi quello proposto nei confronti del tema della povertà all’interno della “Dilexi te”. L’esortazione apostolica, pubblicata lo scorso ottobre 2025 da Papa Leone XIV, ha concluso un progetto voluto e iniziato dal predecessore Francesco. “Papa Leone ha ricevuto il testo di Francesco in eredità – ha ricordato il vescovo, monsignor Mario Toso, all’apertura della conferenza tenutasi in Cattedrale a Faenza lo scorso giovedì 4 novembre e ha proseguito – Anche lui, come Francesco, ha percepito la necessità di marcare il nesso che c’è tra amore di Cristo, la nostra fede e la relazione con i poveri. È nell’incontro con il povero che si verifica l’autenticità della fede e del culto cristiano. L’amore per il prossimo è prova tangibile dell’amore per Dio”.

La povertà, questione non solo materiale

A porre luce sulle sfaccettature della povertà trattate nell’esortazione apostolica l’intervento del professor Stefano Zamagni. Il noto economista italiano, è intervenuto sotto invito del vescovo Mario, per giustificare i motivi che hanno portato prima papa Francesco e poi papa Leone a richiamare l’attenzione dei fedeli sul tema della povertà. “La povertà è una questione multidimensionale – ha subito sottolineato Zamagni – Non riguarda solo la dimensione economico materiale, sicuramente di rilevanza. La povertà presenta ulteriori sfaccettature, come quella culturale o quella spirituale. Tutte necessitano di un intervento e di un interessamento urgente”.

Cresce la categoria dei working poor

Lo stesso Papa Leone durante la giornata di Giubileo dei poveri, svoltasi a metà novembre 2025, ha ribadito tanto la necessità di impiegare forze e attenzioni nei confronti della povertà economica, quanto nei confronti della solitudine, cioè della povertà dello spirito. Una contraddizione per Zamagni i dati raccolti dall’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) relativi ai dati della povertà del paese: il 32% dei lavoratori non possiede un reddito sufficiente per condurre una vita dignitosa. Corrisponde a questa percentuale la categoria dei working poor: percettori di stipendio in condizioni di povertà. E ancora il 25% dei lavoratori vive in una condizione economica di vulnerabilità. Dai che sono confermati anche dalla nostra Caritas diocesana, come evidenziato più volte sulle pagine del Piccolo.

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“È un paradosso della nostra epoca – così ha esordito l’economo dopo aver divulgato i dati statistici – In una fase in cui il reddito mondiale ha riscontrato una crescita esponenziale, le disuguaglianze sociali sono proporzionalmente cresciute“. – Zamagni trova giustificazione del fenomeno in un mal utilizzo delle risorse umane a disposizione. Impattanti soprattutto l’affermazione di politiche liberiste e meritocratiche. “In una società in cui il governo dell’economia è magna pars – ha affermato Zamagni – l’errore economico, se applicato da chi di economia non se ne intende, provoca morte sociale”. Non di minor impatto i diffusi ideali meritocratici. “La meritocrazia si basa su ideali secondo cui ognuno è e ha quello che merita” così ha ricordato Zamagni, portando alla luce un insieme di idee che comportano fenomeni di disprezzo del povero e del diverso. Con la diffusione di concetti di colpa e merito non solo escludono il povero, ma lo disprezzano.

“Necessario cambiare le regole del mercato sulla base dei principi della Dottrina sociale della Chiesa”

È a fronte dell’esortazione apostolica di papa Leone e dalle considerazioni di Zamagni che si apre uno spiraglio di speranza. Partendo dalla profonda comprensione delle cause della povertà, si può allora cambiare rotta e invertire le regole del gioco. “Bisogna cambiare le istituzioni, le regole del mercato e quelle del lavoro – ha insistito Zamagni – Tutte le quelle regole che hanno a che fare con il sistema fiscale”. Secondo Zamagni è necessario porre l’accento delle nostre azioni sul principio del bene comune, uno dei quattro pilastri della dottrina sociale della Chiesa. In questo senso è intervenuto con dichiarazioni impattanti. “Le regole del fisco sono tali per mantenere i poveri nella loro condizione – ha detto –. Bisogna intervenire con politiche di pre-distribuzione, affinché tutti siano inclusi in un progetto di possibilità e responsabilità secondo il principio del bene comune”. Un cambiamento per Zamagni possibile in un’ottica in cui a tutti, anche a chi è meno dotato, viene data la possibilità di contribuire in proporzione alle proprie capacità. Una prospettiva in cui nessuno è lasciato indietro, ma in cui tutti sono chiamati all’impegno e alla responsabilità comune. Ciascuno secondo quello che ha da offrire.

Si è concluso l’intervento del professor Zamagni con un’immagine positiva: “Quello che ci lascia questo documento è un nuovo senso di speranza – ha detto – Questo documento ci ricorda che è possibile cambiare. Non è detto che i risultati pratici siano subito visibili, ma a me piace ricordare l’immagine di Charles Péguy secondo cui la Speranza, virtù bambina, trascina per mano le altre due virtù teologali sorelle: fede e carità”.

Lisa Berardi