Faenza ha sfiorato l’ennesima emergenza alluvione nella notte tra il 14 e il 15 marzo 2025. Il maltempo che ha investito l’Emilia-Romagna ha portato piogge intense sui bacini appenninici, con precipitazioni che hanno raggiunto picchi di 70 mm in sei ore nelle zone più colpite. Il fiume Lamone, ancora una volta, ha mostrato tutti i suoi limiti nel contenere le acque, avvicinandosi pericolosamente alla tracimazione. Il geologo Paride Antolini, commentando i dati raccolti da Arpae, sottolinea come non si sia trattato di un evento eccezionale dal punto di vista meteorologico, eppure il sistema idrografico del territorio non è stato in grado di gestire adeguatamente il flusso delle acque.

I dati Arpae e la fragilità del territorio

Le rilevazioni Arpae indicano che tra la notte del 13 e il mattino del 14 marzo, circa sei ore, sono caduti tra i 30 e i 70 mm di pioggia in diverse zone dell’alto bacino del Lamone, con le precipitazioni più intense concentrate tra le 5 e le 11 del mattino del 14 marzo. Nonostante i livelli di pioggia non siano stati da record, la risposta del territorio è stata allarmante: il deflusso delle acque è stato rapidissimo e i fiumi si sono riempiti fino a pochi centimetri dalla tracimazione. Antolini evidenzia come le colline e le montagne della Romagna non siano più in grado di trattenere e rallentare l’acqua nei fossi, nei torrenti e nei ruscelli. Questo ha creato flussi d’acqua sempre più veloci e impetuosi, che si sono riversati nelle zone di fondovalle con grande rapidità. Inoltre, il dissesto idrogeologico del territorio ha contribuito ad accelerare ulteriormente il processo.

Una fortuna insperata: argini vecchi ma resistenti

“Siamo stati fortunati che nessuna porzione di argine sia crollata, considerando la loro età e fragilità”, afferma Antolini. Il geologo mette in guardia sulla necessità di interventi strutturali più incisivi, al di là delle semplici operazioni di manutenzione ordinaria: “Non possiamo limitarci alla pulizia degli alvei o a interventi superficiali. Serve un piano di gestione del rischio idraulico molto più ampio e incisivo”.

Dare più spazio ai fiumi: la soluzione necessaria

“Siamo stati fortunati ad ever avuto il Bacino del Marzeno meno interessato dalle precipitazioni rispetto ai bacini immediatamente a nord”. La conclusione del geologo è chiara: il Lamone e gli altri corsi d’acqua della Romagna hanno bisogno di maggior spazio per contenere le piene. Il territorio deve essere messo nelle condizioni di assorbire e rallentare il deflusso dell’acqua, altrimenti ogni evento meteorologico intenso – anche se non eccezionale – rischierà di trasformarsi in una nuova emergenza. “Continuerò a dirlo finché avrò fiato: servono interventi seri e strutturali. Non possiamo permetterci di affrontare ogni alluvione con la sola speranza che vada bene”. Faenza, questa volta, è stata graziata. Ma per quanto ancora sarà così?

Sul tema del rallentamento dei flussi d’acqua a monte, riportiamo nuovamente qui un’intervista alla proposta di Giuseppe Giraldi relativa alla Vallata del Lamone.