“Ti alzi all’alba, guardi l’app per capire se il treno c’è, ma poi sparisce. Aspetti il bus, che arriva pieno, e quaranta ragazzi restano a terra. Mio figlio, come tanti, arriva a scuola con un’ora di ritardo e dall’inizio dell’anno scolastico ha già accumulato diverse assenze. E ogni volta la giustificazione è diversa: mancanza di preparazione del treno, guasto ai sensori, passaggio a livello bloccato. Ma la sostanza è una sola: non possiamo più vivere così.” A parlare è Barbara Scarpi, mamma di uno studente dell’alberghiero e referente del comitato dei pendolari di Marradi, un gruppo di oltre cento persone nato un anno fa per denunciare i disservizi quotidiani della linea ferroviaria Faentina, tra Marradi e Faenza.

“Peggio dell’anno scorso”

Il gruppo è nato nel novembre 2024, dopo mesi di disagi legati ai danni dell’alluvione e alla frana di San Cassiano, che aveva interrotto la linea. Ma a quasi dodici mesi da allora, la situazione è ancora critica. “Pensavamo che con la riapertura di quest’anno scolastico, dopo i lavori estivi che hanno riguardato l’area toscana dopo l’alluvione di marzo 2025, le cose migliorassero – racconta Scarpi – invece quest’anno è iniziato peggio dell’anno scorso. Ogni mattina, alle sei, nel nostro gruppo WhatsApp ci scriviamo da Marradi a Brisighella per capire se il treno parte, se arriva, o se dovremo aspettare le corriere sostitutive.”

Studenti e lavoratori allo stremo

Il numero di pendolari coinvolti è ragguardevole: circa 80 studenti e pendolari da Marradi e oltre un centinaio in tutta la valle del Lamone. “Ma non ci sono solo i ragazzi – sottolinea Scarpi – ci sono lavoratori che devono raggiungere Faenza, famiglie che pagano abbonamenti annuali e non possono usarli. Capita spesso che il treno non parta da Faenza, o che venga sostituito da autobus senza preavviso, in orari non compatibili con l’ingresso a scuola. È inaccettabile.” Attualmente infatti, il treno Marradi-Faenza non parte più da Firenze essendo ancora bloccato il tratto tra Crespino e Marradi: esiste al momento un solo treno che fa avanti indietro. E per i lavoratori che devono raggiungere Firenze la situazione è ancora più complicata.

Una delle cause ricorrenti dei disagi riguarda il sistema di allerta meteo Sanf (Sistema di allerta nazionale per la previsione di frane), che impone la sospensione dei treni in caso di rischio frane. “Ma a volte, da qualche mese, scatta anche quando il tempo è bello. Ti avvisano all’ultimo, e la corsa salta. L’anno scorso con i bus sostitutivi tutto sommato si poteva ancora gestire, ora la situazione è fuori controllo.”

Guasti e rimpalli

Gli episodi di questi giorni confermano un quadro ormai cronico: treni fermi ai passaggi a livello, sensori malfunzionanti, ritardi sistematici. E questi creano problemi anche a chi si mette in viaggio in auto, con momenti di attesa anche di 20 minuti di fronte a un passaggio a livello. “Ieri il treno si è fermato più volte – racconta Scarpi –. Ci hanno detto che si trattava di un problema ai sensori dei passaggi a livello. Ma Trenitalia gestisce il convoglio e RFI la linea, e le due società si rimpallano le responsabilità. È assurdo: nel 2025 dovremmo avere sistemi tecnologici che funzionano, invece sembra di essere tornati indietro di decenni. Una considerazione se nei minuti interminabili di attesa per l’apertura del passaggio a livello ci fosse stata un’ambulanza?”.

Il comitato denuncia anche la mancanza di comunicazione tra Toscana ed Emilia-Romagna: “La linea è di competenza toscana, ma i problemi riguardano tutti. Noi chiediamo che intervenga anche la Regione Emilia-Romagna, perché il disservizio colpisce le famiglie di entrambi i versanti.”

“Non vogliamo polemiche politiche, ma risposte”

“Quando abbiamo iniziato – ricorda la referente – volevamo tenerci fuori dalla politica, cercando solo soluzioni pratiche. Ma dopo un anno di promesse non mantenute e nessuna spiegazione chiara, abbiamo deciso di coinvolgere tutti: sindaci, consiglieri, amministratori. Il nostro sindaco ci sostiene e lo abbiamo tenuto aggiornato in questi mesi sui vari disservizi. Dopo la manifestazione di febbraio a Borgo San Lorenzo, chiediamo un tavolo con Trenitalia, RFI, le Regioni e i pendolari. Siamo noi che viviamo ogni giorno questi disagi, e possiamo spiegare dove il sistema si inceppa.”

Il comitato ha inviato una nuova lettera al presidente della Regione Toscana Giani e ha attirato anche l’attenzione dei media nazionali. “Ma non basta essere ascoltati: serve che qualcuno ci spieghi perché il treno non parte, perché l’app non è aggiornata, perché le corriere non coprono tutti. Noi chiediamo solo di poter portare i nostri figli a scuola senza ansia.”

Il rischio spopolamento

Dietro la protesta c’è una preoccupazione più profonda. “La gente si sta arrendendo – commenta qualche altro residente sui social -. Alcuni pendolari rinunciano, altri valutano di trasferirsi. La percezione è che, nonostante le tecnologie e le risorse, il servizio stia peggiorando e chi vive in montagna debba arrangiarsi. Ma se i trasporti non funzionano, chi resterà in questi territori?”

Il grido che arriva da Marradi è lo stesso che risuona in tutta la vallata: non una richiesta di privilegi, ma di normalità. Perché – come sottolinea la portavoce del comitato – “non stiamo chiedendo miracoli, ma semplicemente un treno che parta e arrivi all’ora giusta. È il minimo che un cittadino dovrebbe poter pretendere.”

Samuele Marchi