In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in programma il 25 novembre, la Cgil aderisce, supporta e organizza diversi appuntamenti sul territorio provinciale. Anche a Ravenna differenze salariali tra uomini e donne.

“Il 25 novembre è un giorno politico: riguarda il potere, la distribuzione dei diritti, la giustizia sociale – spiega Sara Errani della segreteria della Cgil provinciale – e la possibilità per ogni donna di vivere senza paura. Una società che non garantisce questa libertà è una società malata”.

Una realtà drammatica

I dati dell’Ottavo rapporto dell’Osservatorio regionale dell’Emilia Romagna sulla violenza di genere parlano di un’emergenza strutturale: nel triennio 2022–2024 sono state 2.631 le donne che hanno avuto accesso al Pronto Soccorso con diagnosi di violenza; nel solo 2024, 12.802 donne si sono rivolte a un Centro antiviolenza, 2.521 hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza e 394 sono state accolte nelle case rifugio. Numeri che confermano una realtà drammatica e quotidiana.

La violenza economica

“Alla violenza fisica e psicologica si affianca una forma di violenza meno visibile ma profondamente radicata: la violenza economica. Solo il 24% delle donne che avviano un percorso nei CAV ha un lavoro stabile. Senza indipendenza economica – senza un reddito dignitoso, una casa, la possibilità di mantenere i figli – la libertà di autodeterminazione si spezza.

Il gender pay gap, la precarietà, il part-time involontario, le carriere bloccate e i ricatti sui luoghi di lavoro costruiscono il terreno su cui attecchisce la violenza. I dati della provincia di Ravenna lo confermano: nel 2024 la retribuzione giornaliera media delle donne nel privato è di 77,7 euro contro 110,5 degli uomini; nel pubblico 105,9 contro 136,5. Le donne, pur essendo mediamente più istruite, restano sottorappresentate nelle posizioni apicali. Crescono i contratti a termine e il tasso di inattività, con una donna su dieci che rinuncia al lavoro per occuparsi della cura”.

La riforma del codice penale sullo stupro

È positivo che la Camera dei Deputati abbia approvato all’unanimità la riforma del codice penale che riconosce come stupro ogni atto sessuale senza consenso esplicito, ma “per contrastare davvero la violenza di genere serve un grande investimento sulla prevenzione: più occupazione femminile, salari equi, contratti stabili, strumenti di conciliazione, incentivi alle aziende che promuovono la parità, tutele per chi denuncia molestie, servizi per l’infanzia e la non autosufficienza, congedi paritari, finanziamenti strutturali ai CAV e un reddito di libertà permanente. 

La prevenzione passa anche dall’educazione. Vietare o limitare nelle scuole attività su affettività e sessualità, come previsto dal nuovo emendamento al DdL Valditara, significa privare le nuove generazioni di uno strumento fondamentale per riconoscere il rispetto, il consenso, i segnali del controllo e della violenza. È un passo indietro che ignora le evidenze e contraddice la Convenzione di Istanbul, che indica l’educazione alla parità come pilastro della prevenzione“.

E’ un danno alla collettività la violenza contro le donne

La violenza maschile contro le donne non è un fatto privato, ma una ferita collettiva prodotta da un sistema ancora profondamente patriarcale. Conclude la nota di Cgil «per questo oggi alziamo la voce, ma dobbiamo usarla ogni giorno: nelle scelte politiche, nel lavoro, nella scuola, nelle pratiche delle aziende, nella vita quotidiana. Solo così possiamo cambiare ciò che rende ancora possibile la violenza».