Ci sono dei sentieri della vita e dell’arte che si intrecciano, si intersecano e fanno fiorire molte valli in diverse direzioni perché portano lontano dei semi, che producono nuovi paesaggi. Pensate, cari lettori, agli scopritori di nuovi mondi che trovavano nuove piante, dalle più comuni come patate e pomodori, agli alberi maestosi, poi li portavano in giardini botanici e da questi, dopo necessari adattamenti, si diffondevano in molti orti e giardini, così che il mondo è diventato diffuso di novità e piacevolezze, contaminato e mescolato in senso positivo.
Allo stesso modo il seme di Roberto Longhi, noto al grande pubblico per la riscoperta dell’adorato Caravaggio, un tempo semi sconosciuto, è passato tra gli altri a Carlo Volpe, scopritore della così detta scuola giottesca riminese e dei suoi valori. Anna Tambini, allieva di Carlo Volpe a Bologna, ha studiato proprio una serie di affreschi senza dubbio dimenticati della scuola giottesca riminese. presenti a due passi da noi, nella antica Pieve di San Pietro in Sylvis di Bagnacavallo. Nella visione di quell’abside il rosso del mattone dei pilastri dell’aula accende la dolcezza di quei tenui colori nella Crocifissione e i manti che rendono imponenti gli Apostoli, dipinti secoli dopo l’edificazione di quelle antiche mura. Sono gli affreschi del Maestro di San Pietro in Sylvis. Giotto a Bagnacavallo? Si, parte del grande Genio si è posato su Pietro da Rimini, ma lo scolaro sviluppa un suo linguaggio con tocchi non di semplice allievo ma da maestro, facendosi più imponente: quegli apostoli sono quasi delle colonne. Un vero tesoro che è stato restituito alla nostra maggiore comprensione.
Dunque passa da quel sentiero di ricerca l’avventura intellettuale di Anna, studiosa rigorosa e non semplice compilatrice, che è divenuta in breve la maggiore esperta della pittura faentina e romagnola del Medioevo ma anche del Rinascimento, con puntate anche in epoca barocca.
Si tratta appunto di sentieri non percorsi e di valli di ricerca non esplorate che Anna ha fatto fiorire, sempre con estrema semplicità, con un sorriso umile, con distinzione mai affettata, tuttavia con una autorità estremamente competente.
Mettere in luce autori considerati “minori” ma che portavano sul territorio le novità delle grandi scuole non è impresa facile, ma filtra senza dubbio una storia molto complessa di influenze della nostra penisola e in particolare della Romagna, che ha subito i venti che spiravano da Firenze come da Venezia, da Bologna come da Roma o Milano.
Pur avendo ricevuto alcuni riconoscimenti, tra cui quello di Faentina lontana, non è mai esplosa come avrebbe meritato, sia perché era di carattere schivo, sia perché la genialità per qualcuno è sempre ingombrante. La malattia l’aveva costretta al silenzio, ma le oltre cento pubblicazioni parlano di lei come un gran dono di Dio, come un fiore prezioso che ora farà la sua figura nel suo Regno.
mons. Mariano Faccani Pignatelli
già direttore Museo Diocesano di Faenza














