“A febbraio 2021 sono entrata nella casa delle suore Francescane della Sacra Famiglia di Cesena e così è iniziato il mio cammino di spoliazione che si concluderà sabato con la mia prima professione religiosa”. Così ha raccontato suor Maria Anna Timoncini lo scorso 3 luglio durante un momento di preghiera comunitaria e testimonianza che ha preceduto la sua professione di fede, celebrata sabato scorso alla parrocchia di San Savino a Faenza, presieduta dal vescovo Mario.

Timoncini, 29 anni, aggiunge ancora “Sono arrivata a Cesena con la mia valigia piena di brillantini e cose rosa, piena di esperienze, di affetti e di modi di pensare. Sono state tante le cose che piano piano, nel corso di questi quattro anni, ho lascito e cambiato per l’esigenza di vivere e nutrire la mia relazione col Signore. Da uomo vecchio sono dovuta passare a uomo nuovo e ora inizia davvero una nuova alleanza con lui”.  Tante le cose che suor Maria Anna ci ha voluto raccontare. Dalle prime consapevolezze vocazionali, lo svolgersi del percorso fino alle emozioni che hanno preceduto la professione religiosa.

Intervista a sur Maria Anna Timoncini

anna timoncini

Com’è iniziato il tuo cammino presso le suore Francescane della Sacra Famiglia di Cesena? 

Il mio cammino presso le suore nasce da una vera e propria esigenza. Di ritorno da un periodo di missione in Africa sentivo di essere profondamente cambiata e sentivo che la mia vita stessa aveva bisogno di cambiamento. Tante le domande a cui cercavo di dare risposta e tante le iniziative spirituali proposte dalla pastorale vocazionale della Diocesi di Faenza-Modigliana che mi portavano a riconoscere la necessità di approfondire la mia relazione con il Signore. Grazie a queste proposte ho conosciuto suor Nadia, con lei è iniziato un bel percorso di confronto e di accompagnamento spirituale. Nel 2020 la provvidenza ha voluto che mi venisse proposto il servizio civile a Modigliana dove alcune suore avevano casa e così, nel mese di luglio ho cominciato a vivere con loro. Durante quel periodo ho fatto esperienza di donne innamorate del Signore, per cui Dio era centro di ogni cosa. Ecco, questo tipo di vita iniziava ad attrarmi e sentivo di voler essere come loro. Sono cresciuta nel chiostro della Parrocchia della B.V. del Paradiso, il Signore c’era, ma era sempre stato marginale alle tante cose della mia vita. Nel 2020 mi accorgo che più stavo con queste suore, più questo germoglio d’amore e di desiderio di stare e innamorami come loro di Dio cresceva. Mi sono messa in ascolto e piano piano, nel febbraio del 2021, è iniziato il mio percorso presso le suore della Sacra Famiglia di Cesena. 

Questi anni trascorsi presso il convento delle suore francescane di Cesena in che modo ti hanno fatto crescere? 

Le suore mi hanno condotto a una crescita a 360°. La crescita mi ha investita tutta: a livello spirituale, morale, psicologico, relazionale, personale e fisico. Poter aggiungere all’educazione della mia famiglia quella di queste suore è stato un grande privilegio e io di questo sono grata. Sono stata educata sull’utilizzo delle cose più semplici, come l’uso del telefono; ho imparato poi a vivere relazioni vere, dialogo con l’altro, per poi raggiungere il dialogo e l’ascolto del Signore. 

Quali sono stati i momenti di gioia e quali quelli di difficoltà durante questi quattro anni di cammino?

Ovviamente, come in ogni famiglia, di momenti di gioia ce ne sono stati tantissimi, ma non nascondo anche quelli di difficoltà. La più grande gioia di cui faccio quotidianamente esperienza è continuare a sentirmi chiamata dal Signore e dalla familiarità che ogni giorno si costruisce con lui e con le sorelle della comunità; altro motivo di gioia è stato ed è per me vedermi crescere nel Signore, accompagnata da lui e dalla mano della comunità. Dall’altro canto, la difficoltà risiede nel sentirsi sempre degni di rispondere alla Sua chiamata e alla vita di fraternità che, sicuramente, tocca di più la nostra parte sensibile e interiore. 

In cosa ha consistito il tuo percorso presso la casa di Cesena? 

È stato un tempo privilegiato, tutto dedicato alla mia formazione, in cui mi è stato chiesto di dedicare tempo alla preghiera, alla meditazione, al rapporto con Dio e con la fraternità. Non è tanto tempo di studio, quanto più di conoscenza e approfondimento della vita da consacrata, della vita fraterna e di conoscenza della Parola. È un tempo di preservazione, che non ti espone a servizi all’interno della diocesi. Credo che un periodo di questo tipo sia molto importante in un tempo iniziale: ti permette di delineare e porre fondamenta certe in rapporto con Dio, per poi essere capaci dopo di offrirsi totalmente. 

foto di gruppo anna timoncini

Come ti sei preparata a compiere questo passo importante della Professione di Fede? 

Con la preghiera e il dialogo costante con il Signore. Ovviamente non è mancato l’affidarmi a tutto il tessuto delle sorelle della nostra famiglia, della mia comunità e alla madre formatrice. Altro momento importante di preparazione è stata la lettura e rilettura del rito stesso della consacrazione. Non è mancata poi una preparazione pratica, quindi la prima prova degli abiti, del velo, la scelta dei canti e la gestione del coro, la preparazione dei libretti per la messa e tante altre cose. 

Quali emozioni hai provato durante i giorni precedenti la Professione di Fede?

Un mix di emozioni: dal desiderio alla gioia, per poi passare al timore e al senso di inadeguatezza. C’era tanto desiderio di iniziare un nuovo percorso, una nuova alleanza col Signore. C’era anche tanta gioia della chiamata, di cui, ad oggi, posso dire essere la cosa più bella del mondo. C’era però anche paura, timore cioè per il passo importante e per non sentirmene sempre all’altezza. Se devo essere del tutto sincera, ho vissuto anche un po’ la “sindrome dell’abbandono” dalla mia madre formatrice, sono quattro anni che cammino con lei e l’idea di lasciarla mi preoccupa. 

anna timoncini con vescovo

Che valore hanno per te le realtà di servizio di cui le suore si occupano e con cui ti sei interfacciata in questi anni? 

Le proposte di servizio di cui si occupano le suore sono diverse, tutte figlie di “Il Pellicano” associazione di Promozione Sociale, tra cui: “Il cantiere 411” centro educativo e post-scuola per ragazzi; “Il binario” occupato con ragazzi sospesi e “Mondo missioni” occupato nelle adozioni a distanza. Il valore di tutte queste realtà è per me totalizzante. Il Signore mi ha chiamato all’interno di questa famiglia religiosa che ha questi servizi e per me hanno davvero il valore della vita. Mi sento chiamata dal Signore a vivere pienamente, secondo la mia vocazione, tutte queste realtà di cui le suore si prendono cura. 

Quali progetti hai per i prossimi mesi?

Bella domanda! Per quanto riguarda quest’estate il progetto è quello di vivere l’accoglienza di gruppi, famiglie, giovani e singoli presso la casa “La Roccia” che abbiamo a La Verna. Da settembre si vedrà cosa il Signore ha in serbo per me, vedremo in quale comunità sarò chiamata a vivere e quali studi dovrò approfondire, per il momento mi godo questa bella e rinnovata relazione con Dio.

Lisa Berardi