Versi sciolti, decisi, istintivi, quelli che caratterizzano il suo stile poetico. La brisighellese Angela Albonetti, 25 anni, ha recentemente pubblicato la sua quinta raccolta poetica. Con Distinguere le anime l’autrice propone un viaggio poetico alla scoperta di diverse tematiche, dall’analisi della malattia mentale, alle emozioni di fronte a un contesto paesaggistico. Il libro è il risultato di un viaggio profondamente introspettivo, che, finalmente, trova consistenza nelle pagine edite dalla casa editrice faentina Tempo al Libro. Di spicco i monotipi della pittrice Daniella Bellardi, a incorniciare le parole di Angela e a costituire la copertina della sua pubblicazione.

Intervista ad Albonetti: “Le poesie vogliono denunciare quei tabù relativi alla malattia psichiatrica, di cui ancora oggi si fa troppo segreto. Sento di dover contribuire alla necessità di sdoganare certe tematiche”

distinguere le anime

Angela, quando nasce il tuo amore per la poesia?

Tutto nasce con l’amore per i libri. Sono nata e cresciuta in una casa in cui le pareti erano ricoperte di tantissimi libri, a occupare le terze e le quarte file degli scaffali. Fin da bambina ho sempre letto di tutto e sperimentato qualsiasi genere. Con l’inizio delle elementari ho iniziato a sviluppare un forte interesse per la scrittura. La scrittura per me era una via di fuga e, soprattutto, un mezzo con cui fare ordine nella mia vita e nelle mie relazioni. Tenevo dei diari in cui appuntavo di tutto: dalle mie emozioni e sentimenti, spesso anche incompresi, a quello che mi succedeva; le mie esperienze in famiglia, con gli amici e tutto quello che ruotava attorno alla mia persona. La passione è proseguita con le medie. In quegli anni, ho iniziato a sviluppare il forte desiderio che quanto scrivessi, tanto d’aiuto per me, potesse essere in un certo senso compreso e di conforto anche per qualcun altro. Ho sperimentato la narrativa, ma non mi sono mai sentita rispecchiare da questa. Il mio amore per la poesia nasce proprio dall’esigenza di scrivere quello che mi riguarda, quello che sento, nella maniera più autentica possibile. La poesia, in questo senso, si è dimostrata per me mezzo più autentico e diretto.

Cosa significa per te scrivere?

La scrittura mi aiuta a rendermi conto di quello che provo. Quando metto nero su bianco le mie emozioni, riesco finalmente a comprendere meglio me stessa e, di conseguenza, a essere compresa da chi mi circonda. Il verso mi permette di dare una consistenza a ciò che non riesco a descrivere.

Come nasce il tuo atto di scrittura?

Da un vero e proprio bisogno fisico. Sono una persona molto sensibile e alle volte mi capita di sentire troppo. Certe emozioni diventano incontenibili e pesano sul mio cuore. La poesia, in questo senso, diventa atto salvifico. La scrittura nasce dall’esigenza di alleggerire il mio cuore, sia dalle emozioni positive, che da quelle negative. La scrittura arriva di getto, in maniera non meditata. Quello che scrivo è frutto di un atto del tutto impulsivo e, per questo, non subisce mai modifiche postume.

Quando nasce la tua ultima raccolta poetica?

Distinguere le anime è frutto di un anno circa di lavoro. Come tutti quelli precedenti, nasce in maniera un po’ egoistica. Quando scrivo lo faccio per me. Solo in un secondo momento tutti i miei testi passano a una selezione, affinché possano diventare specchio delle emozioni di altri. Questa raccolta, nello specifico, penso sia più matura. Le poesie vogliono denunciare quei tabù relativi alla malattia psichiatrica, di cui ancora oggi si fa troppo segreto. Sento di dover contribuire alla necessità di sdoganare certe tematiche e spero, attraverso la fruibilità della mia scrittura, di poter restituire quanto mi è stato dato. La speranza è sicuramente quella di far sentire meno sole persone che, come me, hanno provato certe emozioni.

Secondo te come viene percepita la poesia dai giovani?

Credo che per i giovani, e non solo, rimanga ancora un’espressione di nicchia. Allo stesso tempo, penso che nell’ultimo periodo abbia anche trovato modo di riscattarsi. Sono diverse infatti le nuove generazioni che si dedicano e partecipano a gruppi di poesia. A ogni modo, credo rimanga, probabilmente per tanti, una modalità di testo difficile da comprendere. Spesso chi scrive poesie lo fa per sé stesso, senza la preoccupazione di trovare una scrittura estetica e comprensibile che possa raggiungere il lettore. Io, per esempio, non seguo una metrica o non realizzo delle rime estetiche, semplicemente butto giù quello che sento, a cui cerco di donare consistenza. Non sono “una studiata”, scrivo mossa da un impulso interiore, scrivo per rispondere a un mio bisogno. Ovviamente questo comporta l’impossibilità di essere compresa e apprezzata da tutti.

Che progetti hai per il futuro?

Sicuramente quello di studiare, da poco mi sono iscritta alla facoltà di Psicologia. È forte anche il desiderio di viaggiare, da poco sono rientrata da un memorabile viaggio in Irlanda, che ha mosso in me un forte desiderio di continuare a scoprire il mondo. Mi piacerebbe tanto poter approfondire anche lo studio delle lingue straniere. La scrittura continuerà a far parte della mia vita. La penna è già pronta a raccontare le emozioni di quest’ultima esperienza in mezzo alla straordinaria natura irlandese.

Lisa Berardi