Purtroppo a causa dei molti impegni fatico a concludere uno studio sulla già Abbazia di Santa Maria foris portam, che a fine cinquecento fu chiamata anche Abbazia degli Angeli, in quanto conservava l’icona di Maria ab angelo picta, oggi a Santa Maria la Nuova. Fondata nel 774 in quanto abbazia su un precedente importante edificio risalente ai sec. VI-VII, ha un riscontro storico circa la sua esistenza in una pergamena dell’883 conservata a Roma. Affidata dai vescovi ai Benedettini, detti Benedettini Neri, segnava con le solenni liturgie delle ore il trascorrere del tempo. La liturgia monacale era al centro della spiritualità e dell’azione di Carlo Magno, che ogni giorno vi partecipava, anche se a noi oggi sembra molto strano che un capo politico avesse tanto a cuore la fede. Infatti parliamo di una istituzione quale fu il Sacro Romano Impero. Durante il periodo degli imperatori Ottoni che ebbero Ravenna tra le loro importanti residenze, deve collocarsi a mio parere la costruzione del campanile di tipo ravennate, ottagono come la corona imperiale fatta eseguire dallo stesso imperatore Ottone I (912-973), legandola all’ottavo giorno come segno di rigenerazione e vita nuova.
Da contare che il campanile non era vicino all’ingresso come oggi, in quanto la chiesa era voltata in senso opposto, ma si trovava quasi a metà della primitiva basilica, il cui accesso era appunto dal lato dove oggi sono le mura manfrediane. Esso doveva servire a segnalare al popolo i tempi della preghiera della Comunità Benedettina. Indubbiamente, oltre a diversi parati murari, il campanile ha una sua completezza e costituisce la reliquia più visibile del tempo che travalica il mitico anno mille. Da molti tuttavia è visto come la torre barbara evocata dal poeta Dino Campana, una specie di torrione dai gradini in pietra millenaria, anche se la cella finale evoca il culto di San Pier Damiani le cui spoglie furono conservate nella chiesa sottostante dalla morte al 1778, ossia per 706 anni.
In un anno toccate 1.300 visite alla torre

Cercando di salvare il senso di questo monumento perché non diventi una specie di fenomeno da baraccone, esattamente un anno fa misi mano con Regolamento all’accesso del complesso monumentale dando vigore a un del gruppo di parrocchiani volontari e ho affidato al Gruppo Campanari il delicato compito riguardo alla cella campanaria, al suo accesso e alla sua animazione. Un biglietto simbolico ha permesso la conta dei visitatori che in un anno hanno raggiunto le 1.300 unità: scolaresche, gruppi di catechismo, turisti e amatori delle antiche strutture sono stati accompagnati e istruiti. Infatti non permettiamo a nessuno di salire in solitaria, sia per ragioni di sicurezza che di controllo circa il rispetto della sacralità del campanile, che potete immaginare sarebbe desiderato per qualche vanteria mediatica, che io stesso ho subodorato facendo da filtro a tutte le richieste fuori della Fiera di San Rocco.
In particolare il Gruppo Campanari ha effuso la sua cura nella Fiera di San Rocco, con diversi concerti di campane durante la giornata e facendo anche accedere i visitatori con parsimonia alle loro performance. Proprio il 30 novembre scorso in una disfida annuale organizzata dai fratelli maggiori i Campanari Bolognesi in quel di San Pietro in Casale, hanno vinto nelle quattro categorie dell’esecuzione dei famosi “doppi” alla Bolognese. Per forza: con una palestra speciale qual è il campanile millenario di Santa Maria Vecchia!
Carichi di coppe brilla la loro e la nostra gioia. Dopo oltre mille anni il campanile è ancora protagonista e non smette mai di parlare alle corde più profonde del nostro cuore, anche grazie all’azione dei Volontari della Parrocchia e al Gruppo Campanari.
Mariano Faccani Pignatelli














