Un pellegrinaggio di fede e speranza ha condotto oltre 500 fedeli della Diocesi di Faenza-Modigliana a Roma per partecipare al Giubileo della Speranza. Tre giorni intensi, dal 24 al 26 marzo, vissuti nella preghiera, nella condivisione e nella riflessione spirituale, culminati con la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di San Pietro, presieduta dal vescovo monsignor Mario Toso. Nel cuore della cristianità, i pellegrini hanno varcato la Porta Santa, gesto simbolico che richiama il passaggio a una vita nuova in Cristo. “Abbiamo portato con noi le nostre fatiche, le nostre speranze e le nostre paure, ma solo in Cristo troviamo il vero compimento delle nostre aspirazioni”, ha affermato monsignor Toso durante l’omelia.

Il vescovo ha esortato i fedeli a non riporre le proprie speranze nelle certezze effimere del mondo, ma a guardare a Gesù, “l’unica vera speranza che supera ogni umana attesa”. Ha ricordato l’importanza dell’evangelizzazione sociale, della giustizia, della pace e della cura per i più poveri, sottolineando come il Vangelo debba essere incarnato nella vita quotidiana per costruire il Regno di Dio. “Il vivere bene, la giustizia sociale, la fraternità fra i popoli e fra di noi – ha detto -, il dono di noi stessi che ci rende più liberi, meno schiavi del nostro piccolo io, l’educazione al rifiuto della violenza come strumento di risoluzione dei conflitti, la cura amorevole dei poveri, l’impegno per un’ecologia integrale, per la pace, per una democrazia a più alta intensità, la riduzione dei debiti esteri ed ecologici (abbiamo dei debiti anche nei confronti degli alluvionati delle nostre terre), tutto questo, ma sopra a ogni cosa l’annuncio e la testimonianza di Gesù Cristo, redentore di ogni uomo, di tutto l’uomo, contribuiscono a instaurare sulla terra il Regno di Dio”.

Uno degli aspetti centrali del suo discorso è stato il richiamo alla necessità di una nuova evangelizzazione, capace di dialogare con la cultura contemporanea e di coinvolgere le giovani generazioni. “Non possiamo chiudere le porte a Cristo, sarebbe una disgrazia se la nostra Romagna diventasse indifferente al suo amore”, ha ammonito il presule, invitando le comunità ecclesiali a un rinnovato impegno missionario.

Nel contesto del cammino sinodale, monsignor Toso ha riconosciuto le sfide poste dalla scristianizzazione e dalla trasformazione della società, ma ha ribadito che “il cristianesimo vive e non tramonta mai”. Ha poi citato figure di santi e testimoni della fede, da sant’Apollinare a sant’Antonio di Padova, come esempi di ardente missionarietà a cui ispirarsi. “Non possiamo dimenticare – riferendosi alla nostra Diocesi – anche figure di testimoni come il vescovo Costanzo, nel 313 Vescovo di Faenza, e Carlo Zucchini, che tanto operò per la presenza dei cattolici nel Novecento. Siamo chiamati a una nuova evangelizzazione, a dissodare il terreno, a seminare la speranza nei solchi della storia. Come Abramo dobbiamo essere convinti che il Signore manterrà le sue promesse. Siamo coscienti che, forse, non avremo il tempo di vederne la realizzazione”.

L’omelia si è conclusa con un forte appello alla speranza: “Lasciamoci afferrare da Cristo. Speriamo contro ogni speranza. Lui è vicino alle nostre vite e alle nostre comunità”. Un pensiero speciale è stato rivolto a papa Francesco, recentemente tornato dall’ospedale, con una preghiera affinché il Signore lo sostenga nel suo ministero.

Il pellegrinaggio giubilare ha rappresentato un momento di profonda comunione e rinnovata consapevolezza del cammino di fede. Ora, il compito dei pellegrini è riportare nelle proprie comunità l’entusiasmo e la speranza vissuti in questi giorni straordinari, testimoniando con forza il messaggio di Cristo nel quotidiano.

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