La decisione del Consiglio comunale di Marradi di approvare la cessione delle quote dell’Acquedotto Valle del Lamone alla società Hera ha aperto un dibattito politico sul futuro della gestione del servizio idrico locale.

La delibera approvata in Consiglio comunale

L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Tommaso Triberti ha deliberato la cessione della quota di partecipazione del Comune di Marradi nella società Acquedotto Valle del Lamone a favore del gruppo Hera.
Con questa operazione, la società verrà successivamente liquidata e i Comuni coinvolti perderanno ogni ruolo diretto nella gestione del servizio, che passerà integralmente sotto il controllo del gestore privato.

La decisione è stata motivata da ragioni di opportunità amministrativa e di adeguamento al quadro normativo vigente, ma non ha mancato di suscitare contrarietà all’interno del Consiglio comunale.

Le critiche della minoranza consiliare

Anima Marradi ha espresso forte disappunto per la scelta, definendola «una cessione per pochi spiccioli» e ricordando di aver presentato circa un anno fa una mozione per aumentare la partecipazione comunale nell’acquedotto.
Secondo i consiglieri di opposizione, l’obiettivo della proposta era quello di riportare la gestione sotto controllo pubblico, restituendo centralità all’ente locale e quindi ai cittadini.

La mozione, respinta allora dalla maggioranza, avrebbe – secondo la minoranza – potuto evitare «ciò che ora si sta verificando».
«Si è trattato – sottolineano i consiglieri – di una scelta politica, che risponde a una volontà nota da anni e rispetto alla quale avremmo auspicato una posizione di netto rifiuto».

Il nodo economico e la questione del controllo pubblico

Nella nota diffusa dopo la seduta consiliare, la minoranza segnala che nel 2024 la società dell’acquedotto aveva registrato un aumento del 14% dei ricavi e delle prestazioni, elemento che, a loro giudizio, rende ancor più discutibile la cessione.
La delibera, si legge ancora nella nota, si fonderebbe su un’interpretazione «mal formulata» della normativa, mentre sarebbero state possibili soluzioni alternative alla liquidazione.

Secondo i consiglieri, l’offerta economica presentata da Hera è «inadeguata» e rappresenta una «svendita» del patrimonio pubblico.

Il contesto regionale e il dibattito sull’acqua pubblica

La discussione si inserisce in un contesto più ampio che riguarda la gestione del servizio idrico in Toscana.
Mentre in diversi territori, anche grazie all’iniziativa di piccoli Comuni, si sta lavorando per riportare la gestione dell’acqua sotto controllo pubblico, Marradi – affermano i consiglieri di opposizione – «sceglie incredibilmente la direzione opposta».

Secondo Anima Marradi questa decisione rischia di allontanare il Comune dal controllo diretto su un bene essenziale come l’acqua e di mettere in secondo piano «gli interessi reali dei marradesi».